Guerra valutaria, è uno spauracchio. Almeno per ora.
Guerra valutaria, è uno spauracchio. Almeno per ora.
Economia

Guerra valutaria, è uno spauracchio. Almeno per ora.

“Il banco vince sempre… A meno che, quando si presenta la mano giusta, non scommetti il massimo e te lo porti via tu il banco!”. Parola di Danny Ocean, alias George Clooney, truffatore incallito alle prese con il colpo della …Leggi tutto

“Il banco vince sempre… A meno che, quando si presenta la mano giusta, non scommetti il massimo e te lo porti via tu il banco!”. Parola di Danny Ocean, alias George Clooney, truffatore incallito alle prese con il colpo della vita in “Ocean’s Eleven – Fate il vostro gioco”, remake dal cast faraonico (e basta!) di “Colpo grosso” del 1960. Cosa c’entra? C’entra! Perché lo spauracchio della guerra valutaria paventato dalla Bundesbank per bocca del suo capo Jens Weidmann all’indomani della decisione del governo di Tokyo di optare per una svalutazione forzata dello yen semmai si verificasse farebbe perdere tutti. Ma proprio tutti.

Motivo? Il commercio mondiale andrebbe a gambe all’aria, o quasi. Ma cos’è la guerra valutaria? È il tentativo di più Paesi di ottenere un tasso di cambio più basso per la propria moneta. Con un obiettivo ovvio: rendere più competitive le proprie merci e dare una spinta decisa alle esportazioni. Si raggiunge con il quantitative easing, ossia con la stampa ex novo di soldi, tanti soldi, e la loro iniezione massiccia nel sistema economico e finanziario. Peccato che se tutti vogliono esportare e nessuno ha poi i soldi per importare le merci resterebbero lì dove sono. E dunque il rischio paralisi sarebbe assicurato.

Ma state tranquilli: siamo lontani da simili scenari apocalittici! Almeno per ora. E poi: se il Giappone fallisse sarebbe peggio per tutti? Altra considerazione: prima di prendersela con i giapponesi non sarebbe il caso di dare una occhiata in casa nostra? Siamo sicuri che tutto il male viene per nuocere?

Ora l’euro ha sfondato quota 1,36 sul dollaro. Tanto. D’accordo. Era dalla fine del 2011 che non si arrivava a simili livelli. Ma fino a prova contraria l’apprezzamento della moneta unica è pure un segnale di maggiore propensione al rischio degli investitori. E dunque di un ritorno seppure timido di un atteggiamento meno scettico verso i mercati dopo anni di crisissima. Della serie: qualcosa di decente succede. Prendiamone atto.

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