Bucha
(Ansa)
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Dal Mondo

A Bucha abbiamo perso il contatto con la realtà a furia di porci domande

Le polemiche sul massacro di civili va oltre la verità dei fatti ed è figlia di una modo di pensare che trasforma la realtà in un sceneggiatura da film

Ci sarà pure un modo per continuare a farsi domande – come dice Toni Capuozzo – senza perdere però il contatto con la realtà.

Ci sarà pure un modo per continuare a coltivare dubbi, ma senza per questo appiattirsi sulle versione russa, o peggio pensare che ogni strage sia un set cinematografico messo in piedi per abbindolarci. Con degli attori intenti a recitare la parte dei cadaveri: non possiamo abbassarci a pensare simili corbellerie. Carlo Freccero ritiene che l’Ucraina sia l’immensa location di una fiction televisiva, superando il limite della decenza. Ma è una linea “surrealista” che purtroppo sta facendo scuola.

A Bucha si è consumato un massacro che resterà nelle pagine più nere dei libri di storia. E questo è un fatto. I racconti dei cronisti internazionali e le testimonianze di chi ha visto, i documenti giornalistici, le analisi satellitari, smentiscono la tesi di Mosca secondo cui la strage sarebbe avvenuta dopo il ritiro delle forze russe. E anche questo è un fatto. La storia dei cadaveri che nei filmati si muoverebbero è completamente falsa, frutto di una distorsione ottica dovuta all’acqua sull’obiettivo della telecamera. E questo è ancora un fatto. I metodi utilizzati a Bucha rispettano un modus operandi già utilizzato dai russi in Cecenia e in Siria. Un altro fatto. Eppure , nonostante tutto questo, qualcuno continua a piegare la realtà ai propri sospetti e ai propri pregiudizi, e di fronte a certi atteggiamenti il vero e il falso assumono contorni sfocati. Tutto diventa verosimile, anche la peggiore bufala inventata di sana pianta.

La situazione che abbiamo di fronte dimostra come – con buona probabilità e a scanso di grandi sorprese che andranno verificate - le immagini orribili di Bucha siano un crimine di guerra perpetrato dai battaglioni siberiani del regime russo. Questo ci autorizza a non indagare, o a smettere di porci dei dubbi? Ovviamente no. Ma ridurre tutto a un complotto dell’Occidente, come fa qualcuno, è sintomo di una malattia ideologica di cui dovremmo liberarci, per il bene di tutti. Perché se basta una riga su facebook per creare il cinema dal nulla, allora vuol dire la guerra si combatte su un altro pianeta. Diventano pagine scritte con l’inchiostro simpatico di una grande sceneggiatura.

L’associazione nazionale partigiani – che una volta rappresentava effettivamente i partigiani, e oggi è capeggiata da un ex esponente di Rifondazione nato a guerra finita – ha detto che “attende un’inchiesta per appurare i responsabili” del massacro. Di fatto sospendendo ogni giudizio. La Comunità Ebraica ha risposto dicendo che l’Anpi “confonde aggressori ed aggrediti”. E’ esattamente questo il rischio che corriamo: ragionare per partito preso. E’ lecito porsi domande, ripeto. Non è accettabile porsi domande con i paraocchi, avendo già in tasca le risposte. Restiamo lucidi. E soprattutto, restiamo umani.

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