Redazione

-

Fondamenta più profonde se il terreno su cui poggiano è fragile, muri in cemento armato e infissi che si aprano facilmente per lasciare che il "soffio della valanga" passi attraverso la casa senza distruggerla: sono le regole basilari per costruire in modo sicuro nelle zone montane a rischio di valanghe e colate di detriti, come quella che ha investito l'hotel Rigopiano.

- GUARDA TUTTI I VIDEO

- LEGGI ANCHE: Hotel Rigopiano, la cronaca della tragedia
- LEGGI ANCHE: Terremoto e neve, la tragedia nella tragedia
- LEGGI ANCHE: Cosa aspettarci ora

Tuttavia le norme per contrastare questa situazione di rischio idrogeologico "non sono uniformi in tutta Italia in quanto la regolamentazione è rimandata alle regioni", ha osservato Bernardino Chiaia, docente di Scienza delle costruzioni e vicerettore del Politecnico di Torino.

Per esempio, molte regioni dell'Italia settentrionale definiscono le "zone di pericolosità valanghiva" e per ciascuna di esse individuano i requisiti che gli edifici costruiti in quelle zone devono avere.

A ogni Regione il suo rischio
La Valle d'Aosta ha probabilmente una delle normative più forti: definisce tre zone con altrettanti livelli di pericolosità, contraddistinte dai colori verde, giallo e rosso e da pressioni di impatto diverse.

La zona rossa, per esempio, deve avere costruzioni in grado di sopportare una pressione pari a tre tonnellate al metro quadrato.

"In linea di massima - ha rilevato l'esperto - la normativa sconsiglia di costruire nella zona rossa, consentendo di mantenere solo le costruzioni esistenti". Le prove fatte dal Politecnico di Torino nel suo sito sperimentale in Valle d'Aosta, a Gressoney, indicano però che la pressione di tre tonnellate al metro quadrato non è affatto il limite massimo: "viene superata a causa dello spostamento d'aria, o meglio dell'aerosol prodotto dalle gocce d'acqua in sospensione nell'aria spinta verso il basso dalla valanga. Questa - ha proseguito - ha un impatto simile a quello di un'esplosione, tanto che la pressione complessiva può arrivare a sei o sette tonnellate".

Le regole costruttive
La prima difesa è posizionare a monte degli edifici delle opere di salvaguardia, come delle reti capaci di trattenere la massa di neve. Un'altra soluzione, con un maggiore impatto sul paesaggio, sono muri a forma di cuneo per deviare la massa di neve.

Per quanto riguarda gli edifici stessi, gli accorgimenti devono riguardare le fondamenta, con plinti di fondazione di due metri se il terreno è roccioso, o pali fino a 15 o 20 metri se invece è meno forte.

Contro il "soffio della valanga" è importante che le finestre possano aprirsi immediatamente, soprattutto ai piani alti.

Tutti i muri, anche quelli tra le colonne, infine, devono essere di cemento armato: in caso contrario la valanga riuscirebbe a sfondarli facilmente.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Terremoto in Centro Italia: il vademecum su come comportarsi

Dalla Croce Rossa e dalla Protezione Civile, i consigli su come comportarsi prima, durante e dopo una scossa

Questa tecnologia può prevedere un terremoto

Esiste dal 2011 e usa satelliti spaziali per capire da dove provengono i segnali elettromagnetici che anticipano un sisma. Eppure nessuno la finanzia

Terremoto in Centro Italia: gli appelli corrono sui social

Notizie, richieste d'aiuto e segnalazioni trovano nel network il veicolo più rapido di comunicazione

Terremoto e neve: l'emergenza in Centro Italia - FOTO e VIDEO

Al dramma dell'Hotel Rigopiano si aggiungono tante altre situazioni di sofferenza in Abruzzo e nelle altre regioni colpite dal sisma

Hotel Rigopiano: recuperate le ultime due vittime - FOTO e VIDEO

Le operazioni sono terminate con il triste bilancio finale di 29 morti e 11 sopravvissuti

Le slavine che hanno colpito l'hotel Rigopiano

Hotel Rigopiano: tutte le vittime della slavina - FOTO

A un anno dalla tragedia il ricordo dei 29 morti per schiacciamento, ipotermia, asfissia. Padri, madri, il giovane senegalese, il proprietario dell'hotel: le loro storie

Commenti