La Task Force di Colao si occupa (male) anche di gender
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La Task Force di Colao si occupa (male) anche di gender

Nella parte legata a Idividui e Famiglie si tratta anche la questione del "gender", con la solita retorica dannosa, e senza cura

Un maxi-documento realizzato dalla Task Force di Vittorio Colao tocca tutti gli ambiti dell'economia, della cultura, del lavoro e della società italiana. Dalle imprese alle infrastrutture, dall'ambiente al turismo, passando per la pubblica amministrazione e l'istruzione. Ecco che però, nella sezione dedicata a "Individui e Famiglie" fa capolino la solita retorica mainstream del gender. Difficile a crederci, eppure è così. Per un'Italia messa in ginocchio dal Covid-19 e che cerca di ripartire, tra le priorità legate alla ripresa e al prossimo triennio economico e sociale ecco che c'è anche la questione degli "stereotipi di genere".

Un'iniziativa ben precisa, descritta nei minimi dettagli nel punto numero 94, a pagina 108, che mira a "Sviluppare e realizzare un programma di azioni diversificate sul piano culturale contro gli stereotipi di genere che agiscano sulla eliminazione degli ostacoli alla piena e libera espressione femminile sul piano formativo, lavorativo, della carriera, della prevenzione della violenza contro le donne". La solita strategia, dunque, ovvero quella di parlare genericamente di azioni sul piano culturale contro gli stereotipi di genere che inesorabilmente, poi, finiscono nella nuova ridefinizione di uomo e donna imposta dai poteri forti.

Una strategia "gender" in realtà neanche troppo nascosta e sottaciuta, che viene di fatto esplicata nell'elenco delle "azioni specifiche". Ecco dunque che si parla chiaramente della creazione di un sistema di monitoraggio del linguaggio online "con l'adozione di misure, da parte dei diversi social, di contrasto ai termini e alle locuzioni discriminatorie di genere". Un vero e proprio Minculpop del XXI secolo. Si parla poi di mettere a regime, presso l'Istat, una rilevazione obbligatoria che tratti – udite udite – il "Barometro sugli stereotipi e le discriminazioni" per il monitoraggio annuale delle opinioni e degli atteggiamenti dei cittadini.

Ebbene sì, il monitoraggio delle opinioni dei cittadini, da tenere dunque sotto stretto controllo ed eventualmente da incentivare o punire per ciò che pensano, praticamente calpestando il sacrosanto articolo 21 della Costituzione.

Ma non è finita qui. Perché il punto 94 del documento parla in maniera diffusa di altre iniziative e azioni dirette a scuole e studenti che, sempre con la scusa di combattere gli stereotipi di genere, mirano ad imbavagliare il libero pensiero e soprattutto a plasmare le menti di bambini e adolescenti così come vuole il sistema dominante, come se fossero dei veri e propri "imbuti da riempire", volendo usare una frase-gaffe del ministro Azzolina.

Azioni indirizzate a social e scuola, abbiamo detto, ma addirittura anche alla stampa e all'editoria. Si parla, infatti, anche di "incentivi o penalizzazioni presso gli editori per garantire la visibilità delle donne in professioni anche più dichiaratamente maschili". Praticamente premi e punizioni per la stampa in merito a ciò che scrive, in un sistema già collaudato dalle più feroci dittature e non di certo dallo Stato di Diritto.

Un vero e proprio 1984 di Orwell che si è appena realizzato. Ecco cosa ci ritroveremo a fine Covid-19: il virus della dittatura del gender che monopolizzerà idee, azioni e opinioni. E per questo no, non ci sarà vaccino.

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Jacopo Coghe