Il Big Mac Index diventa interattivo
Il Big Mac Index diventa interattivo
Economia

Il Big Mac Index diventa interattivo

Alla scoperta di come il Pil pro capite influenza gli andamenti delle valute di tutto il mondo

Anche per il Big Mac non è facile rimanere al passo con i tempi. Questo non significa che sia giunto il momento di modificare la ricetta del panino più famoso del mondo, ma di trasformarlo in un Big Mac 2.0 sì.

The Economist lo utilizza dal 1986 per valutare, ogni anno, quali valute nel mondo sono sopravvalutate rispetto al dollaro . Qualche mese fa abbiamo raccontato di un economista di Princeton, Orley Ashenfelter, che lo ha usato per capire come e quando gli emergenti si sono arricchiti e quale è stato l'impatto della crisi sul benessere della popolazione globale. Oggi, invece, possiamo brindare alla nascita di un Big Mac Index di ultimissima generazione. Interattivo. In grado di monitorare gli andamenti delle valute di tutto il mondo rispetto al dollaro. Continuando ad utilizzare un unico, e semplicissimo, panino.

Per capire come funziona lo schema di The Economist è necessario fare qualche esempio. Procedendo con ordine. Lasciando il dollaro come valuta di riferimento e selezionando l'opzione "indice grezzo", raw in inglese, il prezzo del Big Mac nei vari paesi del mondo ci permette di capire quanto le singole valute siano o meno sopravvalutate rispetto a quella americana. Quindi se un Big Mac all'inizio del 2013 costava 4,37 dollari a Washington e 2,57 a Pechino, era immediato dedurre che lo yuan fosse svalutato del 41% rispetto al dollaro. Ecco quindi che nel grafico di riferimento è intuitivo identificare i paesi "blu" come nazioni le cui valute sono sopravvalutate rispetto a quella americana, mentre il contrario vale per i "rossi".

Stanchi di ricevere critiche da parte di chi ritiene che il Big Mac Index preveda qualcosa di ovvio, vale a dire che il Big Mac (come tanti altri prodotti) costi meno dove la forza lavoro è più economica, gli analisti di The Economist hanno proposto quest'anno un indice "aggiustato" per il Pil pro capite di ogni paese.

Immaginando che per la teoria della parità del potere d'acquisto nel lunghissimo periodo i tassi di cambio dovrebbero raggiungere un equilibrio tale da fare in modo che gli stessi beni possano essere acquistati allo stesso prezzo in qualsiasi nazione, gli analisti di The Economist hanno prima tracciato una linea, la line of best fit, visibile nel riquadro in calce alla mappa quando, nella modalità "aggiustata", si seleziona il paese di interesse con il mouse. Poi hanno calcolato quando il prezzo del Big Mac si discosta da questa linea, scoprendo che le monete più sopravvalutate si trovano in America del Sud. Le più svalutate in Asia. Guidate dal dollaro di Hong Kong, dalla rupia indiana e dallo yen giapponese più che dallo yuan cinese... La Repubblica popolare, infatti, insieme a Danimarca, Corea del Sud, Regno Unito, Australia, Messico, Polonia, Egitto, Malesia e Israele si trova tra i virtuosi. Vale a dire tra quelle nazioni in cui la parità del potere d'acquisto, almeno per quanto riguarda il Big Mac, è stata raggiunta.

E l'Italia? In questo grafico interattivo è inserita nell'Eurozona, e si piazza tra i sopravvalutati medi. Ma nell'analisi paese per paese è stata bocciata: nelle nazioni che stanno meglio, come Austria e Germania, il prezzo del panino più famoso del mondo è aumentato più o meno del 10%. In quelle più in crisi, come Grecia, Spagna, Irlanda, Portogallo e Italia, è crollato. Con un'unica eccezione. L'Italia appunto. Dove continua ad essere venduto pur costando il 20% in più.

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