Roma pronto soccorso al collasso
(Ansa)
Roma pronto soccorso al collasso
Cronaca

Pronto Soccorso in tilt, ma è influenza, non Covid

Torna l'emergenza per l'afflusso di persone che hanno contratto la pesantissima «australiana»

I pronto soccorso sono di nuovo al collasso a causa del picco influenzale e del Covid con migliaia di pazienti in attesa da giorni di ricevere una prima assistenza sanitaria. Solo questa mattina la piattaforma della regione Lazio ha registrato 1038 pazienti nei pronto soccorso laziali in attesa di ricovero e 500 invece nella regione del Piemonte. Una fotografia che mostra ancora una volta la fragilità del servizio pubblico nazionale, incapace di sostenere il flusso dei pazienti che arrivano in ospedale. Una situazione drammatica con ambulanze bloccate, pazienti privati della loro privacy che restano giorni in attesa nei corridoi di essere dimessi o ricoverati, familiari lasciati in attesa di notiziee anziani che si trovano sbattuti da una parte all'altra senza rendersi conto di cosa in realtà stia accadendo. Criticità aggravate dalla carenza di letti, di personale medico e da una certa tendenza delle regioni a coprire quanto accade. Numeri impietosi che registrano fino a 300 accessi al giorno nei pronto soccorso degli ospedali più grandi con attese anche di 6 giorni nei corridoi di cui la maggior parte sono anziani e bambini colpiti dall’influenza e dal Covid (in maniera molto più ridotta rispetto gli anni scorsi) ma che rendono la permanenza in ospedale un vero e proprio inferno.

A questi si sommano i cosiddetti accessi impropri. Ossia persone in un’urgenza differita in codice verde o bianco che invece di recarsi dal medico di famiglia spesso irraggiungibile creano un imbuto all’interno del pronto soccorso rallentando tutto il sistema.

Nel Lazio il Policlinico Gemelli che non ha avuto nessuno problema a fornirci dati viaggia sui 200 accessi al giorno.


«Il numero degli accessi è stato stabile nelle prime 3 settimane di novembre, rispetto al 2021. Abbiamo osservato un incremento di accessi nell'ultima settimana di novembre che perdura fino ad oggi» commenta il Professor Francesco Franceschi Direttore Medicina d’Urgenza e Pronto soccorso Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRRCS.


L’incremento degli accessi a cosa è dovuto?


«C'è stato un forte incremento degli accessi pediatrici negli ultimi giorni. Stanno salendo i numeri dei contagi Covid19 e di influenza con le relative complicanze respiratorie. Nel pediatrico abbiamo molti casi di influenza e anche casi di virus respiratorio sinciziale che hanno incrementato al 10% degli accessi. Viaggiamo tra i 180 ed i 200 pazienti al giorno».


Anche al Policlinico Umberto I di Roma che è una delle strutture più grandi della capitale la situazione è critica. A parlarcene è Francesco Pugliese, direttore del pronto soccorso.


«In questo periodo abbiamo avuto un incremento dei posti letto che oscilla tra il 10 e il 15% rispetto alla media, per un totale di 150 accessi al giorno. La causa è il virus ed il Covid anche se si è stabilizzato. La maggior parte dei pazienti che accedono al pronto soccorso sono fragili o anziani».


C’è carenza di posti letto?


«Si ne abbiamo di meno perché 80 letti sono occupati da pazienti Covid il che ci mette in difficoltà ponendo un doppio problema tanti accessi e pochi letti per la degenza ordinaria. Per quanto riguarda i medici quelli mancano sempre nei pronto soccorso».



Ma se a Roma la situazione non è delle migliori anche nel resto d’Italia si registrano numeri importanti. Al Cardarelli di Napoli che è dei piu grandi ospedali del Mezzogiorno c’è un’utenza di accessi in pronto soccorso eccezionale con 250 accessi al giorno a fronte di una copertura di medici insufficiente. Infatti negli ultimi anni il personale è diminuitodel 50%. Nel pronto soccorso ci sono solo 24 operatori invece che 50 e le attese sono lunghissime perché 200 posti lettosono stati tagliati a causa degli edifici in ristrutturazione bloccati dall’antimafia. Ma anche in Lombardia la situazione non è molto diversa. All’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo ci sono afflussi di pazienti importanti e grossi problemi di attesa sia per chi deve essere preso in carico sia per chi deve essere dimesso. Anche li c’è stato un assalto ma purtroppo mancano i letti cosi i pazienti devono aspettare anche 5 giorni su una barella in corridoio.


Secondo Fabio De Iaco presidente SIMEU i dati preliminari di fine novembre hanno raggiunto il totale delle visite eseguite nel 2021 (circa 20 milioni) e manca ancora il mese dicembre. In pratica sono aumentate le attività ma sono diminuite le risorse nonostante la situazione epidemiologica sia completamente cambiata.


«La situazione è drammatica, non ci sono posti letto ne personale ed i medici continuano a rifiutare le borse di studio di medicina urgenza. Nessuno vuole più lavorare in pronto soccorso» spiega Pierino Di Silverio presidente ANAAO.


Cosa sta succedendo nei pronto soccorso?


«Quello che succede sempre. Nei pronto soccorso degli ospedali più grandi ci sono anche 100mila accessi l’anno con attese interminabili dovute al taglio negli ultimi 10 anni di 30492 posti letto di cui il 30% della lunga degenza. In più a pesare è una medicina territoriale non sufficiente che causa migliaia di accessi impropri in pronto soccorso. Infatti il 57% delle persone che si recano in pronto soccorso sono codici verdi. In più il nuovo ministro si rifiuta di ricevere le parti sociali che sono parte integrante del Welfare non rispondendo sui numeri reali. Abbiamo rinunciato a 5 milioni di euro di ferie e Gemmaro e Schillaci non sono pervenuti».

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