Cronaca

Inquinamento: il "rischio Pfas" che spaventa il Veneto

Al Watec Italy 2016 si parlerà del distretto conciario vicentino dove sono alti i timori per la salute e a rischio decine di aziende

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Un sistema di impianto depurativo delle acque

Il Veneto chiede aiuto a Watec Italy 2016, il convegno internazionale sui problemi dell’acqua che si apre il 21 settembre a Venezia, per venire a capo di un nuovo fenomeno di inquinamento. Il problema nasce da una sostanza chimica che potrebbe mettere a rischio la salute delle popolazioni in diverse zone d’Italia e sicuramente ne minaccia l’economia.

Si chiama "perfluorato alchilico", in sigla pfas, ed è utilizzata soprattutto per impermeabilizzare pelli e tessuti. Sistemi di filtraggio efficaci al momento non se ne conoscono (i carboni attivi in uso per l’acqua potabile si esauriscono troppo in fretta) e dunque il perfluorato finisce nella falda acquifera delle zone in cui è utilizzato per le lavorazioni industriali. Da qui arriva nell’acqua dei pozzi, per poi finire nell’organismo delle persone.

Questo almeno è quel che succede nei dintorni di Arzignano, in provincia di Vicenza, dove esiste da decenni un importante distretto per la concia delle pelli e il pfas è stato riscontrato recentemente in quantità ben superiore alla media. Nessuno ha mai accusato disturbi, ma alcune di queste sostanze sono considerate cancerogene e il timore si è subito diffuso.

La fretta per il Veneto

A novembre dell’anno scorso il governo ha approvato un decreto legislativo per recepire la direttiva europea che impone, fra l’altro, tetti massimi per la presenza di queste sostanze nelle acque reflue, fissando al 2020 il limite temporale massimo per il loro rispetto.

La faccenda potrebbe riguardare anche altre regioni d’Italia, come la Campania, la Toscana e il Piemonte, dove esistono analoghe produzioni industriali, ma solo per il Veneto il governo ha richiesto che le soglie previste dalla direttiva europea siano rispettate immediatamente, per via dell’inquinamento della falda acquifera fra Vicenza, Verona e Padova dovuta alla presenza ormai trentennale (ad Arzignano, appunto) della Miteni, principale produttore di fluorati d’Italia e fra i primi d’Europa.

"Adeguarsi a queste soglie dall’oggi al domani dopo trent’anni di attività" dice Antonio Mondardo, presidente del Consorzio Arica che riunisce le tre più importanti aziende di depurazione delle acque della zona (Acque del Chiampo, Medio Chiampo e Avs) "è quasi impossibile e comunque non potrà accadere in modo indolore. Rischiamo la chiusura di decine di aziende e la perdita di migliaia di posti di lavoro".

L'appello a Watec Italy

Proprio per cercare una soluzione, Mondardo ha deciso di intervenire a Watec Italy, la mostra convegno sulle problematiche dell’acqua a livello mondiale organizzata dalla Kenes Exhibitions, società israeliana specializzata nella realizzazione di eventi e comunicazione per le imprese a livello internazionale.

La speranza è che da qualche parte nel mondo, fra le imprese radunate dagli organizzatori, ci sia qualcuno alle prese con lo stesso problema di Arzignano e abbia la soluzione tecnologica per realizzare dei filtri in grado di eliminare i perfluorati dall’acqua prima che si riversino nelle falde. E che il governo italiano conceda al Veneto, alla Miteni, al distretto conciario di Arzignano e al consorzio Arica il tempo per mettersi in regola.

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