Le alternative alle banche per avere un prestito
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Le alternative alle banche per avere un prestito
Economia

Le alternative alle banche per avere un prestito

Per rispondere al bisogno di liquidità, si moltiplicano le piattaforme che utilizzano internet per fare incontrare domanda e offerta

Prestiti ancora in calo in Italia. Lo certificano le ultime rilevazioni sui bilanci bancari firmate da Abi, l’Associazione Bancaria Italiana. Le alternative, fortunatamente, esistono e, ancora una volta, usano la rete per fare incontrare domanda e offerta. Tecnicamente, si chiamano “social lending”, ovvero piattaforme per il prestito collettivo. In Italia, i principali siti che fanno da punto di incontro sono Smartika.it e Prestiamoci.it. Negli Stati Uniti, rivela un recente articolo di The New York Times , il settore sta vivendo una stagione di formidabile accelerazione. Gli imprenditori, infatti, cercano un’alternativa alle banche, che prestano soprattutto a chi può fornire garanzie e alle agenzie di prestito, che richiedono tassi particolarmente onerosi. Le nuove formule del prestito, dunque, sono destinate a business che hanno bisogno di prodotti finanziari di qualità e che sono disposti a pagare un prezzo più alto per compensare la mancanza delle garanzie tradizionali. 

Utilizzando la tecnologica per rendere i prestiti più efficienti e profittevoli, le società di social-lending offrono nuove opportunità al business: a gennaio, per esempio, secondo di dati di Biz2Credit, una piattaforma online che fa incontrare domanda e offerta, il tasso di approvazione dei prestiti è stato del 64%. “Anche in questo caso, internet applica le stesse regole che hanno fatto il successo di altri settori: efficienza, competizione e trasparenza dei prezzi”, ha fatto sottolineato Jared Hecht, amministratore delegato del sito peer-to-peer Fundera, intervistato dalla testata di New York. Gli interessi vanno da un minimo dell’8% a un massimo del 24% a seconda degli importi concessi, della durata del prestito e della solvibilità del richiedente. Gli algoritmi dei nuovi professionisti del credito, infatti, tengono conto del rischio collegato a un determinato richiedente che dovrà compensare conseguentemente i propri creditori. Questi ultimi, a loro volta, sono liberi di scegliere il livello di rischio e, quindi, il ritorno sul proprio investimento. Per contro, chi richiede il prestito ha la possibilità di restituire in maniera flessibile le rate, cosa particolarmente utile per le imprese che possono ripianare importi più alti quando le cose vanno meglio e viceversa. Mentre il guadagno dei siti è calcolato in maniera percentuale sulle transazioni di cui sono responsabili.

C’è chi crede che, proseguendo di questo passo, anche il credito diventerà una commodity e che sarà sempre disponibile per tutti. Non è un caso, infatti, che nella classifica delle cento imprese più promettenti firmata da Forbes , figurino ben tre player del settore: la piattaforma di finanziamento collettivo CircleUp è al 64° posto; Airpush è 13°, mentre LendingClub, che ha concesso presiti per 98 milioni di dollari lo scorso anno, è al terzo posto. Infine, Business Insider evidenzia che i due principali player del settore hanno messo a segno una crescita del 195% nell’anno concluso a giugno scorso, con oltre 1,5 miliardi di dollari di prestiti all’attivo. Ma secondo gli esperti, non abbiamo ancora visto niente.

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