Napolitano, il discorso perfetto
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Napolitano, il discorso perfetto

Il Presidente bacchetta la politica. Speriamo sia l'inizio della rinascita (i grillini seduti, che amarezza!)  - Il testo del discorso - Le immagini - Le reazioni su twitter - i retroscena -

Un discorso perfetto. Fa impressione vedere i parlamentari grillini seduti ai loro scranni senza muovere un baffo mentre Giorgio Napolitano, il vecchio timoniere che riprende il comando della nave a furor di Parlamento, alterna con voce rotta dalla commozione l’incoraggiamento e il rimprovero, la fredda indicazione degli obiettivi e l’accorato appello alla responsabilità, la critica dei partiti e della loro interessata ignavia sulle riforme e il rilancio del ruolo dei partiti stessi, la constatazione del disagio e della sofferenza di giovani, lavoratori e “costruttori di imprese” (fino al suicidio) e la potente iniezione di fiducia nel futuro, il riconoscimento patriottico delle risorse dell’Italia e degli italiani. C’era davvero bisogno di ascoltare parole così misurate, non retoriche, dense, giuste, appassionate, rigorose. Il contrario delle faide, faziosità e futilità che avevano portato Parlamento e istituzioni alla tempesta perfetta coincidente con lo stallo assoluto.

Dietro i toni azzeccati e la mozione dei sentimenti, contrappuntati da numerosi applausi, risaltano i contenuti:
   •    Il prossimo governo dovrà passare ai fatti, tradurre il lavoro teorico dei “saggi” (inteso per comodità come base di discussione che va però superata per assumere finalmente decisioni) in un programma e un’azione dell’esecutivo basati sulla più ampia condivisione politica, con l’apporto anche dell’opposizione su singoli provvedimenti.
   •    Il governo non avrà vincoli di mandato, una durata preventivata, né il capo dello Stato andrà oltre la lettera costituzionale nell’esercizio dei suoi poteri, garantire cioè che l’esecutivo abbia la fiducia di entrambi i rami del Parlamento.
   •    Napolitano non si arrende all’ingovernabilità.
   •    Le forze politiche, i partiti, sono strumenti indispensabili nel quadro di una matura democrazia rappresentativa, e tuttavia hanno la colpa di non essersi rinnovati, di non avere rifondato le istituzioni, di avere invece alimentato un clima di contrapposizione e scontro da parecchi anni, a discapito dell’interesse nazionale.
   •    Bisogna ritrovare il senso del bene comune. In tutta Europa sono al timone governi di coalizione tra partiti affini o estranei, addirittura divisi da consolidate e animose rivalità. L’Italia non sarebbe quindi un’eccezione nelle larghe intese, specie nella situazione d’emergenza in cui versa.
   •    È un bene che il Movimento 5 Stelle sia impegnato nel lavoro dentro il Parlamento. È sbagliato invece che si contrapponga la piazza al Parlamento, o la Rete alla democrazia rappresentativa. Finalmente qualcuno, con autorevolezza, riesce a dire senza timore quel che va detto, cioè che i grillini sono portatori di istanze preziose e necessarie di pulizia e rinnovamento, che si accompagnano però al rischio di una deviazione dall’assetto delle democrazie liberali tradizionali.
   •    Napolitano non pone limiti al proprio mandato, resterà al Quirinale fin quando il paese ne avrà bisogno e lui stesso ne avrà le forze (alla luce dei suoi 88 anni).
   •    In diversi momenti, nel discorso, il Presidente ha rimarcato la propria volontà di rispettare i limiti che la Costituzione impone anche a lui. Non si tratta di un’osservazione marginale. Napolitano è consapevole delle connotazioni monarchiche e presidenzialiste di cui la situazione di emergenza economica, politica e sociale ha caricato il Quirinale. Ed è un bene che nell’incitare all’assunzione di responsabilità, abbia al tempo stesso voluto dare per primo un segnale di misura.
Possiamo sperare che sia questo il punto di partenza di una rinascita vera? L’inizio della ricostruzione post-bellica?  

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