Stipendi dei manager pubblici, i conti non tornano
Matteo Renzi alla Camera (credits: Maurizio Brambatti/Ansa)
Stipendi dei manager pubblici, i conti non tornano
Economia

Stipendi dei manager pubblici, i conti non tornano

Dal taglio delle buste paga dei dirigenti Matteo Renzi vorrebbe ricavare 500 milioni. Ma potrebbe fermarsi a meno della metà.

Tra le voci di copertura al piano di riforme di Matteo Renzi c’è anche lei, la chimera inseguita (quasi sempre invano) da tre degli ultimi quattro governi: il taglio delle retribuzioni più alte per i manager della pubblica amministrazione. Voce dalla quale il premier immagina di recuperare 500 milioni "abbassando il tetto massimo degli stipendi lordi a quanto guadagna il presidente della Repubblica", ossia circa 250 mila euro l’anno.

Possibile? Le fredde cifre e la storia recente inviterebbero a una certa prudenza. Nel 2010 il governo Berlusconi aveva imposto un taglio rispettivamente del 5 per cento e del 10 per cento agli stipendi pubblici superiori ai 90 mila e ai 150 mila euro. Ma dopo migliaia di ricorsi al Tar da parte dei colpiti, con sentenze di diverso orientamento, fu la Corte costituzionale a mettere una pietra tombale sul provvedimento, giudicato nel 2012 incostituzionale perché discriminatorio.

Proprio nel marzo di quell’anno la stessa pioggia di appelli, unita alle resistenze dell’apparato (meno della metà delle amministrazioni interpellate misero i loro dati a disposizione dell’esecutivo), frenò un analogo tentativo del governo Monti, che nel decreto Salva Italia abbassava l’asticella dell’emolumen- to massimo a quanto percepito dal primo presidente della Cassazione, vale a dire 291mila euro annui. Ma c’è di più: secondo uno studio dell’economista Roberto Perotti, per risparmiare 800 milioni occorrerebbe una riduzione media del 20 per cento degli stipendi dei dirigenti apicali e del 15 per cento di tutti gli altri, insieme a un taglio deciso di quelli dei manager delle società partecipate, ai quali però Renzi non ha fatto cenno.

Difficile dunque che, così com’è, la sforbiciata arrivi a farne incassare 500. Anzi. Ipotizzando anche che tutti i 6 mila alti burocrati italiani vadano incontro alla massima riduzione prevista, risulterebbe un risparmio tra i 240 e i 260 milioni di euro. Per di più a rischio, anch’esso, di futura bocciatura da parte della Consulta.

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