(Ansa)
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Boris Johnson è transfobico?

Nel silenzio assoluto il sistema sanitario nazionale del Regno Unito cambia le norme sui farmaci che agiscono come bloccanti della pubertà

Il servizio sanitario nazionale britannico, il National Health Service (NHS), all'inizio di questo mese ha cambiato le sue linee guida sulla somministrazione dei farmaci (come la triptorelina) bloccanti la pubertà dei minorenni che soffrono di disforia di genere. Nessun comunicato stampa, nessuna esternazione pubblica ha annunciato o spiegato il cambiamento.

Fino a poco fa il sito del NHS diceva che gli effetti del trattamento erano completamente reversibili. Ora, senza alcun clamore, i termini della questione sono stati molto cambiati: «Si sa poco sugli effetti collaterali a lungo termine degli ormoni o dei bloccanti della pubertà» e poi: «Non è noto quali possano essere gli effetti psicologici, non è noto se i bloccanti degli ormoni influenzino lo sviluppo del cervello degli adolescenti o delle ossa dei bambini. Gli effetti collaterali possono includere vampate di calore, affaticamento e alterazioni dell'umore».

Sarebbe interessante sapere perché il NHS abbia impiegato così tanto tempo per dire che avviare i ragazzini al "cambiamento del sesso" è pericoloso e dannoso. Né serve chiedere - a chi ha la ragione paralizzata dall'ideologia - perché, nonostante tutto, si continui a "curare" i bambini sessualmente confusi in questo modo. E chissà cosa penseranno i bambini e i genitori che già hanno intrapreso da tempo le "cure", rassicurati dalle precedenti linee guida del NHS.

Tutti i professionisti seri che hanno avuto il coraggio di sopportare lo stigma, la censura e la gogna mediatica derivante dall'accusa di "transfobia" hanno sempre detto che la pubertà non è una malattia, è una fase di sviluppo critica e naturale durante la quale un'eventuale incongruenza di genere rientra da sé, spontaneamente, e che la somministrazione "off label" di questi farmaci è molto pericolosa e comporta un alto rischio di gravi effetti collaterali per i ragazzini. Hanno anche sempre detto chiaramente che, una volta che i bambini iniziano a prendere questi farmaci, se poi accettano il loro sesso biologico e smettono di assumerli, non potranno più tornare indietro nel tempo: in quegli anni di "cura" il loro normale sviluppo bio-psico-sociale è stato alterato permanentemente. Stesse considerazioni fatte anche dalla professoressa Assuntina Morresi, l'unico membro del nostro Comitato Nazionale di Bioetica che si è opposto allo sdoganamento in Italia della triptorelina.

Eppure, tanto male è stato fatto e tante famiglie sono state distrutte. Poi, nel Regno Unito sono cominciate le azioni legali per il risarcimento dei danni di alcune vittime di questa folle ideologia transgenderista. Poi, molti dei dipendenti del Tavistock Centre (la più importante clinica inglese per bambini con disforia di genere) si sono licenziati per non dover continuare a promuovere il "cambiamento del sesso" senza se e senza ma, sulla pelle dei ragazzini.

Nell'aprile scorso, quindi, Liz Truss, ministro inglese per le donne e l'uguaglianza, ha annunciato che il governo si sarebbe mosso per proteggere i bambini disforici dalle procedure che alterano permanentemente il loro corpo e la loro vita.

E il Sunday Times del 14 giugno ha pubblicato delle indiscrezioni da cui risulta che Boris Johnson - che peraltro si è sempre mostrato sensibile alle rivendicazioni dell'attivismo LGBTQIA(...) - pare abbia abbandonato l'intenzione di rendere più facile il "cambiamento del sesso": non consentirà più alle persone di cambiare il proprio genere legalmente mediante la semplice auto-identificazione personale, non sarà abbreviato l'attuale processo, sarà sempre necessaria la transizione medicalizzata. In poche parole, non basterà più dire di "sentirsi donna" per essere considerati legalmente delle donne.

Gli attivisti trans e qualche pseudo-femminista come Chiara Capraro, direttore del programma per i diritti delle donne di Amnesty International, si preoccupano anche del fatto che il governo si sta anche preparando a stabilire nuove garanzie per proteggere gli spazi riservati esclusivamente alle donne, come gli spogliatoi, i servizi igienici e le carceri.

Invece, altre femministe (più coerenti) - hanno fatto scalpore le esternazioni di Joanne K. Rowling, la creatrice di Harry Potter - e molti esponenti di spicco del mondo dello sport plaudono alla nuova politica governativa perché considerare femmine persone che oggettivamente sono maschi comporta anzitutto grosse discriminazioni per le donne vere (per esempio nel mondo dello sport) e anche dei pericoli per la loro sicurezza (proprio in Inghilterra sono molte le denunce delle detenute che vengono violentate in carcere da sedicenti donne trans).

Pare che purtroppo la riforma in fieri comprenda anche il divieto delle terapie riparative (cioè sarà vietato a psicologi e psichiatri aiutare le persone sessualmente confuse - che lo chiedono spontaneamente - a ritrovare il loro equilibrio psicofisico): evidentemente l'amministrazione Johnson ha una gran paura di inimicarsi le potenti lobby omosessualiste. E questa norma è stata interpretata dagli attivisti come un semplice contentino che non placa la preoccupazione e le proteste per i "diritti umani" dei transgender che vengono ad essere, secondo loro, calpestati.

Inutile spiegare a queste persone accecate dall'ideologia che è nel miglior interesse delle persone sessualmente confuse non affrettare l'iter di "riassegnazione del sesso". Non solo per i bambini, ma anche per gli adulti. Lo testimonia l'esercito di ex trans, da Walter Heyer in America (SexChangeRegret.com) , a Charlie Evans in Inghilterra (The Detransition Advocacy Network) che spiegano come la disforia di genere sia di solito solo la punta di un iceberg, il segnale di un malessere più profondo che non si risolve col "cambiamento del sesso", cioè con una cura ormonale pesante e stressante e una serie di mutilazioni chirurgiche dolorose e frustranti. Anzi, gli ormoni e - peggio - la chirurgia portano a lungo termine delle crisi depressive profonde che spiegano l'alta percentuale di suicidi e tentati suicidi tra i transessuali.

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