Come funziona il sussidio di disoccupazione "universale" che piace a Renzi
Ciro Fusco/Ansa
Come funziona il sussidio di disoccupazione "universale" che piace a Renzi
Economia

Come funziona il sussidio di disoccupazione "universale" che piace a Renzi

È una nuova Aspi, si rivolge ai precari assunti con un contratto di collaborazione a progetto o con una falsa partita iva a cui si propone di estendere gli ammortizzatori sociali

Un nuovo sussidio alla disoccupazione anche per i dipendenti precari, assunti con un contratto di semplice collaborazione. È uno dei progetti messi in cantiere dal governo Renzi, con la sua riforma del lavoro che verrà presentata verso metà marzo, prima del vertice italo-tedesco tra il premier italiano e la cancelliera tedesca Angela Merkel. L'idea è di far nascere una nuova Aspi (ribattezzata con l'acronimo Naspi), che sostituirà o affiancherà gli ammortizzatori sociali voluti nel 2012 dall'ex-ministro del welfare, Elsa Fornero.

LA ASPI DI ELSA FORNERO

Il progetto del governo consiste appunto nell'estendere le tutele per chi perde il posto anche alla folta platea dei precari, esclusi dai benefici della legge Fornero. Poco meno di due anni fa, la riforma del lavoro del governo Monti ha infatti creato l'Aspi (assicurazione sociale per l'impiego), cioè un nuovo sussidio “quasi-universale” alla disoccupazione, il cui ammontare dipende dall'ultimo stipendio percepito dal beneficiario. Nello specifico, l'indennità è pari al 75% della retribuzione, con un tetto massimo di 900-1.000 euro e una durata di 8 mesi (12 mesi per chi ha più di 50 anni di età e 14 mesi per gli ultra55enni). Quando entrerà a regime, cioè nel 2016, l'Aspi dovrebbe invece durare 12 mesi per tutti e 18 mesi per gli over 55.

ASPI: A CHI SPETTA IL SUSSIDIO

Per ottenere il sussidio della Fornero, tuttavia, occorre avere un'anzianità minima di carriera di due anni e aver versato almeno 12 mesi di contribuzione nel biennio precedente la perdita del posto di lavoro. Si tratta di requisiti abbastanza stringenti, che escludono da questo ammortizzatore sociale una folta platea di lavoratori precari, i quali possono però beneficiare (in parte) di un'altra indennità. Si chiama Mini-Aspi e spetta anche a chi era inquadrato con un contratto di assunzione a termine, purché abbia versato almeno 13 settimane di contributi, nei 12 mesi precedenti il periodo di disoccupazione. L'importo del sussidio è lo stesso previsto per l'Aspi ordinaria (75% della retribuzione) ma la durata è più breve: si estende cioè per un arco di tempo pari alla metà delle settimane di contribuzione versate nell'anno precedente. Esempio: un precario che ha 6 mesi di contributi alle spalle, è coperto per circa 3 mesi.

I NUOVI AMMORTIZZATORI SOCIALI

Sia la Aspi che la mini-Aspi, pur includendo un numero di persone leggermente più alto di quello coperto in precedenza dai vecchi sussidi alla disoccupazione, escludono dalle tutele una folta platea di lavoratori precari. Si tratta di quelli assunti con una collaborazione coordinata e continuativa o a progetto, a cui si aggiungono le cosiddette false partite iva , cioè gli impiegati che sulla carta sono classificati come lavoratori autonomi ma che, di fatto, lavorano per una sola azienda committente, alla quale sono legati da un forte vincolo di subordinazione. L'idea del governo Renzi è appunto quella di estendere la Nuova Aspi anche a queste categorie di precari, qualora abbiano alle spalle almeno 3 mesi di contribuzione versata. Per adesso, si parla di una indennità fino a 1.000-1.200 euro iniziali, della durata di almeno 6 mesi, con l'assegno che scende progressivamente a 700 euro, man mano che si protrae il periodo di disoccupazione. Nello stesso tempo, verrebbe estesa fino a due anni la copertura contro la perdita dell'impiego per chi oggi è assunto a tempo indeterminato e ha diritto all'Aspi ordinaria.

LE FALSE PARTITE IVA

Resta da capire quanti sono i precari che beneficeranno di questo provvedimento, che il governo sta mettendo in cantiere sulla base di un piano elaborato da Stefano Sacchi, docente e ricercatore del dipartimento di scienze sociali e politiche dell'Università Statale di Milano. Le prime stime in circolazione parlano di 1-1,2 milioni di lavoratori in più, coperti dalle nuove tutele, per un costo complessivo di 1,6 miliardi, che farebbe salire la spesa annua per gli ammortizzatori sociali da 7,2 a 8,8 miliardi . Il problema è però stabilire esattamente il numero di precari assunti con contratti ultraflessibili. Secondo i dati dell'Isfol (istituto di ricerca controllato dal Ministero del Lavoro), nel 2012 i collaboratori a progetto erano 676 mila, di cui 569mila (cioè l'84% circa) lavoravano in regime di mono-committenza, cioè per una sola azienda, più o meno con le stesse mansioni di un dipendente e con un forte vincolo di subordinazione.

Assegnando la Nuova Aspi anche a questa categoria di precari, finora esclusi dagli ammortizzatori sociali, resterebbe dunque spazio per tutelare altre 500-600mila persone, per arrivare alla cifra preventivata di 1-1,2 milioni. Tra i lavoratori tutelati, ci saranno probabilmente anche le cosiddette false partite iva, il cui numero è però difficilmente quantificabile a priori. Una stima elaborata nel 2006 dall'Isfol calcolava la presenza di almeno 300-400mila finti lavoratori autonomi, inquadrati come tali ma, di fatto, costretti a lavorare per una sola azienda. Queste rilevazioni risalgono però a 8 anni fa, prima che arrivasse la crisi economica. Non è escluso, dunque, che l'aumento della disoccupazione verificatosi dal 2008 in poi abbia ingrossato il numero delle false partite iva.

LA RIFORMA DEL LAVORO DEL GOVERNO MONTI

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