scuola superiore scelta ragazzi
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scuola superiore scelta ragazzi
Cronaca

La scelta della scuola superiore fra dati e classifiche

Quale scuola superiore scegliere? Come affrontare la scelta con i propri figli? Che cosa aspettarsi dalla conoscenza virtuale delle scuole, in tempo di Covid? Nel mese degli open day, ecco una breve road map per decidere al meglio a quale istituto iscrivere i vostri figli. A cura dei professori Marcello Bramati e Lorenzo Sanna, autori di Basta Studiare! e Leggere per Piacere.

Scegliere la scuola superiore non è mai facile e in questi anni si sono sviluppati innumerevoli indicatori statistici che, se possibile, hanno reso ancora più ardua la decisione, perchè sono così tanti, così analitici, così per certi versi contraddittori e sentenziosi che confondono.

In primo luogo, attenzione a considerare una scuola più valida di un'altra in funzione di un dato, di un numero, di una risultante di fattori che fattori non sono, perché sono studenti, ragazzi, vite. Ci sono i dati Invalsi degli anni precedenti, però non tutti gli studenti affrontano quella prova con la stessa intensità, con la stessa preparazione. E poi non si tratta di un test valutativo, ma statistico.

Ci sono i dati delle maturità precedenti, le statistiche su giudizi sospesi e debito a settembre, sulle promozioni, sulle bocciature. Tutto ciò poggia sulla scuola che è stata e che state considerando, ma non è mai utile senza un contesto. La scuola non è un prodotto finanziario, non è un'azienda, per cui i dati lasciano il tempo che trovano e, per parafrasare Francesco De Gregori, «non è da questi particolari che si giudica una scuola».

Ciononostante, questi dati ci sono e vanno considerati, compresi, tenendo presente che nessuno di questi sarà risolutivo. Questa mole di informazioni andrà gestita per costruire un quadro completo. Un dato, in sé, vale davvero poco: può essere assai utile chiedere a un dirigente o a un docente un commento a quel dato, perché un professionista della scuola saprà dare il giusto peso – o meno – a un dato.

Pesare quella risposta varrà più del dato stesso. Magari una scuola ha numeri eccezionali sulle percentuali dei promossi, ma perché negli ultimi anni ha richiesto sempre meno, mentre un'altra scuola potrebbe portare dati poco brillanti, ma svolgere un lavoro splendido sul territorio, con i ragazzi, per la cultura, per la società.

L'invito è quello di non scegliere in base a una percentuale e non farsi accecare dal luccichio di un'eccellenza o da un dato mediocre: chiedere alle persone, questo sì, senza trascurare un dato evidente, anzi utilizzandolo per dare voce a chi la scuola la fa, avendo a che fare con i ragazzi.

Infine c'è una classifica, c'è Eduscopio. Sì, perché da qualche anno le scuole superiori sono messe in ordine, come fosse un arrivo in salita del Giro d'Italia, dalla prima all'ultima, di città in città, con tanto di titoloni sui giornali, classifiche, interviste, confronti. Un campionato.

Bastasse Eduscopio, non ci sarebbero open day: la prima scuola è la migliore, la settima è migliore della nona, la trentesima peggiore della ventiquattresima. Eppure non può essere derubricato così, con una classifica, un tema complesso come la scelta della scuola.

Ma tutto questo lavoro c'è e sta a voi ricercarlo, mettendo a sistema nella complessità di una decisione appunto complessa, quello che è calcolato, andando poi a indagare, con prudenza e intelligenza, cosa c'è di vero, come è fatta per davvero quella scuola lì.

La scuola è relazione, crescita, scambio culturale, incontro con i maestri in cattedra – si spera - e sui libri – certamente – e possibilità da cogliere: scegliere con i figli l'ambiente in cui vivranno per i prossimi cinque anni significa non accontentarsi dell'opzione più comoda, o del meno peggio, cercando davvero l'istituto che possa formare il ragazzo coinvolto nel migliore dei modi, permettendogli di esprimere il meglio di sè. Fatica compresa. Serenità compresa.

Se la scuola è tutto ciò, allora è fondamentale conoscere le persone che la vivono: i dirigenti, i docenti, gli alunni. Certo, quest'anno è tutto estremamente complesso, virtuale, anestetizzato, ma anche attraverso uno schermo si può andare oltre dati statistici e fare esperienza della cultura, dei modi, dell'attitudine di una persona, di un corpo docente. O, comunque, servirà saperlo fare.

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