di marzio terrorismo
(Ansa)
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Cronaca

Finisce male l'operazione Ombre Rosse: Di Marzio è latitante e il reato prescritto

L'ex brigatista era uno dei dieci colpiti dalla decisione di estradizione. Ma è l'unico ad aver fatto perdere le tracce, e da mezzanotte scorsa i suoi crimini prescritti per sempre

Finisce decisamente male la vicenda di Maurizio Di Marzio, 59 anni, l'ex brigatista entrato nella lista dei dieci terroristi rossi che l'Italia aveva condannato in via definitiva per gravi reati commessi negli anni Settanta, e che il 28 aprile la Francia di Emmanuel Macron ha finalmente deciso di estradare nel nostro Paese dopo decenni di una serena latitanza garantita a Parigi. Finisce male perché dalla mezzanotte scorsa i suoi reati sono caduti in prescrizione.

Di Marzio, che faceva parte delle Brigate rosse, nel gennaio 1982 partecipò al tentativo di sequestro dell'allora vicecapo della Digos di Roma, Nicola Simone, è uno dei tre ricercati che si erano dati alla in fuga quando era scattata l'operazione «Ombre Rosse». Il rapimento di Simone non andò a buon fine soltanto perché il funzionario, che i brigatisti avevano bloccato in casa e ferito gravemente, ebbe comunque il coraggio di reagire: sparò e colpì colpiva a sua volta uno dei rapitori, mettendo così in fuga gli altri. Per il coraggio dimostrato, Simone ottenne la medaglia d'oro al valor civile. Fu poi il primo direttore dell'Interpol in Italia e il primo a dirigere il Servizio centrale operativo (Sco) della Polizia di Stato. Negli anni Novanta è stato capo della Missione interforze in Albania fine anni. Per uno scherzo del destino, è morto lo scorso 19 marzo: poco più di un mese prima dell'operazione «Ombre Rosse».

Con Di Marzio, inizialmente, avevano fatto perdere le loro tracce altri due latitanti: il primo è l'ideologo dei Proletari armati per il comunismo Luigi Bergamin, condannato in via definitiva per gli omicidi del maresciallo Antonio Santoro e dell'agente della Digos di Milano Andrea Campagna, avvenuti nel 1978 e 1979; il secondo è Raffaele Ventura, condannato assieme ad altri otto imputati per l'omicidio del vice brigadiere Antonino Custra, avvenuto il 14 maggio del 1977 a Milano durante una manifestazione della sinistra extraparlamentare. Bergamini e Ventura, nei giorni successivi all'operazione, si erano costituiti alle forze dell'ordine francesi.

Oggi Di Marzio resta l'unico introvabile tra i dieci ricercati, con il problema che da poche ore, dalla mezzanotte, per lui è scattata la prescrizione del reato, quindi non sarà più possibile estradarlo in Italia. Gli inquirenti nei giorni scorsi avevano dichiarato di non aver rinunciato a catturarlo, ma tutto lascia ormai pensare che Di Marzio tornerà libero già da oggi. Molisano di origine, ex membro dell'ala militarista delle Brigate rosse, Di Marzio dovrebbe scontare un residuo della pena a 5 anni e 9 mesi di carcere per i reati di banda armata, associazione sovversiva, sequestro di persona e rapina.

Di Marzio, che da anni gestisce un noto ristorante nel centro di Parigi, il Baraonda, era già stato arrestato una volta nel 1994, sempre su richiesta della giustizia italiana. Nel 1995 la Corte d'appello di Parigi aveva emesso parere favorevole all'estradizione, ma il decreto governativo non fu mai firmato.

Gli inquirenti francesi lasciano intendere che il tentativo di Di Marzio di arrivare alla scadenza del 10 maggio era scontato e sottolineano che la sua posizione era la meno grave tra quelle dei dieci soggetti coinvolti nell'operazione «Ombre rosse»: nessun omicidio e una pena in buona parte già scontata in carcere. Diverse le posizioni degli altri nove: Giorgio Pietrostefani di Lotta Continua, condannato per l'omicidio del commissario Luigi Calabresi; Enzo Calvitti, Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Marina Petrella e Sergio Tornaghi, tutti delle Brigate Rosse; e Narciso Manenti dei Nuclei armati contro il potere territoriale.

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