Perché Draghi non ha tagliato i tassi di interesse
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Perché Draghi non ha tagliato i tassi di interesse
Economia

Perché Draghi non ha tagliato i tassi di interesse

Il Consiglio direttivo ha ritenuto che non ci fossero motivi per muoversi. La politica monetaria della Bce resta espansiva con tassi allo 0,25% o più bassi per un periodo prolungato di tempo e non cambierà

Sui conti pubblici l'Italia non deve sprecare quanto già fatto in passato, a costo di "tanti sacrifici e dolore" perchè "sarebbe un disastro". È questo il messaggio di Mario Draghi, presidente della Bce, all'Italia ma anche a Germania e Francia che ieri sono stati oggetto di raccomandazioni particolarmente pressanti, sugli squilibri macroeconomici che presentano, da parte della Commissione europea. Che senso avrebbe, chiede Draghi, "tornare indietro e sprecare tutto il capitale umano e politico investito in questi sforzi"?

È necessario poi continuare con le riforme perchè "problemi strutturali si risolvono solo con riforme strutturali", e riportare il rapporto debito/pil su una traiettoria discendente. Intanto, il Consiglio direttivo della Bce ha deciso di non decidere niente oggi, lasciando invariato il tasso di riferimento allo 0,25% (minimo storico in vigore dal novembre scorso) e senza alcuna nuova misura non convenzionale. Molte restano, tuttavia, sul tavolo dell'Eurotower, soprattutto quelle relative allo sblocco dei flussi di credito all'economia che, comunque, mostrano segnali di miglioramento, anche in Italia e Spagna.

Tra le misure prese in considerazione, la rivitalizzazione del mercato degli Abs, nuove aste a lungo termine condizionate all'effettivo finanziamento dell'economia reale e un vero e proprio "Quantitative Easing" mentre sembra essere passata in secondo piano la possibilita' di uno stop alla sterilizzazione dei titoli di Stato acquistati tra il 2010 e il 2012 che varrebbe 170-180 miliardi in ulteriore liquidità ma con effetti temporali brevi, "inferiori a un anno". Per tutte le misure ancora sul tavolo, "ci vuole ancora tempo - ha detto Draghi - perchè non sono semplici e necessitano di modifiche regolamentari e legali". I segnali che, dal mese scorso, sono giunti dalla congiuntura dell'Eurozona sono stati nel complesso "positivi", come il restringimento del divario tra Germania da un lato, Italia e Spagna dall'altro in termini di fiducia dei consumatori e, in generale, il Consiglio direttivo ha ritenuto che non ci fossero motivi, nè a livello di prospettive di inflazione nè di tassi di mercato, per muoversi.

La politica monetaria della Bce resta espansiva con tassi confermati a questi livelli o più bassi per un periodo prolungato di tempo e non cambierà, e su questo c'è un'ampia maggioranza in Cosniglio, "anche di fronte a un miglioramento" congiunturale perchè l''output gap', le capacità ancora inutilizzate, sono ampie e il recupero è molto lento.

(RADIOCOR)

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