Parigi. Partenza dallo Stade de France, quindi tappa ai caffè del 10° e dell'11° arrondissement, per finire al teatro Bataclan, dove sono stati letti i 90 nomi delle vittime, tra cui quello della giovene italiana Valeria Solesin. A due anni dagli attentati dell'Isis del 13 novembre 2015, che fecero 130 morti e oltre 400 feriti, il presidente della Repubblica francese Emmanuele Macron ripercorre le tappe di quella carneficina.

A due anni dagli attacchi plurimi che sconvolsero la Ville Lumière e l'Europa, continua il silenzio di Salah Abdeslam, l'unico terrorista sopravvissuto e catturato, il cui ruolo nel commando omicida resta a tutt'oggi un mistero.

Il mutismo di Salah Abdeslam

La sera di venerdì 13 novembre 2015, tre gruppi di terroristi armati si misero in azione a Parigi per colpire almeno sei posizioni diverse. 

Salah Abdeslam, 28 anni, piccolo criminale trasformato in jihadista, dopo l'assalto al Bataclan buttò in un cestino la sua cintura esplosiva e fuggì. Ancora oggi gli inquirenti francesi non sanno se ha cambiato idea all'ultimo momento e ha scelto di non farsi saltare in aria - come ha detto agli amici - o se il dispositivo era difettoso.

Cinque giorni dopo, in un raid in un appartamento nel quartiere parigino di St-Denis, sono stati uccisi Abdelhamid Abaaoud, l'uomo che si crede abbia coordinato gli attacchi, e altre due persone. Salah Abdeslam è fuggito. La sua fuga è proseguita per quattro mesi, fino all'arresto in Belgio, a Molenbeek-Saint-Jean, cittadina dove un tempo gestiva un bar con il fratello Brahim, uno dei terroristi suicidi di Parigi.

Salah Abdeslam continua a rifiutarsi di parlare con gli investigatori circa il suo ruolo negli attentati. È noto comunque che abbia svolto un ruolo logistico vitale nella pianificazione dell'operazione, affittando automobili e appartamenti per i jihadisti e aiutando alcuni di loro a raggiungere l'Europa. 

Le zone d'ombra delle indagini

Oltre all'unico sopravvissuto al commando del Bataclan, Salah Abdeslam, in carcere c'è una quindicina di sospettati, detenuti tra la Francia, il Belgio e la Tunisia. Ma come ha ammesso il procuratore di Parigi François Moulin, ci sono ancora "zone d'ombra" nell'inchiesta sugli attentati del 13 novembre 2015. La speranza è che possano essere chiarite dagli arresti di jihadisti nelle zone di combattimento tra Iraq e Siria. 

Le famiglie delle vittime sono intanto ansiose di vedere in tribunale Salah Abdeslam, ma i suoi avvocati difensori lo hanno abbandonato, convinti che "non parlerà" e che il suo silenzio renda quindi impossibile difenderlo. 

Abdeslam si è offerto di comparire nel suo processo a suo carico in programma in Belgio tra il 18 e il 22 dicembre, ma il tribunale di Parigi deve ancora decidere se concedere la possibilità di trasferirlo temporaneamente a Bruxelles. I famigliari delle vittime temono che sia un tentativo di fuggire dalle autorità francesi

La data per il processo di Abdeslam in Francia deve essere ancora stabilita. 

Il ricordo di Valeria Solesin

Il nome di Valeria Solesin, ricercatrice veneziana morta nell'attentato del Bataclan, è scorso tra i 90 nomi di vittime, scanditi davanti alla sala concerti parigina nella cerimonia di commemorazione a due anni dalla strage.

Dopo i quattro minuti di nomi e cognomi, è calato un minuto di silenzio. Sul posto Emmanuel Macron, la sindaca di Parigi Anne Hidalgo, l'ex presidente François Hollande, amici e parenti delle vittime, gli Eagles of Death Metal, che si esibivano al Bataclan nella notte del massacro.

La mamma di Valeria Solesin, Luciana Milani, è invece al cimitero di Venezia, dove guarda la lapide dove è stato apposto un sole, che simboleggia il carattere solare della figlia deceduta due anni fa. "Oggi, nel secondo anniversario della sua morte, credo di non aver null'altro da dire su di lei", ha affermato all'Ansa. "Il nostro messaggio lo abbiamo mandato e vogliamo che in questa giornata ci sia concesso di restare solo nel silenzio e nel dolore".


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