(Ansa, Matteo Corner)
Cronaca

Giustizia, la «Terra di Nessuno»

Dall'inizio della quarantena la giustizia si è di fatto paralizzata, peggiorando una situazione già molto complicata

Nel 1987 il cantautore Francesco De Gregori pubblicò l'album intitolato "Terra di nessuno". Terra di nessuno che è, più o meno, la landa oscura in cui ci siamo ritrovati noi avvocati da quel fatidico 8 marzo 2020 allorché, in piena emergenza Covid, è stata disposta la sospensione di udienze e termini processuali, prima sino al 15 aprile e, poi, sino all'11 maggio.

Da allora la giustizia si è sostanzialmente paralizzata in quasi tutti i settori ma c'è un ambito in cui questo poderoso rallentamento – per usare un eufemismo – sta creando disagi inenarrabili ed è il settore che, per definizione, non puoi mettere in 'pausa': quello delle crisi familiari.

Già perché Coronavirus o no, lockdown o no, conferenza stampa del Primo Ministro o no (a reti unificate), i litigi fra coniugi non li puoi congelare, i mantenimenti li devi versare perché durante la quarantena i figli mangiano (e pure più di prima), le spese ci sono, la gente vuole comunque separarsi o divorziare.

Questi mesi di sostanziale stasi stanno creando malumori e cortocircuiti che le sezioni specializzate – ove vi siano (come nei Tribunali più grandi) – faranno una fatica erculea a normalizzare.

Ci sono coppie che hanno depositato ricorsi per separazione consensuale a gennaio o febbraio e che attendevano solo la fatidica convocazione avanti al Tribunale per formalizzare in tempi celeri l'intesa: peccato se la siano visti rimandare a fine anno o, quelli più sfortunati, ancora stanno attendendo che sia designato il Giudice e fissata l'udienza.

E' il fatto è che molti di questi convivono ancora sotto il medesimo tetto o attendono l'omologa del verbale d'udienza per attivare clausole lungamente pattuite come trasferimenti in altri immobili, corresponsioni patrimoniali o pecuniarie, cessioni di beni o altre utilità, pagamento di mantenimenti. E ancora questo è il meno.

Ci sono coppie già scoppiate che hanno dovuto sospendere il ricorso contenzioso o che stanno aspettando che qualcosa accada all'atto giudiziale depositato, una logorante attesa nella quale rimane sospeso ogni provvedimento a tutela.

D'altra parte le disposizioni governative rimettevano ai Giudici, in questo interstizio, la selezione delle situazioni ritenute meritevoli di attivazione e nel setaccio – a maglie mooooolto strette – ne sono andate perse a iosa. E ancora non è tutto.

Per la cause già radicate, quelle cioè già pendenti, la situazione non è migliore: ogni giorno si ha notizia di cittadini furibondi 'barra' delusi per i rinvii d'ufficio che fanno slittare di mesi le udienze di trattazione e ampliare ulteriormente tempi di evasione dei procedimenti già alquanto dilatati (sempre per usare l'usuale eufemismo).

La stessa modalità di trattazione scritta delle udienze – che consiste in un invito del Giudice a riassumere brevemente ciò che si vorrebbe dire in quella sede - volta ad evitare assembramenti nelle aule, spersonalizza l'occasione di naturale confronto con il magistrato, appiattisce e rende virtuale, quasi social, i termini della contesa, impedisce al giudicante di vedere e valutare vis-a-vis i soggetti con cui ha a che fare.

Già perché spesso e volentieri, quando si discute della vita delle persone e non di mere questioni societarie o tributarie, l'udienza assurge ad ago della bilancia: il Giudice in gamba, e ce ne sono molti, soppesa letteralmente la parte (ed il suo avvocato), ne capta le incertezze, le contraddizioni, le esitazioni, arrivando finanche a percepire la verità sottostante affermazioni di mera facciata, ad uso processuale.

Un po' come nel gioco del poker, dove il campione percepisce nell'avversario il carico che ha in mano dalla sola postura del viso.

Tutto questo è venuto meno e lo sarà ancora per i prossimi mesi, anche se tra poco tutto 'teoricamente' dovrebbe tornare come prima. Nulla di vero.

I Tribunali sono tutt'ora semivuoti, i Giudici lavorano in smart-working e così i cancellieri, i Palazzi di Giustizia sono oggi cattedrali vuote.

C'è paura e le soluzioni se le stanno trovando con il fai-da-te, elaborando sistemi come quello della trattazione scritta, poc'anzi menzionata, o delle udienze via Skype o similari, nei rari casi in cui qualche solerte magistrato voglia utilizzarli. Ma non è la stessa cosa.

La Giustizia dei Tribunali ora è come una gigantesca locomotiva che procede a passo di lumaca con il propulsore di una 500 di prima motorizzazione. Il macchinista – non ho pronunciato il nome del ministro – ha sostanzialmente lasciato la guida ai Tribunali, i Tribunali ai Giudici ed i Giudici alla loro valutazione caso per caso. Così si vivono sperequazioni fra fori distinti, Tribunali che provano a suggerire canali alternativi (come la negoziazione assistita che sostituisce i procedimenti di separazione e divorzi) e Tribunali che nemmeno hanno offerto un link per depositarla on-line. Sperequazioni fra Giudici che provano a dare continuità alle cause ed altri che rinviano e basta.

Siamo in una terra di nessuno e comprendo chi mi dice che oggi il problema più grande non sia nemmeno più il Covid ma ciò che questo lascerà come macerie: Sant'Agostino ci ha insegnato che senza giustizia ci sono solo bande di ladri ed il rischio ora è che se questa situazione proseguirà ancora la gente sceglierà di risolvere in altro modo i dissidi.

E sarà il caos.

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