La notte di Berlusconi e del Pdl prima della Giunta
La notte di Berlusconi e del Pdl prima della Giunta
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La notte di Berlusconi e del Pdl prima della Giunta

Trattative, accordi, incontri, alla vigilia di un voto (scontato) e della contromossa dei lealisti al Cavaliere - Voto decadenza, la diretta

Ore 2 del mattino, venerdì 4 ottobre. La gran parte dei senatori, i cosiddetti "lealisti", questa mattina non assisterà ai lavori della Giunta ma sarà riunita per il "contropiede" agli scissionisti guidati da Angelino Alfano

Obiettivo come hanno detto la questa notte a Berlusconi"azzerare tutte le cariche a cominciare da quella di Segretario del Pdl e ripartire con nuovi gruppi probabilmente dal nome Pdl - Forza Italia".
Insomma fare loro un nuovo gruppo prima che l'ancora segretario ne costituisca uno suo. Secondo i maligni pronto ad allearsi con settori del centrosinistra non escluso Matteo Renzi.
La decisione finale però la troverà solo Berlusconi.

Ore 19 di giovedì 3 ottobre, Transatlantico di Montecitorio, corridoio fumatori, vigilia della ormai certa decadenza da senatore di Silvio Berlusconi, nella seduta pubblica della Giunta per le Elezioni, dalla Tv un deputato di Sel, aspirando con voluttà la sua sigaretta, in una pausa dei lavori, vede il Cav apparire da Sky Tg 24. Che annuncia ottimista: ci sarà una revisione del processo, la Corte europea mi darà ragione. Il deputato vendoliano si lascia andare:

“Ma questo davvero è un grande, è uno che dà il meglio  di sé proprio quando è più in difficoltà. E chi lo ammazza questo?! È tonico, pimpante…». È un’ammirazione sincera, da parte di un comunista vendoliano che forse, diranno i maligni, ha bisogno del Cav per esistere e per coltivare il sogno di far diventare Sel, tallonata dai Cinquestelle, l’unica vera opposizione.

Certo Sel sarebbe scomparsa se all’opposizione del governo Letta ci si sarebbe messo anche il Cav. Ma oggi 4 ottobre Sel con il suo Dario Stefano, presidente della Giunta per le Elezioni, sarà additata con il Pd (in primis la vicepresidente Stefania Pezzopane e Felice Casson, ultra giustiziaiisti), come il «il boia» di Berlusconi. Insieme ai Cinquestelle. E a Scelta civica guidata da un Benedetto Della Vedova, che tornò in Parlamento nel 2006 proprio grazie al Cav, e ora ritenuto dai maligni «la Vedova del garantismo e del liberalismo», proprio nel momento in cui la sua ex collega radicale Rita Bernardini, allieva di Marco Pannella annuncia: «Referendum passati (in primis sulla giustizia ndr)» e onestamente riconosce che senza l’appoggio di Berlusconi non si sarebbero raggiunte le 500.000 firme. Dice «Rita»: «Grazie, Cav». Mentre Della Vedova lo farà decadere da senatore.

Ma a decidere sarà solo il voto in aula previsto non più tardi di venti giorni dopo il verdetto della Giunta. Comunque sia, sembra che avverrà prima della decisione della Corte d’Appello di Milano sul ricalcolo dell’interdizione (da 3 a un anno) prevista dalla condanna nel processo Mediaset. Sembra ormai già tutto scritto perché Berlusconi decada dal seggio. E dal Colle, l’altra sera, dopo il suo inaspettato sì al governo Letta, è arrivata una nota, così dura e «poco politica», che «non sembrava scritta proprio dal presidente in persona», confida a Panorama.it un grande cronista ritiratosi a vita privata che però ha una storia politica intrecciatasi con quella del presidente  Quasi si indigna:  

«Una nota, in cui certo lo si doveva bacchettare per la crisi aperta sabato, per quelle intercettazioni in cui ci sono le accuse a Napolitano di aver favorito Carlo De Benedetti sulla sentenza Mondadori, accuse folli. Eppure bisognava almeno un po’, ma dico almeno un po’ ringraziarlo per aver consentito che il governo ora gode di una grande maggioranza, non quella risicata che gli avrebbe consentito la scissione alfaniana. Quella maggioranza, necessaria a riformare una parte della Costituzione, come Enrico Letta ha chiesto. No, quella nota per me non l’ha proprio scritta per me Napolitano».

La decadenza formale del Cav scompagina tutti i giochi del Pd: «Ora rischia di crollare simmetricamente con lui. Ma paradossalmente lui crollerà di meno. Anzi, l’uomo ha sette vite come i gatti e c’è da aspettarsi di tutto. Intanto ha ucciso politicamente “il fiorentino” (Matteo Renzi ndr)», confessa un anonimo delle parti di Largo del Nazareno che certamente berlusconiano non è. E Giacomo Portas, leader dei Moderati alleati del Pd: «Certo, sabato il Cav ha fatto proprio un cavolata, ma quell’Alfano a me sembra l’Alfetta che mandò in crisi Pomigliano D’Arco».  

All’una di notte, in via del Plebiscito, davanti a Palazzo Grazioli, sede di una girandola d’incontri per «tenere unito il partito» (dice Berlusconi a Sky), sfreccia un taxi e si sente la voce del conducente che grida: «Ah Silvio, e vai! Sei come Totti». Durante la giornata ne erano sfrecciati altri di taxi dai quali provenivano voci contrarie del tipo: «Vattene in carcere». Ma quel paragone finale con Totti avviene in contemporanea con la discesa nel corile di tre cagnolini bellissimi, tra i quali Dudù non si vede, portati a passeggio da una collaboratrice di Palazzo Grazioli a fare pipì prima della nanna. È il segno della normalità. Nonostante tutto. Del resto, il principe di Condé (novello «Silvio Totti») dormì, prima della battaglia. Figuriamoci poi se con finale già scritto. 

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