Cronaca

Sicurezza, gli italiani si riarmano?

Dopo i fatti di Macerata, ecco chi e perché possiede armi in Italia

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Eleonora Lorusso

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Più di 1 italiano su 2 (56,2%) utilizzerebbe un'arma per difendersi. Di questi il 38,5% sarebbe pronto a farlo con buona "probabilità", mentre il 17,7% lo farebbe "sicuramente". A dirlo sono i dati del 30° Rapporto Eurispes Italia, pubblicato prima del caso di Macerata.

Il fatto che Luca Traini fosse in possesso di regolare licenza di porto d'armi ha scatenato polemiche: in Italia ci si arma facilmente? Il tema è delicato e i dati non sempre chiari: secondo il Ministero dell'Interno, che tramite Questure e Prefetture si occupa del rilascio delle licenze, sono circa 1.100.000 gli italiani in possesso di regolare permesso per detenere o trasportare un'arma, tra cacciatori, guardie giurate, persone che ne fanno richiesta per difesa personale o per uso sportivo come per il tiro a volo.

Ma a lanciare l'allarme è l'Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e le Politiche di Sicurezza e Difesa di Brescia (OPAL), secondo il quale le licenze per tipo sportivo in realtà nascondono una domanda crescente di armi per difesa personale: "Quando si hanno in mano licenze di questo tipo, si permette a certi soggetti di detenere legalmente armi" spiega a Panorama.it Pierluigi Biatta, Presidente OPAL.

Quante armi in Italia

Secondo i dati diffusi in occasione di Hit Show (Hunting Individual Protection Targets sports), la fiera delle armi da poco conclusa a Vicenza e che rappresenta uno dei più importanti appuntamenti in Europa per questo settore, "il numero di licenze per armi è notevolmente cresciuto negli ultimi anni. Solo nel 2015 ne sono state rilasciate 1.265.484; tre anni prima erano poco più di un milione (1.094.487). Le licenze per andare a caccia sono cresciute nel 2016 del 12,4%, quelle per uso sportivo del 18,5%".

"Nonostante i dati del Viminale indichino un calo nel 2016, ultimo disponibile, il motivo va ricercato nel fatto che l'anno prima c'era stata una sorta di sanatoria, grazie a una legge che ha fatto emergere la diffusione di armi di cui prima non si era a conoscenza. Però, secondo noi, non si tratta di una reale riduzione. Il vero problema è che non si sa esattamente quante pistole e fucili ci siano in circolazione nel nostro Paese - spiega Biatta - i Ministeri non sono trasparenti e riteniamo che polizia e carabinieri siano sottodimensionati per fare adeguati controlli", nonostante ogni arma abbia un numero di matricola che dovrebbe permettere di identificarne la quantità esatta sul territorio.

Licenze facili?

Il fatto che Traini fosse armato e detenesse regolarmente la pistola con la quale ha aperto il fuoco contro immigrati a Macerata ha destato scalpore, anche perché il porto d'arma permette di detenere fino a "3 armi comuni, 6 sportive, 8 antiche e un numero illimitato di armi per la caccia e armi bianche", come spiegato a Panorama.it da Massimo Vallini, Direttore di Armi e Tiro. "Questo non significa che chiunque possa maneggiare liberamente pistole e fucili, perché le norme in materia sono molto rigorose: i cacciatori e i tiratori sono tra le persone più controllate in Italia" aggiunge Vallini.

"Non è un caso che le licenze per difesa personale siano appena 18.000, mentre le altre licenze in fatto di armi consentano il solo trasporto sul luogo dell'utilizzo. Il trasporto deve essere svolto seguendo precise norme: le armi non possono essere nell'immediata disponibilità di chi le trasporta, per esempio, e devono essere scariche, con le munizioni a parte. La custodia in casa prevede la massima cautela affinché non se ne impossessino minori e incapaci" precisa il Direttore del magazine.

Chi può detenere armi

Se OPAL ritiene che spesso le licenze per tiro sportivo rappresentino una "scorciatoia" per detenere legalmente un'arma in casa, Vallini spiega che "la documentazione richiesta per questo tipo di porto in realtà è del tutto identica a quella delle altre licenze".

Per ottenere il porto d'armi occorre fare domanda a Questure e Prefetture, presentando un certificato anamnestico del medico di base, che attesta la sanità psico-fisica dell'individuo, che non deve fare uso di sostanze stupefacenti, psicotrope o alcol. La Asl competente territorialmente effettua poi verifiche ulteriori.

Per le armi a scopo di difesa personale è anche necessario motivare l'esigenza che spinge a chiederne il possesso. I criteri medici, inoltre, sono più restrittivi e prevedono, ad esempio, che si abbia maggiore acuità visiva. Per il primo rilascio, infine, è necessario un certificato di maneggio, un "diploma" che viene rilasciato dopo un alcune lezioni di tiro presso un poligono, e che attesta la conoscenza delle norme di sicurezza e la capacità di maneggio di un'arma.

Se la legge 110 che norma la materia risale al 1975, il 20 maggio del 2016 è stata emanata una circolare che impone il pagamento di 173,61 euro di concessione governativa annuale per l'acquisto e il trasporto armi per  il porto a fini di caccia: una tassa che di fatto avrebbe scoraggiato molti cacciatori non abituali dall rinnovare la licenza.

Difesa personale: chi la può chiedere?

Generalmente a fare richiesta di licenza per difesa personale sono le guardie giurate (circa 47.000 nel 2016, ultimo dato disponibile) e coloro che svolgono altri lavori a rischio, come i gioiellieri o portavalori. Non mancano, però, coloro che presentano domanda per difesa personale, perché si sentono minacciati in casa. Per tutti è indispensabile il requisito di essere incensurati.

Secondo i dati del Viminale, i rilasci e rinnovi del porto di pistola in questi casi nel 2016 erano 18.034, con un calo del 5,18% rispetto all'anno prima. Sono molti di più coloro che hanno licenza per caccia (ben oltre 580.000, comunque in calo rispetto al 2015) e per tiro a volo (456.096).

Quanto alle cartucce, se ne possono detenere fino a 1.000 a munizione spezzata per caccia e tiro senza denuncia, purché si detengano regolarmente armi. Da 1.000 a 1.500 occorre denunciarle, così come per le cartucce a palla di armi da caccia, che possono arrivare a 1.500, lo stesso numero previsto per le munizioni per arma lunga per caccia.

Per pistole e rivoltelle il numero massimo consentito è di 200, denunciandole.

Il giro d'affari del settore armi

Il settore armiero rappresenta comunque uno dei più importanti del Paese. In Italia ci sono 2.264 imprese, tra produttori finali di armi, componenti e munizioni, produttori specializzati, fornitori e aziende nei settori ausiliari, come produttori di macchinari, Banco Nazionale di Prova, imprese logistiche e rivenditori.

Una ricerca, commissionata dall'Associazione Nazionale Produttori Armi e Munizioni Sportive e Civili (ANPAM) e realizzata dalla Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, stima il giro d'affari in 7 miliardi 293 milioni di euro corrispondenti allo 0,44% del Pil nazionale. Il settore, che dà lavoro a oltre 87.500 addetti, è in crescita del 19% rispetto al 2010, grazie soprattutto all’export che incide per il 90,3% (+6,3% rispetto al 2010).

L'Italia vende soprattutto a Norvegia (389 milioni), Singapore (381 milioni), ma anche agli Usa (344 milioni), agli Emirati Arabi (304 milioni) e alla Turchia (128,7 milioni).

Made in Italy anche alle Olimpiadi

L'Italia si è confermata leader anche alle Olimpiadi, sia a Rio 2016 che a Pyeongchang 2018. Ai Giochi Olimpici invernali in Corea del Sud la prima medaglia azzurra è arrivata da Dominik Windisch, bronzo nel biathlon, specialità che prevede l'abbinamento tra sci di fondo e tiro a segno con la carabina.

A Rio 2016, come spiegato da ANPAM, "13 medaglie su 15 del tiro a volo sono state vinte con fucili italiani e munizioni italiane; il 95% degli atleti del tiro a volo, proveniente da 55 paesi diversi, ha usato armi italiane; l'80% degli atleti ha usato munizioni italiane".

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