Scuola: quel ritardo sui test salivari
Tampone salivare nella palestra della scuola Archway a Stroud, in Inghilterra, l'8 marzo 2021 (Getty Images).
Scuola: quel ritardo sui test salivari
Cronaca

Scuola: quel ritardo sui test salivari

L'Italia non è indietro solo sulla piattaforma per i Green pass. Mentre mezzo mondo adottava la strategia a base di tamponi sulla saliva, consigliata da Oms e Unicef, noi ci attardavamo in discussioni. Ma ora l'Istituto superiore di sanità si sta muovendo.

«Le scuole di tutta Europa dovrebbero rimanere aperte e dovrebbero essere rese più sicure dal Covid-19». Mentre milioni di studenti del vecchio continente si apprestano a tornare sui banchi, con la variante Delta ancora dominante, l'Organizzazione Mondiale della Sanità e l'Unicef hanno lanciato un appello per spingere i governi a «tenere le scuole aperte», facendolo diventare un «obiettivo primario».

Una sollecitazione rivolta dunque anche all'Italia, che fra due settimane vedrà il rientro in classe di 8,3 milioni di studenti. «La pandemia ha causato la più catastrofica interruzione dell'istruzione nella storia» ha dichiarato Hans Kluge, il direttore regionale dell'Oms per l'Europa. «È vitale che l'apprendimento in classe continui senza interruzioni».

In una dichiarazione congiunta con il vice direttore regionale dell'Unicef Philippe Cori, Kluge ha aggiunto: «Esortiamo tutte le scuole a mettere in atto misure per ridurre al minimo il rischio di Covid-19 e la diffusione di varianti».

Il vice-direttore Unicef, ha aggiunto: «La pandemia non è finita. Abbiamo tutti un ruolo da svolgere per assicurare che le scuole rimangano aperte in tutta la regione. I bambini e i giovani non possono rischiare un altro anno di apprendimento interrotto. La vaccinazione, assieme alle misure di protezione, aiuteranno a prevenire un ritorno ai giorni più bui della pandemia».

Per tenere le scuole aperte e sicure, l'Oms e l'Unicef hanno stilato un set di raccomandazioni, otto per precisione. Eccole:

  1. Le scuole devono essere tra gli ultimi posti a chiudere e i primi a riaprire.
  2. Mettere in atto una strategia dei test.
  3. Assicurare misure efficaci di mitigazione del rischio.
  4. Proteggere il benessere mentale e sociale dei bambini.
  5. Proteggere i bambini più vulnerabili ed emarginati.
  6. Migliorare l'ambiente scolastico.
  7. Coinvolgere bambini e adolescenti nel processo decisionale.
  8. Implementare una strategia di vaccinazione progettata per tenere i bambini a scuola.

Nella scala delle priorità delle due organizzazioni internazionali, al secondo posto c'è la «strategia dei test». In altre parole, il tracciamento. Quando parlano di «strategia dei test», l'Oms e l'Unicef si riferiscono insomma a quei piani di test salivari di cui tanto si parla per esempio in Francia.

In vista della riapertura delle scuole il 2 settembre, Parigi si appresta a somministrare 600.000 test salivari alla settimana, destinati in particolar modo agli scolari delle elementari, che non possono essere vaccinati. Previsti tuttavia anche per gli studenti delle medie e delle superiori, nonché per i docenti, i test salivari sono considerati un importante strumento di contrasto alla diffusione della pandemia, perché permetteranno di controllare e tracciare in modo regolare la popolazione scolastica, anche nelle singole classi.

Ma non c'è solo la Francia a puntare sui test salivari. Dalle scuole dell'Illinois a quelle di Abu Dhabi, da quelle di Toronto a quelle di Washington, in mezzo mondo si segue «la strategia dei test» suggerita dall'Unicef e dall'Oms. E l'Italia? Il nostro Paese è in ritardo, com'è in ritardo sulla piattaforma per controllare i Green pass di docenti e personale. Il nostro Paese ha passato settimane a discutere sull'efficacia e i costi dei tamponi salivari. Tanto che OrizzonteScuola ha così titolato un suo post del 26 agosto: «Tamponi salivari, è scontro tra scienza e politica. In Italia screening fermo al palo, in Francia 600.000 test a settimana per le scuole». Il sito dedicato al mondo della scuola ha spiegato: «Sui tamponi salivari divampa la polemica. Botta e risposta nelle ultime ore tra Sergio Abrignani, immunologo e membro del Cts e Rossano Sasso, sottosegretario dell'Istruzione». E ha aggiunto: «I test, che rintracciano il virus direttamente dalla saliva, sono meno invasivi rispetto ai tamponi e sono più adatti a bambini e ragazzi».

Ora però qualcosa si sta muovendo. Dopo le regioni Veneto, Marche e Campania, che hanno deciso di procedere con test salivari a tappeto per limitare la diffusione del Covid-19 nelle scuole, anche l'Istituto superiore di sanità starebbe mettendo a punto un piano. In sostanza, il progetto prevederebbe una serie di test salivari da ripetere ogni 15 giorni su campioni di classi sentinella.

«Meno male», commenta il professor Marcello Bramati, saggista che scrive di scuola anche su Panorama. «Monitorare in continuazione lo stato dei contagi, attraverso una strategia di test e di tracciamento, è indispensabile per evitare di tornare alla Dad».

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