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Dire "basta" non basta

Dopo la strage di San Bernardino, Obama dice ancora "basta" alle armi facili. Anche Renzi in Italia dice sempre "basta". Ma non si passa mai ai fatti

Ora basta. Il presidente americano Barack Obama, mentre a San Bernardino, nel sud-est della California, 14 persone venivano uccise da due delinquenti in un centro di riabilitazione per bambini malati, alla televisione Abc ha ribadito il suo "basta" all'acquisto di armi facile e indiscriminato che è diventato per l'America una vera e propria minaccia sociale. "Quello che dobbiamo fare è rendere più sicuri gli americani e camminare insieme verso un accordo bipartisan per fare in modo che questi episodi da normali diventino rari" ha dichiarato il Presidente. Repubblicani permettendo, ci si augura che si passi (questa volta) dalle parole ai fatti.

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Le regole della comunicazione sono chiare: perché un messaggio raggiunga facilmente il destinatario deve essere chiaro, diretto e soprattutto conciso. Nel linguaggio dei politici, ma non solo, è sempre più ricorrente una parola: basta. È la premessa a qualsiasi problema o stortura, la necessaria antifona in grado di trasferire a chi legge o ascolta la tranquillità che la questione di cui si parla sarà affrontata con decisione e quindi risolta.

Peccato che non sia così, peccato che quasi sempre dire basta si trasforma solo in un pio desiderio perché non seguono azioni concrete, coraggiose e talvolta impopolari. La politica fa una totale impostura del termine. Mettete in fila i "basta" pronunciati da Matteo Renzi e ne verrà fuori un catalogo.

Uno degli ultimi l’ha pronunciato sul clima ("Basta con la retorica che l’Italia non fa abbastanza…") e mentre lo diceva i dati segnalavano come la pianura padana sia la più grande fabbrica di morte per inquinamento da polvere sottili in Europa.

Ma è tutto un florilegio di "basta" nella narrazione del premier: dagli sprechi della spesa pubblica (che infatti non sono diminuiti) all’immigrazione clandestina (aumentata, per l’appunto) fino a temi assai più drammatici come la guerra per la quale bisogna dire, ovviamente, "basta alle dichiarazioni muscolari e avere un progetto di respiro".

Che poi il respiro consisterebbe nello spendere "per ogni centesimo in sicurezza un centesimo in cultura" (il Califfato e le sue brigate di assassini sentitamente ringraziano). Sulla guerra Renzi è in abbondante compagnia: è un continuo dire basta da una parte all’altra del pianeta. Già, ma se non si bombarda convintamente l’esercito islamico come e quando finirà la guerra?

Così, giustamente, il coordinatore antiterrorismo della Ue, Gilles de Kerchove, s’è stufato della montagna di chiacchiere ed è sbottato: "Basta con i documenti, agiamo sul campo". Ecco: lo iato tra il "basta" e la risoluzione del problema è esattamente quella che passa tra il dire e il fare.

Papa Bergoglio, alle prese con Vatileaks2, dice basta alla "calunnia che sporca l’altro" sui giornali e mentre lo afferma un "suo" tribunale dà in pasto alla stampa memoriali, interrogatori e financo messaggini tra cellulari per nulla legati con il marciume della corruzione che, basta o non basta, è invece ancora lì ben radicata nei sacri palazzi.

Quante volte avete sentito dire a Barack Obama "basta", ad esempio sulla indiscriminata diffusione di armi in America? Succede all’indomani di ogni strage, puntualmente la parolina ha fatto capolino anche dopo quella al consultorio familiare di Colorado Springs con tre morti e nove feriti: "Ora basta! Sulle armi facili bisogna fare qualcosa" ha tuonato. Campa cavallo e arrivederci al prossimo sterminio.

Giusto per fare due risate in questo clima drammatico: c’è anche il "basta" di Rosario Crocetta, presidente della Regione Sicilia. Ha appena annunciato: "Nel prossimo anno e mezzo voglio cominciare a incassare successi per i siciliani, basta chiacchiere". Detto da uno che ha cambiato quattro giunte in tre anni con 42 assessori avvicendati basta, eccome se basta, a farci sganasciare dalle risate.

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