Economia

Aumentare l’Iva? No grazie

Peggiorerebbe solo l'andamento dei consumi

L’andamento negativo dei consumi conferma la pesante pressione sui redditi delle famiglie. Il potere d’acquisto è in costante contrazione, penalizzato da fattori come l’aumento della pressione fiscale (al 45 per cento, +4 punti negli ultimi 18 mesi) o la crescita dei costi dei settori non sottoposti a concorrenza. Servono dunque azioni per contrastare la dinamica recessiva. Per questo non condividiamo la proposta della Confindustria di aumentare le aliquote Iva dal 4 al 6 e dal 10 al 12 per cento. L’intervento avrebbe effetti negativi sull’inflazione e quindi sulla domanda, sul pil e sul gettito fiscale.

Anche l’aumento di un punto percentuale dell’aliquota Iva del 21, programmato nel luglio 2013, inserito nella legge di stabilità varata dal governo, va scongiurato. Secondo le nostre stime, contribuirebbe a una crescita del costo della vita dello 0,6 per cento. All’aumento dei prezzi corrisponderebbe una contrazione dei consumi di 2 miliardi di euro, che si tradurrebbe in un calo di 1 miliardo di euro del gettito atteso per le casse statali. Consideriamo improponibile non solo l’aumento dell’Iva, ma in generale qualsiasi ulteriore tassazione dei consumi. Non crediamo che la soluzione ai problemi del Paese passi attraverso la diminuzione di una tassa e l’aumento di un’altra, oppure con l’invenzione di nuove forme di prelievo. È invece richiesta da parte del futuro governo la riduzione della spesa pubblica improduttiva e di quelle forme di finanziamento poco finalizzate o a pioggia che fino a oggi hanno caratterizzato l’operato della politica.

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