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Dal Mondo

La festa marocchina a Bruxelles cancella l'illusione dell'integrazione

Il pomeriggio di gioia e violenze di strada della comunità nordafricana della capitale belga dopo il successo ai Mondiali di calcio proprio con il Belgio racconta come certe diversità (e un velo di intolleranza reciproca) non sono facili da cancellare

La vittoria della nazionale del Marocco sul Belgio (2-0) ai mondiali in Qatar poteva essere l’occasione per la numerosissima comunità marocchina di festeggiare il risultato ottenuto sul campo grazie ad una grande prestazione della squadra guidata dal quarantasettenne Hoalid Regragui, ex calciatore francese naturalizzato marocchino. Purtroppo le cose non sono andate così visto che dopo la partita a Bruxelles si è scatenata la guerriglia urbana con circa 150 -200 tifosi del Marocco che hanno assaltato le vie del centro città e l’area adiacente alla stazione di Midi, distruggendo l’arredo urbano e dando il fuoco ad auto, scooter e monopattini elettrici. Per motivi di sicurezza erano state già chiuse le stazioni della metropolitana di Beekkant, Sainte-Catherine, De Brouckére e Gare Centrale. Come visto in decine di video che sono subito rimbalzati sui social network nei luoghi della rivolta sono intervenuti più di cento agenti della polizia in modalità anti-sommossa con camionette e idranti e non è stato semplice per la polizia riportare la calma dopo che i teppisti hanno lanciato contro la polizia anche pietre e petardi. Boulevard Anspach, il principale viale del centro della città, è stato chiuso per ore e la polizia ha chiesto alla popolazione di evitare la zona. Il bilancio della notte di follia è di decine di monopattini e due auto date alle fiamme, spari e lanci di bottiglie di vetro, oltre dieci persone finite in carcere e danni per centinaia di migliaia di euro.

Stesse scene seppur di minore intensità si sono viste a Liegi (Belgio) e in alcune città olandesi. Per dovere di cronaca va detto che la stragrande maggioranza dei tifosi marocchini a Bruxelles hanno festeggiato in maniera pacifica con caroselli, canti e lo sventolio di bandiere senza creare problemi alla sicurezza cittadina. Una partita sentitissima quella tra Belgio e Marocco, in particolare a Bruxelles dove i cittadini marocchini sono circa il 19% della popolazione: un dato che secondo l'ufficio statistico belga, che ha studiato l'evoluzione dell'origine della popolazione belga dal 1° gennaio 2011 al 1° gennaio 2020 è salito al 28% tra gli under 18; e non è certo un caso che nel 2021 il nome Mohamed sia stato il nome più usato per i neonati venuti alla luce nella capitale.

Gli attentati del 2016

Ma si è trattato di una serata di festa rovinata da una minoranza di esagitati o parliamo dell’ennesimo segnale del fallimento del modello multiculturale adottato negli ultimi trent’anni dal Belgio? C’è chi crede -sbagliando- che il giocattolo si sia rotto nel 2016 con gli attacchi terroristici che colpirono anche il Belgio nei quali le indagini provarono che tra i terroristi che hanno colpito a Bruxelles (e non solo) un posto rilevante lo avevano avuto dei cittadini marocchini (o naturalizzati belgi). Le indagini hanno svelato quello che era evidente a molti ovvero che il quartiere di Molenbeek (come altri a Bruxelles e in altre città) era inquinato da decenni dalla presenza dei fondamentalisti che fin dagli anni ’90 avevano scelto al-Qaeda prima e lo Stato islamico poi. Come è la situazione oggi ? Disperata. Ogni giorno per le strade del quartiere ci sono sparatorie, aggressioni con coltelli e di notte le auto parcheggiate vengono date alle fiamme in un clima da far west tanto che alla data nella quale scriviamo si è svolta a Molenbeek tredicesima sparatoria in pochi mesi di cui una a pochi passi da una scuola elementare e la violenza continua ad aumentare nella comunità, e non solo lì. Secondo Rachid Barghouti, portavoce del sindaco di Molenbeek Catherine Moureaux (PS):« la zona di polizia occidentale è a corto di 200 agenti di polizia. Inoltre, il mondo della droga è cambiato e un aumento di armi e denaro provoca anche più violenza». Secondo Barghouti, ciò è dovuto al fatto che circolano più armi e denaro: « La nostra polizia lo ha stabilito. Mentre prima il giro era di diversi milioni, ora sono decine di milioni.La natura del mondo della droga è cambiata. Possiamo trattare con piccoli spacciatori ambulanti, ma tutto questo è molto oltre ».

A proposito di numeri occorre ricordare che l’organizzazione terroristica fondata da Abu Bakr Al-Baghadi negli anni ha potuto contare su più di 500 foreign fighters provenienti dal Belgio (tra cui circa 130 donne e bambini) dei quali quasi la metà era di origine marocchina ma attenzione perché a fanatizzarli spesso c’erano cittadini belgi convertitisi all’islam come Jean-Louis Denis e molti altri. Nessuno in Belgio si può chiamare fuori dalle responsabilità perché le decine di associazioni e moschee controllate dai fondamentalisti salafiti e dalla Fratellanza musulmana (non certo meno pericolosa) per decenni hanno ricevuto fondi dalle amministrazioni comunali gestite da quei politici che con gli imam stringono ancora oggi accordi elettorali. I voti degli immigrati musulmani in cambio di sussidi e spazi comunali da adibire a luoghi di preghiera è un mercato che si verifica in tutto il Vecchio Continente che ormai con i barbuti ha deciso non solo di convivere ma di farsi piano piano sottomettere. Altra polveriera in Belgio sono le carceri dove ormai sono centinaia i detenuti radicalizzati che un giorno torneranno in libertà con tutto ciò che ne consegue visto che ad attenderli troveranno coloro che sono rientrati dal Siraq.

La fine delle illusioni e l’ascesa della criminalità organizzata

Dagli attentati in Europa in poi l’atmosfera in Belgio (come altrove) è cambiata e si è dovuto riconoscere che quartieri come Molembeek non sono che la punta di un iceberg gigantesco fatto di disoccupazione giovanile (un cittadino su tre sotto i 18 anni è di origine marocchina), disagio, istruzione carente, criminalità diffusa e traffici di ogni tipo. A farne le spese di tutto questo ci sono prima di tutto le centinaia di migliaia di immigrati di religione musulmana che sono arrivati in Belgio dal Nord Africa che hanno contribuito allo sviluppo del Paese e che ormai si sentono quasi estranei nel Paese che li accolti prima e adottati poi.

Come è noto dove c’è disagio, disoccupazione e disperazione i predicatori fondamentalisti trovano fertili praterie a loro disposizione e lo stesso vale per la criminalità organizzata che nel corso degli anni si è enormemente sviluppata non solo in Belgio ma anche in Olanda ed in particolare ad Anversa, Rotterdam, Bruxelles e Amsterdam. Uno sviluppo che ha visto nascere la “Mocro Maffia”, un’organizzazione criminale formata principalmente da criminali marocchini e libanesi che a spietatezza non ha nulla da invidiare ai narcos messicani. I boss locali hanno stretto accordi con la 'Ndrangheta calabrese senza la quale non arriva un solo grammo di cocaina dal Sud America nei porti sopracitati, e si occupano dello smercio sul territorio.

Droga e controllo del territorio

Gestire il traffico di stupefacenti sul territorio ti mette in contatto con molte realtà e non solo con i consumatori; ci sono gli imprenditori pronti a riciclare, i politici con il vizietto della coca pronti a farsi comprare, funzionari delle Stato infedeli e magari anche qualche «uniforme sporca» come successo proprio in Belgio e in Olanda dove non sono pochi i casi di corruzione scoperti. In questi giorni, mentre le bande di narcotrafficanti locali controllate dai marocchini e gli albanesi si combattono apertamente nelle strade di Molenbeek, i funzionari temono che una nuova generazione jihadista possa emergere silenziosamente visto che Il radicalismo religioso non si è certo estinto a Molenbeek, ma è sicuramente più discreto e può contare sui milioni del traffico di stupefacenti. Ma gli islamisti duri e puri non odiano alcol e le droghe ? In teoria si tuttavia un recente rapporto dell'Osservatorio europeo delle droghe e delle dipendenze e del Centro internazionale per lo studio della radicalizzazione ripreso dalla fondazione Oasis ha osservato che «molti jihadisti in Europa continuano a usare o spacciare droghe mentre si impegnano contemporaneamente con estremisti o reti, mostrando come il jihadismo e il traffico della droga non si escludano a vicenda»

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