Terrorismo bataclan
(Getty Images)
Terrorismo bataclan
Cronaca

L'Isis c'è e lavora anche con il Covid. Preso a Bari terrorista del Bataclan

Radicalizzazione, organizzazione. Il terrorismo islamico è solo nascosto come ci spiega un'esperta

Dal Bataclàn di Parigi a Bari. È il percorso di un terrorista Isis fermato nella notte a Bari dalla Polizia al termine di un'indagine anti terrorismo coordinata dalla dea di Bari. L'uomo finito in manette si chiama Athmane Touami. L'inchiesta ha accertato che il 36enne ha avuto un importante ruolo di supporto per i responsabili dei drammatici attentati di Parigi (al Bataclàn ed in altri luoghi della città) la sera del 13 novembre 2015. Il terrorista infatti ha fornito agli attentatori i documenti falsi necessari per muoversi tra i vari paesi d'Europa prima di colpire. Touami si trovava in carcere a Bari per una condanna precedente sempre legata alla sua attività di supporto logistico di terroristi Isi, tra questi i due autori della strage alla sede del giornale satirico Charlie Hebdo.

Non è la prima volta che Bari si trova al centro di inchieste di matrice terroristica e non si tratta di un caso; è sbagliato però pensare che la città pugliese sia una sorta di porto franco del terrorismo.

«Attenzione a scambiare Bari come un luogo vicino al terrorismo islamico. L'arresto di oggi dimostra soprattutto la bontà del lavoro di intelligence delle Forze dell'ordine sul territorio - spiega la Prof Sabrina martucci università degli studi di Bari coordinatore del programma di deradicalizzazione Uniba-procura della Repubblica e Digos, e direttore del master in Terrorismo, prevenzione della radicalizzazione e integrazione interreligiosa e interculturale - Qui la collaborazione tra magistratura, Polizia, Carabinieri e enti pubblici è massima aiutata anche dall'esperienza legata alla lotta contro la criminalità organizzata. Il lavoro quindi funziona ed i risultati come quello di stamane lo dimostrano».


Athmane Touami


Dopo la fase acuta di attacchi a Parigi, Bruxelles ed altre città europee nel periodo 2015-2018 stiamo vivendo un periodo di possiamo definirla «quiete». Come sta cambiando il mondo del terrorismo islamico nell'era Covid?

«Parlare di calma è in realtà poco prudente e nemmeno troppo veritiero. La tensione deve restare molto alta perché il terrorismo islamico non si è di certo fermato. Sappiamo che su internet l'attività di reclutamento e radicalizzazione prosegue come e forse più di prima. E da questo punto di vista c'è molta preoccupazione anche nella parte della comunità islamica più aperta e collaborativa con le istituzioni. Il Covid ha solo distratto mediatamente l'opinione pubblica. Il terrorismo islamico è ancora attivo e presente soprattutto nell'area balcanica d'Europa con tutte le conseguenze del caso per gli altri paesi».

L'Italia resta sempre e soltanto un luogo di transito, una base logistica o le cose stanno cambiando da questo punto di vista?

«Anche questa considerazione, abituale, va spiegata e motivata. L'Italia di sicuro sarà anche porto di accesso e passaggio ma se fino ad oggi non ci sono stati azioni terroristiche violente e gravi è molto merito dell'attività di controllo e contrasto che viene fatta».

Lei ha gestito alcuni programmi individuali di deradicalizzazione. Cosa ci può dire a riguardo?

«Si tratta di lavori molto complessi. Uno dei progetti che come analista ho coordinato e seguito infatti ci ha tenuto impegnati per due anni durante i quali abbiamo seguito una persona che era stata avvicinata e trasformata in un potenziale pericolo dai terroristi. Oggi, dopo due anni posso dire senza scendere nei dettagli che sono ovviamente segreti che il nostro lavoro ha avuto l'esito che tutti speravamo e la persona in questione oggi non è più radicalizzata»

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