Soldati inglesi e francesi tra le dune della spiaggia di Dunkerque in attesa dell'evacuazione nel maggio 1940 (Ullstein Bild/Getty Images)
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Dunkerque: ottant'anni fa la battaglia. Storia e foto

Dal 26 maggio al 4 giugno 1940 a Dunkerque (o Dunkirk) si svolse la più grande evacuazione militare della storia. Una ritirata che diventò un successo per il morale della Gran Bretagna assediata da Hitler nell'ora più buia

Ottanta anni fa sembrò che la guerra, iniziata soltanto da pochi mesi, potesse essere vinta facilmente dalle forze del Terzo Reich. La blitzkrieg, la guerra-lampo di Hitler iniziata nel 1939, aveva sfondato nell'Europa settentrionale dove l'Olanda, la Norvegia e il Belgio avevano capitolato in pochi giorni e nel maggio del 1940 la Francia era ormai sotto assedio. Per la difesa dell'alleato in pericolo, il Regno Unito aveva inviato in territorio francese una forza di spedizione (la British Expeditionary Force) composta da dieci divisioni schierate al confine franco-belga a difesa della linea Maginot. Proprio il confine fortificato si rivelò il punto debole del sistema difensivo francese, in quanto lasciava aperto un varco in corrispondenza della zona boschiva delle Ardenne, ritenuta a torto dai comandi francesi difficilmente penetrabile. La teoria strategica non tenne conto della potenza militare delle forze tedesche, in particolare delle divisioni meccanizzate dotate dei micidiali panzer delle quali facevano parte le spietate Panzerdivision delle SS "Totenkopf", "Das Reich" e "Leibstandarte Adolf Hitler", dotate dei corazzati "Panzer VI" di molto superiori a quelli francesi in dotazione alle divisioni leggere meccanizzate. Ad amplificare la potenza di fuoco tedesca contribuì in modo decisivo anche la forza aerea della Luftwaffe, che martellò incessantemente le linee anglo-francesi con incursioni che videro l'impiego di formazioni che arrivarono a mille velivoli tra caccia e bombardieri. Tutti i tentativi di contrattacco alleati ai fianchi delle divisioni corazzate tedesche operati dalla metà di maggio fallirono l'obiettivo, generando nei soldati un grave sentimento di frustrazione e la demoralizzazione dei generali francesi ormai convinti di una capitolazione sempre più vicina. Per la British Expeditionary Force, accerchiata dal nemico e spinta irrimediabilmente verso la costa di fronte allo stretto di Calais.
Dall'altra sponda della Manica quei giorni di angosciosa attesa erano stati segnati da una importantissima svolta politica. Alla guida della nazione era stato chiamato Winston Churchill, dopo le dimissioni di Neville Chamberlain. La ritirata di Dunkerque fu la prima grande operazione militare della seconda guerra mondiale alla quale il leader conservatore partecipò come premier.
L'obiettivo dell'evacuazione della forza di spedizione britannica apparve inizialmente difficilissima se non impossibile, data la tenaglia entro la quale erano finiti i soldati britannici e gli alleati francesi. La stima che i comandi fecero a partire dal 19 maggio fu che al massimo si sarebbero potuti salvare in pochi, circa il 10% delle forze complessive, considerato anche l'alto rischio di incursioni aeree nemiche durante l'evacuazione. A capo dell'operazione fu nominato il vice-ammiraglio Bertram Ramsay, già responsabile della difesa costiera dell'Inghilterra meridionale. Il suo quartier generale fu stabilito al castello di Dover in un bunker scavato nella roccia delle scogliere, il cui impianto elettrico era alimentato da una dinamo. Proprio da questa caratteristica prese il nome la più imponente operazione di evacuazione di tutti i tempi, chiamata in codice Operation Dynamo. Mentre le forze franco-britanniche lottavano strenuamente per rallentare la letale marcia delle armate del Reich, un aiuto insperato e assolutamente inatteso venne da un ordine di Hitler, che il 24 maggio fece arrestare improvvisamente l'avanzata dei panzer. L'ipotesi di tale scelta, secondo le ricostruzioni che si sono susseguite negli anni, fu il timore del fuhrer di una possibile controffensiva alleata e la preoccupazione di un eccessivo allungamento delle linee tedesche che avrebbe potuto generare vulnerabilità allo schieramento. Hitler si fidò inoltre delle insistenze di Goering il quale sosteneva che l'intervento massiccio della Luftwaffe sopra Dunkerque avrebbe annientato in ogni caso ogni tentativo di fuga delle truppe nemiche.
I due giorni di pausa furono preziosissimi per Ramsay e i suoi uomini, che furono in grado di mobilitare i mezzi della Royal Navy e gli aerei della Royal Air Force, i quali avrebbero cercato di ostacolare gli attacchi nemici dal cielo. La prima nave britannica giunse in vista della costa di Calais il 26 maggio, primo giorno di evacuazione. La mattina seguente una trentina di navigli della Royal Navy giunse in vista di Dunkerque, dovendo affrontare uno dei più grandi ostacoli di tutta l'operazione: la difficoltà giungeva dalla natura della costa, caratterizzata da un fondale estremamente basso e sabbioso, una condizione che impediva alle navi di maggior stazza di giungere a riva per imbarcare gli uomini. Inoltre, il porto di Dunkerque non aveva abbastanza moli per poter ospitare tutte le navi. Per superare l'impasse e vincere la lotta contro il tempo si decise di impiegare piccole imbarcazioni private da diporto e pesca. Si stima che oltre 4.000 furono le imbarcazioni utilizzate, quasi sempre pilotate dai pescatori francesi. Le operazionidiventarono con il passare delle ore ancora più difficili e pericolose perché a partire dal 27 maggio la Luftwaffe bombardò ripetutamente le spiagge, il porto e l'abitato di Dunkerque. I danni furono contenuti grazie al grande sacrificio dei piloti della Royal Air Force che perse molti apparecchi nelle operazioni di disturbo all'aviazione nemica e durante la scorta alle navi britanniche. Mentre le operazioni di evacuazione si svolgevano senza sosta, il cerchio di fuoco delle divisioni corazzate tedesche si stringeva sempre di più attorno alla testa di ponte alleata. Fu nelle retrovie che si consumò una delle più efferate stragi di tutta la guerra, quando una compagnia di Norfolk Rifles venne a contatto con i panzer nemici. Asserragliati in una tenuta agricola a pochi chilometri da Dunkerque nota con il nome di "Le Paradis", un centinaio di fucilieri britannici resistettero alle granate della 14a compagnia della SS-Panzerdivision "Totenkopf", guidata dal sanguinario Hauptsturmfuhrer Fritz Knöchlein. Esaurite le munizioni e in gran parte feriti dalle schegge delle granate, i soldati britannici decisero la resa uscendo sulla strada di campagna brandendo la bandiera bianca.


La battaglia di Dunkerque (foto)

Compagnia motorizzata della Wehrmacht avanza in territorio francese nel maggio 1940 (Bundesarchiv)

Mentre attendevano il proprio destino, in una stalla vicina furono armate due mitragliatrici pesanti dove pochi minuti dopo, 97 di loro saranno trucidati dalle bocche di fuoco e i feriti soppressi a pugnalate. Soltanto due saranno i superstiti gravemente feriti, Albert Pooley e William O'Callaghan, che furono custoditi dai proprietari della tenuta e quindi catturati dalla Wehrmacht che li trasferì in ospedale come prigionieri. Dopo la guerra il responsabile del massacro, Fritz Knöchlein, fu catturato in Germania e processato. Condannato alla pena capitale, sarà impiccato il 28 gennaio 1949.
Le operazioni di evacuazione proseguirono fino al 4 giugno 1940 e andarono ben oltre le stime iniziali, che prevedevano la possibilità di trasporto per un massimo di 45mila soldati. Quando l'ultima nave britannica lascerà Dunkerque, gli uomini trasferiti a Dover saranno 338.000 tra Francesi ed Inglesi. Le perdite alleate furono ingentissime: la Marina britannica sacrificò 236 navi sulle 993 impiegate nell'operazione Dynamo, la Royal Air Force perse 106 aerei. I veicoli militari abbandonati furono 84.427, quasi 2.500 i cannoni. In mano tedesca caddero 77.000 tonnellate di munizioni e quasi 90.000 prigionieri. Cifre simili, lette fuori dal contesto peculiare dell'operazione Dynamo, indicherebbero una disfatta totale. Ma in Inghilterra le orde di soldati che si accalcarono sul molo di Dover furono l'immagine di quella che fu letta come una grande vittoria, esaltata dalle parole di Churchill che più volte, nell'ora più buia per la nazione, evocherà come lo "spirito di Dunkerque". I migliori uomini dell'esercito di Sua Maestà erano stati risparmiati e potevano nuovamente partecipare alla difesa della Patria, mentre sullo scenario internazionale l'esito della ritirata generò un'accelerazione dell'appoggio economico e militare degli Stati Uniti verso la ex madrepatria. Poco tempo dopo l'operazione del maggio 1940 infatti, il presidente americano Franklin Delano Roosevelt annunciava il piano di assistenza noto come "Lend and Lease Act". L'anno successivo gli alleati americani sarebbero entrati in guerra a fianco degli Inglesi, mutando le sorti di quella guerra iniziata con un lampo delle orde di Hitler che ottant'anni fa parve una folgore inarrestabile giungendo davvero ad un passo dall'invasione della Gran Bretagna, l'ultimo baluardo delle democrazie occidentali.

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