Disoccupati Bros, una storia italiana
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Disoccupati Bros, una storia italiana

Dietro al disperazione giochi politici, amicizie, furberie. Ma un assessore e la Procura hanno detto basta!

«Ci vuole il morto». C’è anche questa frase nelle intercettazioni telefoniche che la Procura di Napoli ha prodotto prima di chiede 25 ordinanze di custodia cautelare, eseguite nei confronti di membri del «Movimento disoccupati Bros» attivo a Napoli e provincia. 

Le accuse sono gravissime. Per gli inquirenti si tratta di una «cerchia di aderenti a gruppi di cosiddetti disoccupati organizzati che ha dato vita ad una vera e propria struttura delinquenziale, articolata in cellule operative stabilmente coordinate fra loro, dedita all’uso ricattatorio della violenza di piazza ed all’intimidazione di pubblici ufficiali ed istituzionali».

Nel mirino dei Bros c’era anzitutto l’assessore al Lavoro della Regione Campania, Severino Nappi, costretto da anni a vivere sotto scorta. La colpa di Nappi è quella di aver invertito la rotta delle politiche per l’occupazione a partire dall’insediamento della nuova giunta regionale, nel 2010. La giunta precedente aveva speso circa 100 milioni di euro per poco meno di 4 mila persone. Il nuovo assessore interrompe invece  l’erogazione di sussidi per la formazione, che si scopre essere finalizzata al nulla: alla fine della fiera, l’obiettivo del progetto era l’inserimento senza concorso delle suddette persone nelle partecipate pubbliche. Apriti cielo, il salto di qualità è un attimo: i Bros avviano una sorta di strategia della tensione.

Secondo la Procura, ora tra i disoccupati si annidano anche esponenti della galassia anarco-insurrezionale, accusati di «partecipazione ad associazione per delinquere finalizzata alla commissione di delitti contro l’incolumità pubblica, l’ordine pubblico e la pubblica amministrazione». La spiegazione la dà il procuratore aggiunto, Giovanni Melillo, per il quale il comportamento dei fermati è finalizzato al «ripristino di scelte gestionali della pubblica amministrazione corrispondenti a politiche sociali di tipo assistenzialistico e clientelare, con violenze in danno di pubblici ufficiali e sofisticate campagne intimidatorie in danno di personalità politiche ritenute ostili». Nappi, appunto.

La visione degli arrestati salta all’occhio, anzi all’orecchio, degli investigatori quando uno dei leader dei disoccupati, Salvatore Annuale, dice al telefono: «Ci vuole il morto, ma dev’essere uno della controparte». Nella visione della magistratura inquirente, la minaccia è rivolta alle istituzioni e alle forze dell’ordine. Questo Annuale, infatti, si era mostrato a dir poco critico nei confronti del nuovo «Piano per il lavoro» messo in campo da Nappi e dal governatore Stefano Caldoro, pure lui finito sotto scorta.

Ma c’è un altro aspetto altamente inquietante dell’inchiesta. Nel registro degli indagati sono finiti anche il consigliere regionale Angelo Marino e l’ex assessore al Lavoro (giunta Bassolino) Corrado Gabriele, ora consigliere regionale pure lui. Il primo è accusato di favoreggiamento, il secondo di concorso in associazione a delinquere. Ecco il primo commento di Nappi:

«Dopo trent’anni di politiche clientelari e assistenziali che non hanno prodotto nulla, con Caldoro abbiamo voltato pagina. Lavoro e formazione concordata con parti sociali, scuola e imprese. Non poteva andare bene a quelli che, con questo sistema, hanno messo su carriere e soldi». Poi, tanta amarezza: «Sul piano personale è dura, anche quella volta che riesci ad uscire con tua figlia devi camminare con la scorta. Ma ne vale la pena: per la nostra terra servono regole uguali per tutti, è finta l’epoca delle scorciatoie». 

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