Casellati: "La decadenza di Berlusconi? Il plotone di esecuzione è già pronto"
Ansa/Ettore Ferrari
Casellati: "La decadenza di Berlusconi? Il plotone di esecuzione è già pronto"
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Casellati: "La decadenza di Berlusconi? Il plotone di esecuzione è già pronto"

La senatrice di Forza Italia commenta così la vigilia della settimana con la delicata votazione al Senato

Si apre lunedì 25 novembre la settimana di passione di Silvio Berlusconi. Culminerà mercoledì 27 con il voto in aula sulla decadenza da senatore.

Sull’uscita dalla scena parlamentare del leader dei moderati, di circa 10 milioni di italiani la senatrice Elisabetta Alberti Casellati, esponente di punta di Forza Italia nella Giunta delle Elezioni, colei che si è battuta fino alla fine contro la  decadenza, è dura: «Il plotone d’esecuzione è già pronto». Casellati, è senatrice veneta, avvocato di grido, tra i fondatori di Forza Italia nel ’94, ora tra i papabili per la presidenza del gruppo al Senato. Personaggio schivo e riservato, non parla molto. Ma quando lo fa, colpisce nel segno: «Non possiamo restare seduti al governo  con un alleato che si è trasformato in un nemico, quel Pd, che ora vuole portare lo scalpo del nostro  leader  al congresso dell’8 dicembre».

Senatrice Casellati, allora siamo alla vigilia della settimana di passione?

«Sarà una settimana sicuramente tormentata e difficile. È chiaro che nonostante ci sia una legge di Stabilità che è ancora molto indietro e che dovrebbe arrivare in aula già lunedì, non c’è nessuna ipotesi di rinvio sul voto relativo alla decadenza. Il Pd è stato molto chiaro. Negli anni precedenti la corsia preferenziale era data alla ex Finanziaria perché è il cuore dei problemi reali del paese. Ora invece c’è una accelerazione sulla legge di Stabilità proprio per arrivare puntuali alla decadenza il 27. La legge è in commissione Bilancio con ben 3000 emendamenti. E probabilmente, io non so come, sarà già in aula il 25.  Si preferisce strozzare il dibattito sui temi reali del paese, soffocato da una crisi straordinaria, per accelerare verso la decadenza».

Per eliminare quindi il più rapidamente possibile dalla scena Berlusconi?

«Esattamente. Il plotone di esecuzione  lo hanno già preparato».

Il presidente Pietro Grasso è stato tassativo, anche di fronte alla sua denuncia  di gravi irregolarità nella Camera di Consiglio della Giunta delle Elezioni. Quali le irregolarità denunciate?

«Ho lamentato con una lettera formale inviata al presidente Grasso che nella Giunta, nella Camera di Consiglio specificamente, è stato violato l’obbligo della segretezza al quale sono tenuti tutti i componenti. Come succede sempre in una Camera di Consiglio. Lo stesso Grasso, dopo aver censurato il comportamento di Vito Crimi (Cinquestelle che postò su facebook offese di una volgarità irripetibile al Cav a riunione in corso ndr) ci aveva portato tutta una serie di documentazioni sulle comunicazioni fatte all’esterno durante la seduta».

Era il  4 ottobre scorso, in cosa consistono queste comunicazioni fatte all’esterno?

«Hanno comunicato via internet, su facebook, twitter e quant’altro, violando l’obbligo della segretezza. Noi lo abbiamo subito denunciato.  Siccome il regolamento del Senato dice che quando c’è l’obbligo della segretezza, i componenti sono vincolati, ho chiesto che ci fosse una sanzione. E la sanzione è l’invalidità di quella seduta».

Ma Grasso le ha risposto picche. Perché?

«Gli abbiamo detto che siccome questi atti sono irregolari, sono  quindi irricevibili da lui. Il presidente è preposto a vigilare sulla regolarità, sull’osservanza della legge. C’è stata poi la mia lettera formale alla quale stamattina (venerdì 22 novembre ndr) lui ha risposto che il caso è chiuso».

Come se lo spiega?

«Non me lo spiego. Anche qualora Grasso ritenesse che il consiglio di presidenza non fosse competente in materia, avrebbe dovuto chiarire  quale è l’organo competente a decidere sulle irregolarità. Queste cose non dovrebbero succedere in quello che è il tempio del diritto; diversamente tutte le interpretazioni che ad oggi  sono state offerte, dal voto palese alle violazioni del segreto, ai tempi della Giunta, appaiono contra personam perché si tratta di Berlusconi».

Che accadrà il 27? Risultato ormai scontato?

«Il 27 noi combatteremo per rilevare in tutte le sedi possibili che è stato calpestato lo Stato di diritto. A meno che quando si tratta di Berlusconi io non debba portare un altro codice e un altro regolamento del Senato (ironizza ndr). Coordineremo la nostra azione, molte eccezioni le abbiamo già sollevate in Giunta. Ma sul diritto hanno fatto prevalere i numeri. È chiaro che si apprestano a consumare il congresso del Pd…».

Con lo scalpo del Cav?

«Vogliono portare lì la sua testa, in maniera trionfalistica e indegna. E noi daremo battaglia, ma per difendere non solo Berlusconi. Non si rendono conto che tutto quello che stanno consumando contro il diritto, ghigliottinando il nostro presidente, costituirà un grave precedente. Non stiamo giocando nella bocciofila!».

Passerete all’opposizione se decadenza sarà?

«Noi siamo sempre stati molto chiari. Non c’è in ballo solo la decadenza di Berlusconi che rischia di venir sfrattato dall’alleato, come fosse un nemico, con comportamenti al di sotto della legge. Le nostre battaglie di carattere economico per il bene del paese le abbiamo sempre fatte.  Se la legge di Stabilità non cambia, noi non possiamo votarla. Mi sembra chiarissimo. Ma questo è coerente con quella che è stata la premessa del governo di larghe intese. Berlusconi poteva andare a votare,  avevamo proiezioni altissime e avremmo vinto nettamente. Invece preferì, proprio per il bene del paese, sedersi al tavolo con il Pd, ma a determinate condizioni e cioè che fossero risolti alcuni punti nodali come Imu, Iva, tasse e che ci fossero misure per il rilancio economico. Il mio Veneto, che è sempre stato il traino dell’Italia, oggi ha un primato triste: i suicidi degli imprenditori».

Alfano è stato chiaro: no alla decadenza, ma anche se decadenza sarà, il governo per lui deve restare. Teme la defezione quel giorno di qualcuno dei suoi?

«No, non la temo e non penso ci sia proprio. Ma tra noi e loro c’è una differenza: è impossibile restare allo stesso tavolo di un alleato che ha fatto di tutto per estromettere dal parlamento il leader del centrodestra. Io non posso restate seduta accanto al mio vicino che mi mette la polpetta avvelenata nel piatto».

Lei, senatrice, viene data tra i papabili per la presidenza al Senato del gruppo di Forza Italia. Sarà lei che succederà a Renato Schifani, ora con Ndc?

«A me ha fatto molto piacere che mi abbiamo individuato tra i papabili. Sarebbe un grande onore. Ma questa è una scelta che spetta soltanto a Silvio Berlusconi. Deciderà lui, il presidente».

Le agenzie battono, come retroscena,  uno sfogo amaro di fronte ai giovani di Fi del Cavaliere: mi vogliono far fare la fine della Timoshenko, quando sarò decaduto da senatore, qualche Procura manderà una richiesta d’arresto nei miei confronti; la prima settimana avrò tutti vicino, la seconda quelli che si batteranno per me saranno la metà e la terza mi accorgerò che non c’è più nessuno. Qual è il suo commento?

«Capisco la sofferenza di questo grande leader e statista. Rispetto al timore di arresto, mi auguro che non sia affatto così. Ma Berlusconi mi avrà sempre al suo fianco e con me ritengo moltissimi  altri. Lui avrà sempre il suo popolo accanto a sé. Per quel che mi riguarda è una certezza assoluta. Lo vedo anche dal mio profilo facebook, Berlusconi è sempre un uomo molto amato. Un uomo che anche in questi momenti per lui drammatici riesce ad infonderti fiducia, coraggio e  una grande energia, come quella che sta mettendo per creare club di Fi ovunque. Del resto, ha chiuso il consiglio nazionale con quel «Viva l’Italia», facendoci capire quello che gli sta a cuore di più».

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