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G20 e Ue contro la Cina sulla questione di Taiwan

L'Australia accelera sui sommergibili, il Giappone vuole entrare in FiveEyes, la UE stabilisce protezioni commerciali verso Taipei, ma Pechino rinfaccia il trattato 2020 congelato da Bruxelles e avverte: non interferite o pagherete un prezzo altissimo

Peggiora lentamente ma inesorabilmente la questione di Taiwan. Il ministro degli esteri cinese Wang Yi durante gli incontri del G20 ha avvertito gli Usa e i suoi alleati di non interferire, pena "pagare certamente un prezzo". Wang, a Roma in rappresentanza del presidente Xi Jinping, intervenuto in video collegamento, ha ribadito: "Recentemente, Usa e altre nazioni hanno tentato di ottenere una svolta per Taiwan, ma questo è in netto contrasto con le garanzie politiche date quando hanno stabilito relazioni diplomatiche con la Cina (...), la storia e la legge del concetto 'Una sola Cina' sono incontestabili e il progresso degli 1,4 miliardi di abitanti della Cina nel promuovere la riunificazione pacifica della madrepatria è inarrestabile". All'inizio della settimana Pechino aveva già avvertito Washington che il suo sostegno a Taiwan avrebbe comportato enormi rischi per le relazioni tra le due principali potenze mondiali, anche perché gli Usa e il Regno Unito a Roma hanno invitato a "non modificare lo status quo" relativamente alla relativa indipendenza di Taipei nei confronti di Pechino.

Tuttavia la sera del 30 ottobre dalle antenne della Sbs australiana l'ex primo ministro di Canberra Tony Abbott e capo dei liberali australiani, ha affermato: "La Cina potrebbe invadere Taiwan presto o aggravare in altro modo la situazione, e l'Occidente dovrebbe ora pianificare la sua risposta militare ed economica". Abbott ha puntualizzato: "Dobbiamo essere preparati all'impensabile, probabilmente entro qualche mese la Cina alzerà la posta attuando un blocco della provincia ribelle per dimostrare ai taiwanesi che hanno bisogno di fare un accordo con Pechino, finanche ordinando un'invasione su vasta scala". Bisogna tuttavia considerare che Abbott, all'inizio di ottobre aveva visitato Taiwan riscontrando episodi di prepotenza sul piano militare e sociale, e ciò avveniva proprio quando la Cina intensificava i voli di aerei da combattimento verso l'isola, che sono tornati ad apparire nel cielo proprio mentre a Roma si svolgeva il summit dei Venti. Venerdì 29 ottobre Abbott aveva ribadito la sua richiesta all'Australia di acquisire presto uno o più sottomarini statunitensi di classe Los Angeles o gli inglesi Trafalgar dismessi dalla Royal Navy, perché i nuovi sottomarini a propulsione nucleare acquistati al posto di quelli francesi non arriveranno prima di due anni. "Abbiamo bisogno di sottomarini migliori, più grandi e veloci, e di più ampio raggio non tra due decenni, ma ora", ha detto, aggiungendo che "le sfide sono urgenti, il pericolo non è lontano". Intanto sia il Regno Unito sia la Francia hanno inviato gruppi navali nella regione e tre giorni fa il sottomarino Astute della Royal Navy ha fatto scalo a Perth. Abbott spera che il Regno Unito invii più risorse navali e utilizzi le strutture di Singapore, come fa la Marina Usa: "Penso che sia molto importante per la Gran Bretagna e la Francia, che hanno da tempo una presenza nel Pacifico, rafforzare le loro flotte in quest'area, dato che l'Asia orientale è ora la parte strategicamente più importante del mondo (...), ci occorre anche una maggiore condivisione dell'intelligence con il Giappone nell'ambito del programma di monitoraggio di Pechino definito Five Eyes. Da parte degli Usa, la scorsa settimana il generale John Hyten aveva affermato che la velocità con cui le forze armate cinesi stanno sviluppando nuove capacità è sbalorditiva, mentre lo sviluppo dell'innovazione militare degli Stati Uniti soffre di una burocrazia "brutale". Nonostante il budget di Washington per la Difesa dia la priorità allo sviluppo tecnologico, Abbott ha affermato: "E' probabile che il divario diventi più ampio, non pare che gli Usa stiano aumentando le loro capacità allo stesso ritmo della Cina".

Anche Bruxelles irrita Pechino

L'Unione europea intanto vorrebbe sviluppare i suoi legami con Taiwan lavorando su un accordo d'investimento bilaterale. Il Parlamento Ue nella prima metà di ottobre aveva chiesto relazioni più strette con l'isola, che rappresenta un partner chiave dell'Unione per la produzione di elettronica e un alleato democratico nell'area Indo-pacifica, un'entità che contribuisce a mantenere gli equilibri mentre si intensificano le rivalità tra i principali attori geopolitici della regione. Per intensificare la cooperazione, il testo adottato da Bruxelles sottolinea l'urgenza di avviare una valutazione dell'impatto di un eventuale accordo bilaterale d'investimento Ue-Taiwan. I membri sottolineano l'importanza delle relazioni commerciali ed economiche tra le parti anche su questioni relative all'Organizzazione mondiale del commercio, a tecnologie come il 5G, alla salute pubblica e alla cooperazione essenziale su forniture critiche come i semiconduttori. Per questo motivo crea profonda preoccupazione la pressione militare cinese con esercitazioni d'assalto, violazioni dello spazio aereo e campagne di disinformazione cinesi contro. Di conseguenza gli eurodeputati hanno esortato a fare di più per affrontare queste tensioni, per proteggere la democrazia di Taiwan e lo status dell'isola come importante partner dell'Unione. In particolare, l'Ue è preoccupata per qualsiasi modifica delle relazioni tra Cina continentale e Taiwan, che non deve essere né unilaterale né contro la volontà dei cittadini taiwanesi, mettendo in stretta relazione questo con la prosperità europea e la sicurezza asiatica. Nel concreto il 21 ottobre a Bruxelles è stato approvato di cambiare il nome dell'Ufficio economico e commerciale europeo di Taiwan in "Ufficio dell'Unione europea a Taiwan" al fine di riflettere l'ampia portata dei legami tra le nazioni. Mossa che ovviamente non è piaciuta a Pechino, ancora in attesa di veder applicato il piano degli investimenti Ue-Cina varato a fine 2020 e di fatto congelato.

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