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Putin stressa Lukashenko ma rischia la fedeltà delle repubbliche "stan"

Mosca mette i suoi missili a Minsk creando non poche tensioni nel paese la cui fedeltà comincia a scricchiolare, come quella delle altre repubbliche asiatiche ora filo russe. Ora... ma domani?

Il presidente russo Vladimir Putin, ha incontrato sabato scorso a San Pietroburgo il suo omologo bielorusso Aleksander Lukashenko e durante il meeting il leader russo ha annunciato la decisione di armare la Bielorussia con missili balistici di tipo Iskander-M. Si tratta di missili a corto raggio, tra i più moderni nell’arsenale di Mosca, capaci anche di trasportare testate atomiche. A sua volta Lukashenko ha chiesto al capo del Cremlino «aiuto per adattare i suoi caccia a portare le testate nucleari». Durante il vertice, si è parlato anche delle politiche della Lituania e della Polonia nei confronti di Minsk, definite da entrambi «aggressive, conflittuali e ripugnanti». Il presidente russo alla vigila del vertice Nato di Madrid (28-30 giugno 2022) ha poi attaccato gli Usa e la Nato rivelando che secondo le sue informazioni «gli americani immagazzinano 200 armi nucleari tattiche, dislocate in 6 Paesi membri della Nato, con 257 aerei pronti al loro utilizzo».

Nonostante Lukashenko in pubblico si mostra totalmente allineato con la Russia è ben consapevole che se il suo Paese verrà completamente trascinato nel conflitto ucraino Minsk tornerà ad essere una polveriera. La memoria va alle elezioni presidenziali dell’agosto del 2020 definite «una barzelletta» dagli osservatori internazionali, che Lukashenko vinse solo grazie ai soliti brogli (si autoassegnò l’80% dei consensi) contro Svetlana Tikhanouskaya, moglie dell’attivista Sergej Tikhanosky che venne arrestato poco prima delle elezioni. Il popolo reagì con rabbia contro Aleksandr Lukashenko al potere da 28 anni, e per evitare di esser travolto dalle proteste il dittatore bielorusso chiese aiuto a Vladimir Putin che inviò alcune divisioni dell’Armata rossa in modo da sedare la rivolta popolare. Da quel momento Aleksandr Lukashenko, che in passatosi vantava di essere indipendente dal Cremlino, è diventato una marionetta nelle mani di Mosca tanto che non perde occasione per ricordare di essere «l’alleato più fedele» e «l’amico di sempre» di Putin. La parte non classificata dell’incontro tra il Presidente russo Vladimir Putin ed il suo omologo bielorusso Alexander Lukashenko ha confermato che Mosca intende «trasferire i sistemi missilistici tattici Iskander-M» a Minsk «per difendere il territorio da Brest a Vladivostok».

«La leadership della Russia vuole trascinarvi nella guerra con l'Ucraina perché non si preoccupa delle vostre vite. Ma voi non siete schiavi e non siete carne da cannone: potete decidere da voi il vostro destino». Così ha detto ai cittadini bielorussi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel suo tradizionale messaggio video, in cui ha voluto parlare «alle persone, sia civili che in uniforme». I bielorussi sono già «coinvolti nella guerra» - ha sottolineato - «ancora più attivamente di quanto non fosse a febbraio e nei mesi primaverili». Le parole di Zelensky sono arrivate il giorno dopo l'annuncio del presidente russo Vladimir Putin sull'intenzione di consegnare a Minsk missili in grado di trasportare testate nucleari nei prossimi mesi.

Secondo l’analista strategico Franco Iacch: «Putin ha utilizzato il verbo ‘trasferire’ in riferimento agli Iskander anche se sappiamo che, fisicamente, numerosi sistemi missilistici tattici sono in Bielorussia da mesi. Reggimenti Iskander, ricordo, sono in rotazione costante per svolgere manovre con gli alleati di Mosca. Gruppi tattici Iskander, ad esempio, sono stabilmente schierati a Kaliningrad a copertura di possibili bersagli in Polonia, Svezia, Germania, Bielorussia, Ucraina, Lituania e Lettonia. Altro dettaglio: Putin ha volutamente parlato della versione interna ‘M’ e non della variante ‘E’ destinata all'esportazione. Esistono altre varianti dell'Iskander, come la ‘K’ equipaggiata con missili da crociera. La variante ‘E’ implementa una serie di limitazioni come la portata di 280 chilometri rispetto ai 500 della versione ‘M’ in servizio con l’esercito russo. L’Iskander-M2 avrà una maggiore gittata. Il 9K720 Iskander-M, designazione Nato SS-26 Stone, è un sistema balistico ad alta precisione con capacità nucleare ottimizzato per l’utilizzo a distanza ravvicinata.

E’ stato progettato per distruggere bersagli critici fissi di alto valore come le batterie terra-aria, missili a corto raggio, campi d'aviazione, porti, centri di comando, fabbriche ed obiettivi corazzati. Qualora tra mesi si concretizzasse il trasferimento degli SRBM, è probabile i 9K720 russi attualmente in Bielorussia riceveranno i colori di Minsk». Ma il trasferimento si tradurrà in capacità discrezionale? E a chi spetterà il controllo degli Iskander? Chi avrà il comando delle potenziali testate termonucleari? Vladimir Putin si è anche offerto di modernizzare la flotta Su-25 bielorussa conferendo a quest’ultima una doppia capacità (convenzionale e nucleare). Nell’era della bassa osservabilità e delle difese aeree di ultima generazione, chi lancerebbe mai dei Frogfoot strategici? «La promessa di Putin a Lukashenko» -continua Iacch- «è a mio avviso, l’ennesimo test per la Nato. Il Cremlino ha pubblicamente premiato la fedeltà della sua pedina (Minsk potrebbe ancora essere coinvolta direttamente nel conflitto in Ucraina) che, lo scorso febbraio, ha approvato un nuovo quadro normativo che autorizza lo stoccaggio permanente di armi nucleari e forze russe in Bielorussia. Ci si ricorderà il passaggio del dittatore bielorusso sulle ‘armi super-nucleari’. Mentre la guerra non accenna a placarsi, Mosca continua ad aggiungere elementi che un giorno potrebbe sacrificare al tavolo delle necessarie trattative sulla futura stabilità strategica (sulla bilancia potrebbero andare le B-61, ma la Nato non firmerà un assegno in bianco). La promessa di Putin al suo vassallo è un test: esaminare come risponderà la Casa Bianca all’ipotetico schieramento di missili balistici di cui, ad oggi, se ne ignora (volutamente) la discrezionalità e la pertinenza (Lukashenko è un dittatore, ma non è stupido). Il fine russo è quello di riscrivere la stabilità strategica in Europa».

La rivolta degli “Stan”

Ma Vladimir Putin non vuole trascinare nella guerra in Ucraina solo la Bielorussia, nella sua mente ci sono anche i cosiddetti “Stan” ovvero Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan ed Uzbekistan, Paesi dell’Asia centrale dove tradizionalmente Mosca gode di grande influenza politica ed economica. Questi fino ad oggi si sono schierati contro il conflitto con chiare manifestazioni di dissenso come quella di Kassym Tokayev, presidente del Kazakistan, che qualche giorno fa ha pubblicamente imbarazzato il capo del Cremlino al Summit Economico Internazionale di San Pietroburgo, affermando che il suo Paese «non riconosce le regioni separatiste filorusse occupate dalle truppe di Mosca in Ucraina». Tutti gli “Stan” sia il 2 che il 24 marzo scorsi, quando l’Assemblea generale dell’Onu ha messo ai voti le risoluzioni che condannavano «l’operazione militare speciale» russa, nessuno dei cinque si è schierato con Mosca: o hanno votato per astenersi o non hanno votato. Se non è una rivolta poco ci manca. Per questo a partire da oggi Vladimir Putin ha programmato il suo primo viaggio all'estero dopo l'invasione dell'Ucraina in Tagikistan e Turkmenistan. Putin, riferisce la Tass, ha in programma colloqui con il suo omologo tagiko, Emomali Rahmon, che riguarderanno affari bilaterali e internazionali, tra cui la drammatica situazione nel vicino Afghanistan, poi domani Putin partirà per la capitale del Turkmenistan Ashgabad, per partecipare ad un vertice dei Paesi del Mar Caspio dove saranno presenti Azerbaigian, Iran, Kazakhstan, oltre agli stessi Turkmenistan e la Russia.

In una recente intervista ad Al-Jazeera, Temur Umarov, analista del Carnegie Moscow Center, ha affermato che «il modo in cui l'Asia centrale pensa alla Russia è cambiato. Mentre prima la Russia era vista come una fonte di stabilità, ora sembra che la sua presenza in una dimensione di sicurezza molto sensibile sia diventata un punto debole per la stabilità regionale, la sovranità e l'integrità territoriale. I governi cercheranno di minimizzare l’influenza della Russia. Sarà difficile da fare, ma non hanno altra scelta perché Mosca è diventata una potenza imprevedibile».

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