Loris, ecco perché Veronica spera di essere scagionata

La frattura alla testa del bambino, secondo i risultati della consulenza medico legale, rischia di far saltare l'impianto accusatorio

Veronica

La madre di Loris Stival, Veronica Panarello, sorretta da marito all'uscita dalla Questura di Ragusa in una foto del 2014 – Credits: ANSA/CIRO FUSCO

Carmelo Abbate

-

C’è un particolare che non torna, nella consulenza medico legale effettuata sul corpo del piccolo Loris, il bambino di Santa Croce Camerina ammazzato, secondo la procura di Ragusa, dalla sua stessa mamma Veronica Panarello.

Un particolare non da poco, che rischia di far saltare l’intero impianto accusatorio. Almeno questo è l’auspicio dell’avvocato Francesco Villardita, che ne ha fatto uno dei motivi portanti del ricorso presentato in Cassazione contro l’ordinanza del Tribunale del Riesame che conferma la misura della custodia cautelare in carcere per Veronica Panarello

 


Cerchiamo di capire bene di cosa si tratta. Subito dopo il ritrovamento del corpo di Loris, la procura incarica il medico legale Giuseppe Iuvara di partecipare all’autopsia per effettuare una perizia. Iuvara fa tutte le valutazioni che gli competono e deposita una consulenza preliminare dove scrive che Loris presenta una “frattura teca cranica” compatibile con una “caduta da vertice”. La frattura sarebbe avvenuta, secondo il documento iniziale, molto probabilmente in una fase post mortem.

In sostanza, Loris sarebbe stato ucciso, poi gettato nel canalone, dove si sarebbe procurato la frattura, ma quando era già morto. Questa risultanza medico legale è perfettamente compatibile con la dinamica dell’omicidio del bambino ricostruita dagli inquirenti.

Ricordiamo che per la procura di Ragusa, Loris è stato ucciso dalla mamma dentro casa in una fascia oraria che va dalle 8,48 alle 9, quando Veronica Panarello si affaccia al balcone per stendere i panni che ha lavato per pulire le tracce. Orario fissato in base alla testimonianza della vicina di casa.

Fino a qui, nulla di strano. Ora però succede questo. Durante il mese di febbraio, il medico legale deposita la sua consulenza finale con tutti i risultati delle analisi sul corpo di Loris. Iuvara scrive che il bambino sarebbe morto per asfissia meccanica violenta, dopo una agonia durata 3-4 minuti.

Ma qui ecco il particolare che, se dovesse essere confermato, rischierebbe di far saltare tutto. Perchè la frattura sulla testa di Loris non sarebbe post mortem, come si legge nella consulenza preliminare, ma si sarebbe verificata in limine vitae ovvero sulla soglia della fine della vita.

Ma questa versione fa a pugni con la dinamica della morte ipotizzata dalla procura. Perché, ripetiamo, Loris sarebbe stato ucciso a casa tra le 8,48 e le 9, poi la mamma lo avrebbe caricato nel bagagliaio, sarebbe uscita di casa alle 9,24 per correre in macchina verso il canalone e gettare il corpo del figlio. Calcolando cinque minuti di strada, dal momento della morte del bambino è passata circa mezz’ora.

Delle due l’una. Perché il medico legale dice che la frattura sulla testa di Loris si sarebbe verificata sul finire della vita. Quindi Loris sta morendo o è appena morto quando viene gettato nel canalone. E se l’agonia è durata 3-4 minuti, il bambino non può essere stato ucciso dentro casa ma nelle vicinanze del luogo dove è stato ritrovato il corpo.

Ai giudici della Cassazione l’ardua sentenza.

© Riproduzione Riservata

Commenti