Ecco i volti dei nostri pescatori sequestrati in Libia
(Associazione Progetto Isola "PRESENTE") di Mazara del Vallo
Ecco i volti dei nostri pescatori sequestrati in Libia
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Ecco i volti dei nostri pescatori sequestrati in Libia

Sono quasi 20 i nostri cittadini nelle mani delle milizie del generale Haftar e parte della colpa della loro cattura è anche del nostro governo

"E' stato una trappoletta. Ultimamente va di moda parlare solo con Aguila Saleh, presidente del Parlamento di Tobruk e Fayez el Serraj a Tripoli, ma se ignori Haftar, come ha fatto il ministro degli Esteri Di Maio, poi devi aspettarti delle ritorsioni" spiega una fonte di Panorama nella capitale libica. "Al generale non è parso vero di avere degli italiani fra le mani per "vendicarsi" dello schiaffo" sottolinea la fonte qualificata.

Equipaggi agli arresti a Bengasi /A.P.I. (Associazione Progetto Isola "PRESENTE") di Mazara del Vallo


Il primo settembre il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio era in visita in Libia con tappe a Tripoli e Tobruk, ma ha snobbato il generale Khalifa Haftar uscito sconfitto e indebolito dall'assedio della capitale, ma ancora a capo dell'autoproclamato esercito libico nell'Est del paese. Poche ore dopo verso le 21 la Marina di Haftar ha sequestrato due pescherecci di Mazara del Vallo con 16 uomini d'equipaggio. Oltre ai due comandanti di un'altra coppia di pescherecci riuscita a fuggire tornando verso l'Italia. I pescatori stavano gettando le reti a 35 miglia a nord da Bengasi, in un tratto di mare ricco di gamberi rossi, ma fin dai tempi di Gheddafi rivendicato come Zona economica esclusiva.

"L'unica soluzione sarebbe un accordo con i libici sulla pesca. Ma se vai a pescare in quell'area è a tuo rischio e pericolo. In passato ci sono stati decine di casi del genere, ma adesso bisogna tirarli fuori" spiega Gaspare Bilardello, ex armatore e animatore dell'Associazione progetto Isola di Mazara del Vallo. La pagina facebook del gruppo culturale ha reso noto le prime foto della decina di pescatori italiani (gli altri sono tunisini e del Bangladesh) agli arresti a Bengasi, che pubblichiamo sul sito di Panorama.

La Marina di Haftar ha scortato i due pescherecci nel porto della "capitale" della Cirenaica, dove il personale sequestrato sembra che possa stare a bordo o in una specie di villa delle forze dell'Est. Non a caso nelle foto mandate in Italia si vedono gli italiani fermati, con le mascherine, sotto l'immagine del generale Haftar in alta uniforme.
"Gli interrogatori sono finiti. E adesso vediamo quali saranno le richieste ufficiali dei libici" spiega una fonte che segue il caso. Una delegazione governativa italiana si è recata nelle ultime ore a Bengasi, ma la trattativa è complessa.
Il colonnello Ahmed Jumaa, comandante di spicco delle forze navali libiche della Cirenaica, ha già fatto sapere che la liberazione degli italiani è legata ad uno scambio con quattro libici condannati e incarcerati in Italia per traffico di esseri umani. Una vecchia storia del 2015 conosciuta come il caso dei "calciatori" di Bengasi. Alaa Faraj al-Maghribi, del club Ahly, Abdel-Rahman Abdel-Monsef e Tariq Jumaa al-Amami, del Tahadi di Bengasi e il giocatore Mohamed Essid di Tripoli sono stati condannati a 30 anni di carcere in Italia per la strage di Ferragosto. Una tragedia che portò alla morte di 49 migranti diventata il film documentario Fuocoammare di Gianfranco Rosi. Gli scafisti libici, che si sono visti confermare la condanna lo scorso giugno, prendevano a "calci, bastonate e cinghiate" i migranti.
A Bengasi li hanno sempre considerati innocenti "calciatori", che volevano venire in Italia per un futuro nel mondo del pallone. E la stessa ambasciata libica ha chiesto che possano scontare la pena in patria. "E' una mossa politica per provocare l'Italia" sostiene la fonte di Panorama a Tripoli. Haftar punta anche a fare bella figura con la propria opinione pubblcia, dopo l'appannamento della sconfitta nell'assedio della capitale.
"Gli equipaggi dell'Antartide e del Medinea (i due pescherecci sequestrati nda) devono tornare a casa il prima possibile" ha tuonato Di Maio. Anche il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, pure lui grillino e originario di Mazara del Vallo viene chiamato in causa. La patata bollente è in mano all'intelligence e al console onorario libico di Bengasi coordinato dall'ambasciatore Giuseppe Buccino.
La Farnesina invoca riservatezza, ma a Mazara è stata interpretata, soprattutto nei primi giorni del sequestro, come "silenzio assordante del nostro governo (…) che sembrerebbe non mostrare ancora una strategia (…) lasciando praticamente abbandonati equipaggi e pescherecci". Il J'accuse arriva dalla pagina Facebook dell'Associazione progetto Isola. "Avere un illustre concittadino come Ministro della Repubblica, è un valore aggiunto? Riteniamo di sì, lo dovrebbe essere sempre e soprattutto in casi come questi - si legge sul social - Chiediamo tutti quanti e con forza al Ministro della Giustizia Bonafede, mazarese di nascita, di fare il possibile affinchè i nostri marinai possano presto far ritorno a casa".
Bilardello che fa parte dell'associazione ha una certa esperienza: "Sono un ex armatore di pescherecci oceanici al largo del Senegal e più a sud. Ogni volta che ci "sequestravano" era per un'estorsione, nonostante gli accordi Ue sulla pesca. E alal fine dovevo partire io con la valigetta piena di soldi per liberare imbarcazione ed equipaggio".
La situazione è complicata da Haftar "snobbato" da Di Maio e dalla richiesta di scambio di "prigionieri". Sulla pagina Facebook dell'Associazione di Mazara si scrive chiaramente che se la diplomazia fallisce alla fine "gli armatori saranno costretti a portare parecchi soldini per trattare e pagare il riscatto di uomini e mezzi". Magari sotto forma di multa per avere violato la zona economica esclusiva, per il dissequestro del peschereccio o come cauzione per l'equipaggio. Così tutti salveranno la faccia.

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