Cronaca

Loris, perché la madre resta in carcere

Nella decisione del Tribunale del riesame pesano soprattutto per "le bugie" che avrebbe detto Veronica Panarello

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Redazione

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l Tribunale del riesame di Catania ha dunque rigettato la richiesta di scarcerazione di Veronica Panarello, la madre di Loris Stival, accusata di avere ucciso il figlio di 8 anni, il 29 novembre scorso a Santa Croce Camerina, nel Ragusano.
"Non vogliono credermi", dice Veronica.
Si era detta fiduciosa nei giorni scorsi e aspettava "con speranza" l'ordinanza per "potere tornare a casa e potere piangere sulla tomba di Loris".

I giudici della quinta sezione si sono riservati di spiegare nel dettaglio la loro decisione maturata dopo due udienze, durate circa 18 ore: 12 il 31 dicembre e altri sei il 2 gennaio 2015.

I gravi indizi di colpevolezza
Ci sono - ritengono i giudici - i gravi indizi di colpevolezza citati dal Gip Claudio Maggioni che il 12 dicembre scorso ha convalidato il fermo della donna, eseguito tre giorni prima da polizia di Stato e carabinieri, e aveva emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere.

"Dice bugie, quindi è lei responsabile"
Il perno dell'accusa, sostenuta dal procuratore Carmelo Petralia e dal sostituto Marco Rota, sono le presunte bugie di Veronica Panarello.
Dice di avere accompagnato Loris a scuola, ma le immagini dei sistemi di videosorveglianza, in un paese da 'Grande fratello' come Santa Croce Camerina, non inquadrano la sua auto vicino l'istituto Falcone-Borsellino.

Davanti ai filmati lei ribadisce: "l'ho accompagnato a scuola". Per il Giudice delle indagini preliminari è la prova provata che la "donna mente" perché "è lei la responsabile del grave delitto".

Le fascette di plastica
Anche le fascette di plastica consegnate alle maestre di Loris sono una delle svolte dell'inchiesta, compatibili con quelle usate per strangolare il bambino.
Fino a quel momento polizia di Stato, squadra mobile e carabinieri cercavano un uomo, un "Orco".
L'ingiustificato gesto ha impresso un cambiamento e un'accelerazione alle indagini che si sono orientate su di lei, fino al suo fermo per omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere.

Il Gip e il Tribunale del riesame
Accuse che hanno retto al vaglio di un Gip e del Tribunale del riesame. Che però non convincono il suo legale: l'avvocato Francesco Villardita ribadisce quelle che definisce "le grandi criticità nell'ordinanza".

La difesa: "E l'ora della morte?"
E cita "l'errore nell'orario della morte di Loris", che secondo un perito di parte sarebbe avvenuta non tra le 9 e le 10 del sabato maledetto, ma alcune ore dopo, quando la mamma del bambino ha un alibi di ferro.

Le testimonianze
E poi testimonianze che non sarebbero state "tenute in giusta considerazione", come quella di una donna che ha detto di avere parlato con Loris alle 9.30 in una piazza, salvo poi ritrattare perché non sicura che fosse accaduto il 29 novembre.

"La decisione del Tribunale del riesame di Catania - sottolinea il penalista - è solo un passo in sede cautelare. Aspettiamo di leggere le motivazioni per ricorrere eventualmente in Cassazione. Resto convinto dell'innocenza della mia cliente e lo dimostreremo nelle sedi competenti".

Le indagini non sono chiuse
Anche per la Procura l'inchiesta è tutt'altro che chiusa: "Le indagini continuano - precisa il procuratore Carmelo Petralia - sia sull'indagata sia sugli scenari in cui il delitto è maturato. Per il resto le ordinanze non si commentano".

Il padre di Veronica, "senza parole"
Non la commenta neppure il padre di Veronica, Francesco Panarello, ma perché, dice, di essere "senza parole". Ma un giudizio sulla detenzione della figlia lo esprime dopo esserla andata a trovare nella prigione di Agrigento: "Ho solo voglia di piangere per le condizioni in cui ho visto mia figlia e per come la stanno trattando: nemmeno quelli al 41 bis...".

Il padre di Loris
Per conto di Davide Stival, il papà di Loris che Veronica avrebbe voluto accanto, ma che non è andato a trovare la moglie, parla il suo legale, Daniele Scrofani: "Allo stato degli atti la decisione del Tribunale del riesame è per il mio assistito la conferma di un'ipotesi dolorosa".

Il cacciatore
Afferma di "non essere sorpreso", invece, Orazio Fidone, l'uomo soprannominato "Il cacciatore", che ha trovato il cadavere in contrada Mulino Vecchio lo scorso 29 novembre.
"Sinceramente - aggiunge - mi sarei sorpreso se l'avessero liberata". "Tutti si aspettavano una decisione diversa - rileva Antonella Stival, la prozia di Veronica sostenitrice della sua innocenza - ci speravamo, di certo non esultiamo". (ANSA).

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