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Cronaca

Altro che senza voli, Linate non è mai stato chiuso

Lo scalo milanese è servito per voli sanitari, emergenze e traffico non commerciale che, però, sembra essere dimenticato dal Governo e dalla comunicazione

Linate aperto ma senza voli fino al 15 luglio è stata la notizia alla quale Corriere, Raitre e molti altri media hanno ampiamente dato spazio nella giornata di domenica 12 luglio. Certamente un guaio per gli esercizi commerciali all'interno dell'aerostazione, una situazione non semplice per la società di gestione, la Sea, che affronta i costi del personale, ma non la verità, almeno se si considera che lo scalo passeggeri, quello dei voli commerciali per intenderci, non è l'unica attività sull'aeroporto Forlanini.

Non si capisce come mai, ma in Italia l'aviazione degna di essere oggetto dell'attenzione dei giornali pare sia soltanto quella di linea. Perché di fatto Linate non ha mai chiuso la sua pista. Dopo il 16 marzo, data che segnò lo stop dei collegamenti commerciali e la chiusura del Terminal passeggeri, i voli privati, delle Forze dell'Ordine, gli aerei di Stato, i militari e le flotte executive hanno sempre operato e lo hanno fatto in molti casi per compiere voli sanitari di trasporto organi destinati ai trapianti.

Certo, una decina di movimenti al giorno, ovvero un migliaio dal lockdown a oggi, sono un numero minimo rispetto al volume di traffico al quale eravamo abituati fino al gennaio scorso, ma il modo in cui la notizia è stata fatta rimbalzare mostra chiaramente che in Italia un aeroporto non è visto per quello che realmente è, ovvero un approdo per aeroplani che serve la collettività, anche se non ci sono voli commerciali, ma un mero generatore di profitto. Per i nostri media main stream tutto ciò che non è trasporto aereo passeggeri semplicemente non esiste, con buona pace di tutti coloro che, dai controllori di volo ai tecnici, fino a chi lavora sul piazzale, ha garantito l'operatività dello scalo ogni giorno e anche quando i contagi erano migliaia al giorno. Gente per la quale un volo pubblico da cento passeggeri oppure uno privato da sei non fa differenza.

Ciò che si dimentica è che il traffico non di linea (aviazione generale, executive, militare), costituisce l'ossatura dell'aviazione, senza il quale non esisterebbe neppure quello commerciale. Ed anche se mercoledì 15 luglio cominceranno le operazioni da e per Malta, Madrid e Francoforte, non ci si può aspettare un ritorno immediato dei volumi di traffico ma una crescita inizialmente molto lenta. Di fatto le limitazioni al numero massimo di dieci movimenti l'ora (cinque decolli e cinque atterraggi), sono imposte anche dalla necessità di impedire assembramenti nei terminal. Il numero dei voli aumenterà verso la fine del mese, quando anche Alitalia dovrebbe riprendere i collegamenti nazionali dal Forlanini che fino al 31 luglio partono da Malpensa. In particolare la nostra ex (neo) compagnia di bandiera, che possiede la maggioranza degli slot, dal 24 luglio dovrà tornare a garantire la continuità territoriale con la Sardegna, mentre entro il 3 agosto da Linate dovrebbero ricominciare a operare anche altre compagnie come Sas, EasyJet, British Airways e Aer Lingus, mentre i voli del gruppo AirFrance-Klm riprenderanno a fine agosto.

Ciò che già si stenta a ricordare è che con la pandemia l'aviazione civile ha subito gli effetti di un evento senza precedenti, una paralisi che in aprile ha bloccato fino il 94% dei voli in tutto il mondo – neppure dopo la seconda guerra mondiale – ed è evidente che le preoccupazioni di Sea riguardo l'onere di mantenere aperto lo scalo anche con pochi voli è comprensibile. Meno lo è il fatto che il governo non abbia creato misure di sostegno dedicate a tutto il settore aeronautico come invece hanno fatto Usa, Cina e Australia. Ma anche Germania e Francia, le cui compagnie aeree hanno annunciato tra l'altro decine di migliaia di esuberi. Noi invece restiamo l'unico Paese che ancora oggi, dai tempi del governo Monti, mantiene una inutile e improduttiva tassa sul lusso per chi possiede un aeromobile, balzello che allo Stato costa più incassare che contare, e che colpisce proprio la base dell'aviazione che sostiene il sistema. E della quale ci si dimentica sempre.

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