bambini minori affidi famiglia
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Cronaca

La Lega: luce sugli allontanamenti dei minori in Lombardia

I consiglieri Silvia Scurati e Max Bastoni contro le patologie del sistema degli affidi: «Indagheremo sulle 600 comunità, sui loro costi, sui conflitti d'interesse di giudici minorili onorari e assistenti sociali»

Non ci sono solo i bambini di Bibbiano. Anche a Milano e in Lombardia la Lega va all'attacco delle opacità del sistema degli allontanamenti di minori dalle loro famiglie d'origine, e del loro affido coatto a comunità d'accoglienza o ad altri nuclei familiari. Massimiliano «Max» Bastoni e Silvia Scurati, consiglieri regionali del Carroccio, hanno appurato che «le comunità di accoglienza per minori presenti in Lombardia sono circa 600, e alcune sono legate direttamente o indirettamente agli stessi giudici onorari minorili che giudicano e decidono sugli allontanamenti: questo determina il rischio elevato di conflitti d'interesse e di scarsa trasparenza». Alcuni casi riguarderebbero gli stessi assistenti sociali, che provvedono tecnicamente all'allontanamento d'urgenza dei bambini dalle famiglie.

«La nostra ricognizione», annuncia Bastoni «servirà a capire anche metodologia e prezzi dei servizi resi: fino a oggi la Regione Lombardia non aveva previsto un tetto dei costi, non solo per il soggiorno dei minori ma anche per le terapie e per i servizi aggiunti, che a volte raggiungono cifre esorbitanti. Ci sono sedute di logopedia o psicologiche che costano cifre doppie di quelle erogate privatamente. E i contribuenti lombardi pagano». Gli fa eco la collega Scurati: «Non possiamo immaginare che le tante segnalazioni dei genitori siano tutte frutto di mitomania. Ogni volta che controlliamo, troviamo riscontri. Ci sono casi in cui ai piccoli ospiti delle case-famiglia viene dato cibo scaduto o vengono somministrati psicofarmaci. Per non parlare di formule di segregazione decisamente discutibili».

Per tutto questo, proprio mentre a Reggio Emilia l'inchiesta «Angeli e demoni» sui bimbi di Bibbiano arriva al redde rationem dell'udienza che il 30 ottobre dovrà decidere sul rinvio a giudizio de 24 imputati, in gran parte assistenti sociali, psicologi e amministratori locali, la Lega annuncia una campagna di valutazione e approfondimento anche in Lombardia. I due consiglieri Scurati e Bastoni confermano infatti che «anche in questa regione l'allontanamento dei minori, purtroppo, viene spesso applicato con disinvoltura decisamente equivoca». A volte, anche illecitamente. La legge 149 del 2001, infatti, stabilisca con chiarezza che «le condizioni d'indigenza dei genitori o del genitore esercente la potestà genitoriale non possono essere di ostacolo all'esercizio del diritto del minore alla propria famiglia», e che lo stato di povertà debba essere mitigato da «interventi di sostegno e di aiuto» da parte dei Comuni. Insomma: i minori non dovrebbero essere allontanati dal nucleo familiare per motivi di reddito. «Invece» protestano Scurati e Bastoni, «continuiamo a ricevere segnalazioni di bambini portati via dagli assistenti sociali sulla base di relazioni che hanno solo quel tipo di motivazioni». I due consiglieri hanno quindi deciso di proporre alla Regione anche un incremento dei fondi destinati ai nuclei familiari in difficoltà.

Fa parte del progetto l'idea di dare più attenzione alla cosiddetta «genitorialità condivisa», anche in caso di separazioni conflittuali, che è una fonte non secondaria alla base del sistema dell'affidamento dei minori ai Comuni da parte dell'autorità giudiziaria. La proposta di legge sull'Albo della bigenitorialità, presentato dalla consigliera Scurati, va proprio in questa direzione. «Troppe volte», dice, «i servizi sociali si arrogano la pretesa di non informare il genitore non collocatario, di solito il padre, delle informazioni relative il minore in ambito sanitario o scolastico o di firme per le deleghe. È un vuoto normativo che provoca frizioni tra i genitori e ovviamente rischia di riverberarsi negativamente sui figli».

L'impegno d'indagine dei due consiglieri regionali leghisti parte da Milano. Grazie a un'interrogazione datata 29 luglio, nella quale chiedeva alla giunta del sindaco Beppe Sala una serie di dati sul fenomeno degli allontanamenti di minori (e cui l'assessorato alle Politiche sociali ha risposto solamente il 5 ottobre), Bastoni - che è anche consigliere comunale - ha appena scoperto che non sono pochi i nuclei familiari affidati ai servizi sociali milanesi. Nel 2019 le famiglie affidate erano 1.138, mentre alla data del 30 giugno 2020 erano 636.

Tre mesi fa, Bastoni chiedeva anche al Comune quali fossero «i tempi medi di risposta dei servizi sociali alle ordinanze dell'autorità giudiziaria». La richiesta del consigliere leghista partiva dalla vicenda, obiettivamente paradossale, di un padre milanese che otto-nove mesi fa aveva ottenuto dalla Cassazione il diritto a rivedere le due figlie, che gli erano state indebitamente sottratte, ma da allora non è ancora riuscito a incontrarle perché l'ordinanza dei supremi giudici è rimasta lettera morta per l'inspiegabile inattività dei servizi sociali. L'assessorato gli ha risposto che «i tempi medi di risposta variano indicativamente da 2 a 6 mesi e dipendono del tipo di segnalazione proveniente dalla magistratura, dal numero dei componenti il nucleo familiare, dalla complessità e numerosità della rete di riferimento formale e informale attiva intorno al nucleo familiare, dalla più o meno fluida costruzione di un'alleanza di lavoro con gli interessati».

L'interrogazione chiedeva infine di conoscere quali fossero «le modalità di registrazione degli incontri con le famiglie e con i minori» da parte degli assistenti sociali, allo scopo di evitare abusi e di sconsigliare le pressioni sui bambini e le verità distorte che sono state appurate dalle indagini della magistratura a Bibbiano. Ma la risposta dell'assessorato è sconcertante: «Non sono previste registrazioni dei colloqui o video-incontri, sia in presenza che da remoto», si legge nella lettera firmata dall'assessore Gabriele Rabaiotti. «Si esclude la possibilità di registrazioni audio o video poiché non siamo in un contesto d'indagine giudiziaria, ma di relazione di aiuto, e questo esula totalmente dalla raccolta prove implicita nella registrazione».

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