Elezioni regionali 2015: i 10 insegnamenti
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Elezioni regionali 2015: i 10 insegnamenti
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Elezioni regionali 2015: i 10 insegnamenti

Uniti (nel centrodestra) si vince e divisi (nel centrosinistra) si perde. E ancora: la vittoria del "partito dell'astensione" e la forza del M5S

È fatta. 5 a 2 per il Pd: Campania, Puglia, Umbria, Toscana e Marche al Partito Democratico. Veneto alla Lega Nord e Liguria a Forza Italia. Concluso lo spoglio delle schede ecco quali sono i 10 insegnamenti da trarre da queste elezioni regionali 2015.

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1 - Uniti si vince

Uniti si vince, o almeno si limitano le perdite. Insegnamento che vale a destra come a sinistra. Lo dimostrano i risultati dell’Umbria non più solo rossa, dove il centrodestra unito sfiora il colpo grosso di strappare il governatorato, e della Liguria dove prevale il candidato di Berlusconi, Giovanni Toti, e vale anche l’insegnamento opposto e speculare, cioè…

2 - Divisi si perde

... Divisi si perde. Perde la sinistra in Liguria, ma anche la destra in Puglia, dove i transfughi fittiani sottraggono ai moderati la chance di un risultato almeno decente contro un candidato forte come l’ex magistrato Emiliano. La vittoria di quest’ultimo insegna però anche altro...

3 - Matteo Renzi non è più invincibile

... ovvero che Renzi non è più invincibile. Strano a dirsi con riferimento a una vittoria, quella in Puglia. Ma la realtà è che Emiliano è così poco un candidato renziano da aver aperto ai 5 Stelle e essersi augurato buoni risultati per loro. Una spina nel fianco di Matteo forse più di quanto non lo siano i frondisti liguri della sinistra interna che hanno ottenuto solo di non far vincere la candidata di Renzi, la Paita. Ne consegue che Renzi dovrà scegliere se proseguire nella sua azione riformatrice o cercare di recuperare a sinistra. In ogni caso gli sarà più difficile governare (e arrivare in fondo alla legislatura).

4 - Il centrodestra unito resiste

Il centrodestra (r)esiste. Sembrava stritolato fra l’azione moderata del premier Matteo Renzi, andato allo scontro con la Cgil e con vasti settori della pubblica amministrazione dagli insegnanti ai dirigenti passando per i magistrati, e quella ribellista e protestataria del M5S. Invece, unito continua a essere la principale alternativa al centrosinistra del PdR (il Partito di Renzi).

5 - Partito dell'Astensione: il primo in Italia

Il primo partito è il PdA, il Partito dell’Astensione. Un italiano su due non ha votato. Conta relativamente che si votasse un giorno solo e non anche lunedì come nel 2010, o che fosse ponte e una bella giornata di sole. La verità è che la disaffezione produce anche la scelta consapevole di disertare le urne da parte dei delusi di destra e sinistra. In Veneto, per esempio, la Cgil aveva apertamente invitato all’astensione e Zaia, il governatore leghista uscente appoggiato da tutto il centrodestra, ha superato il 50 per cento. L’astensione è un “voto” come un altro.

6 - Il bivio del Centrodestra

Il centrodestra è a un bivio. La Lega di Salvini sfonda nelle regioni del Centro-Nord, ma continua a essere irrilevante nel Mezzogiorno. Per il leader della Lega il voto alle Regionali è un trionfo, che però gli impone nuove scelte. Assisteremo adesso a una trasformazione antropologica di Salvini che manterrà il nocciolo del suo messaggio “estremista”, ma adottando toni sempre più rassicuranti? E la Lega accetterà anche, pur di conquistare una prospettiva di governo, di sostenere nelle prossime tornate elettorali candidati non propri per raccogliere consenso al centro? E che cosa farà Alfano? Si svincolerà dall’abbraccio governativo per tornare all’opposizione in vista di un accordo necessario con Berlusconi e Salvini? E sarà accolto come un figliol prodigo?

7 - Berlusconi è determinante

Berlusconi è vivo e determinante. Il Cavaliere ne ha passate di tutti i colori. La magistratura è riuscita finalmente a consegnarlo ai servizi sociali per svariati mesi, lo ha reso incandidabile, gli ha imposto un lungo silenzio, intorno a lui in molti hanno approfittato per aprire una partita interna a Forza Italia e al Centrodestra. Ma appena Berlusconi è sceso di nuovo in campagna elettorale, ha sprigionato la solita forza trascinante dimostrando che nonostante tutto conta almeno il 10 per cento e può fare la differenza.

8 - Movimento 5 Stelle: partito vero

I 5 Stelle sono un partito vero. Invece di sfarinarsi, sventrati dalla inesperienza istituzionale, dalle lotte intestine, dal rapporto difficile con un leader extra-parlamentare e con la novità di un governo che si propone come apertamente riformatore, i grillini si sono consolidati e rappresentano una realtà con cui fare i conti nello scenario politico in vista delle prossime politiche. Costituiscono un pungolo non soltanto per l’opposizione di centrodestra ma anche per la sinistra di governo. Se conquistassero Palazzo Chigi le loro idee confuse e anacronistiche provocherebbero un danno paragonabile a quello già fatto da Tsipras ai greci. Ma l’anima dei Di Maio è diversa, più costruttiva di quella dei Di Battista. Un’opposizione da non sottovalutare, almeno come catalizzatrice di cambiamenti. E chissà, aperta in futuro alle alleanze.

9 - La sinistra esiste ancora

La Sinistra esiste ancora. Quella fronda interna al Pd, in parte anche fuoriuscita (vedi Pippo Civati) che è rappresentata dai Bersani e dai Cofferati, dalla Cgil e dai Fassina, non è stata spazzata via da Renzi e può ancora bloccare la “rottamazione” di Matteo. È una sinistra che comprende parte del Pd, frange rosse di Sel, ex Verdi, Rifondazione. Una sinistra radicata in blocchi sociali naturalmente conservatori. I post-comunisti hanno ancora un peso.

10 - L'assenza dei giovani

I giovani disertano il voto. È probabile che questa disaffezione emerga nelle analisi delle prossime ore. Sono soprattutto gli anziani a essere andati a votare. La disaffezione colpisce di più i giovani, li porta a esprimere il dissenso attraverso l’astensione. Insomma, lo scontro generazionale prende la forma del non-voto. Chi riuscirà a proporre una ricetta che soddisfi gli “invisibili” under 30?   

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