Cronaca

La lentezza pachidermica del Tribunale dei Minori

Iter burocratici assurdi, carta invece del digitale, lentezze di ogni tipo. Da tutta Italia arrivano notizie di malfunzionamenti. E' ora di fare qualcosa

Tribunale-minori

Daniela Missaglia

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Immaginate che in una gara di Formula 1, ad un certo punto, scenda in pista Giuda Ben-Hur con la sua quadriga trainata da cavalli, pretendendo di partecipare alla corsa.
E’ più che scontato che, già dopo la prima curva, il celebre personaggio del colossal hollywoodiano perda nettamente di vista le monoposto e, tra le risate di compatimento del pubblico, proceda con un passo trotterellante mentre gli altri sfrecciano sull’asfalto.
La metafora proposta illustra la differenza, oramai sempre più marcata, tra la giustizia amministrata nei Tribunali ordinari e quella all’interno dei pachidermici Tribunali per i Minorenni, sempre più arretrati ed ingolfati, anti-storici e quindi dannosi, per molti versi.

Già, perché le residue competenze che permangono in capo alla giustizia minorile, sul piano civilistico, vengono gestite da una struttura che non è in grado di procedere alla stessa velocità del Giudici dei Tribunali ordinari, zavorrata da plurimi fattori.
Il primo dei quali è la gestione delle cause e dei fascicoli, ancora legata alla ‘carta’, quando sono anni che fuori da quelle mura è tutto telematizzato.
Se i Tribunali ordinari oggi viaggiano on-line, su appositi portali, accessibili e consultabili dagli avvocati, dai giudici, dai cancellieri, dai periti, snellendo tutto l’iter, nei palazzi dei Tribunali per i Minorenni ogni causa è ancora legata all’atto depositato fisicamente, con la conseguenza - invero drammatica - che basta non stampare un documento, non allegare un fax, per esempio una relazione dei Servizi Sociali, e cambia il corso stesso degli eventi. Senza contare che per avere la copia dei documenti depositati la trafila burocratica può durare anche una settimana, se tutto va bene.

Vi è poi il cosiddetto rito minorile, ancestrale, basato sulla rigorosa collegialità di ogni decisione: un provvedimento che, nei casi d’urgenza, al Tribunale ordinario può essere assunto da un singolo magistrato, al Tribunale per i Minorenni presuppone la riunione di un consesso di più giudici, onorari e togati, con la conseguenza di finire, molto spesso alle calende greche. Appunto, per rimanere in tema.

In questi giorni novembrini il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Reggio Emilia è esploso e ha sentito il bisogno di licenziare un durissimo comunicato contro il malfunzionamento del Tribunale per i Minorenni di Bologna: fascicoli che mancano o incompleti, giustizia lenta, omesse comunicazioni, assenza di telematizzazione, ordinanze che languono nell’iper-spazio, e chi più ne ha più ne metta. Queste accuse possono valere per ogni ufficio di giustizia minorile in Italia.

La lentezza è tale che infinite volte al minore - della cui tutela si discute - cresce la barba e oltrepassa la soglia della maggiore età senza che venga pronunciata una decisione definitiva.
Non vi è più ragione di proseguire questa agonia, non è più tollerabile che la giustizia venga amministrata a due velocità, visto che - in ambito familiare - il prezzo da pagare è salatissimo, con interessi in gioco di importanza capitale.
In fondo, la vicenda di Bibbiano è fatalmente esplosa anche in virtù di questi malfunzionamenti. Ben-Hur ha fatto il suo tempo, ma non può più competere con l’evoluzione di un mondo che non lascia più spazio alle sue quadrighe.

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