Martin Luther King e lo spot Telecom Italia
Martin Luther King e lo spot Telecom Italia
Economia

Martin Luther King e lo spot Telecom Italia

Per due settimane in tv ora continua sui social network e youtube. Esperimento coraggioso, dopo Gandhi. Riuscito, però, a metà

È appena terminata la campagna pubblicitaria di Telecom Italia sul tema di “I have a dream” di Martin Luther King. In televisione per solo due settimane continua ora sui social network e youtube.

Sono passati nove anni dalla messa in onda del famoso spot di Gandhi e Telecom ci riprova.
Con questo cambio di tema narrativo rompe la consuetudine degli spot odierni delle compagnie telefoniche basate sulle gag comiche.
Tanto forte è la consuetudine dell’approccio umoristico che spesso ci ricordiamo dell’orso che parla come Abantantuono o di Aldo, Giovanni e Giacomo artisti, piuttosto che del brand della compagnia che promuove i propri servizi.

L’esperimento di Telecom però è riuscito a metà.
La scelta di confrontare la propria azienda, per definizione profit, con un grande leader che fu assassinato per difendere i propri ideali è molto coraggiosa e difficile.
Basta leggere i commenti degli utenti di youtube nel canale ufficiale di Telecom per comprendere come il messaggio possa venire interpretato dal pubblico in maniera diversa dalle intenzioni di chi ha pensato questo spot.

Lo stile narrativo è quello cinematografico e la scelta di mandarlo in onda per due settimane è coerente con questo stile. In questo modo non si cade nel fenomeno del tormentone, sempre utile nella pubblicità, in questo caso fuori luogo.
Ritmo adeguato, story board ottimo e fotografia eccezionale.

La scelta di non mettere una colonna sonora musicale (elemento determinante e vincente nello spot di Gandhi) per lasciare spazio a commenti e rumori di sottofondo è controproducente al messaggio che si vuole dare. L’intenzione era infatti di sottolineare la connessione e il contatto con gli altri ma il rumore di fondo contribuisce all’idea di un’iperconnessione che crea confusione.

Inoltre il claim “Comunicare, connettersi, vivere” oltre a non avere un gran senso non si collega facilmente a quello che si vede durante lo spot.

Probabilmente una rivisitazione dello spot di Gandhi, molto più bello, coerente ed efficace,  sarebbe stata una scelta più riuscita

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