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Cronaca

La giustizia civile italiana scoppia?La soluzione si chiama mediazione

Il ministro Cartabia lancia l'allarme per l'aumento del contenzioso, che presto metterà in difficoltà i nostri tribunali. Ma c'è chi propone un rimedio efficace: l'arbitrato. L'esperienza di Adr Center

Il ministro della Giustizia, Marta Cartabia, ha appena lanciato l'allarme: «I tempi dei processi» ha detto «continuano a registrare medie del tutto inadeguate». Poi ha aggiunto che bisogna fare presto, soprattutto per prevenire il collasso della giustizia civile, perché già al primo allentarsi della pandemia ci sarà un'esplosione del contenzioso, che i nostri tribunali sicuramente non riusciranno a reggere.

Il problema, di certo, non è nuovo. Già il 31 maggio 2011, nelle sue ultime Considerazioni finali da governatore della Banca d'Italia, se lo poneva lo stesso Mario Draghi: «Va affrontato alla radice il problema di efficienza della giustizia civile», affermava dieci anni fa l'attuale presidente del Consiglio. E aggiungeva: «La durata stimata dei processi ordinari in primo grado supera i 1.000 giorni e colloca l'Italia al 157esimo posto su 183 Paesi nelle graduatorie stilate dalla Banca Mondiale».

Dieci anni dopo, anche grazie alla competenza specifica del ministro Cartabia, una soluzione concreta ai problemi della nostra giustizia potrebbe venire dall'allargamento della mediazione, e dalla ricerca di soluzioni alternative alla risoluzione del contenzioso. E in prima fila ci sono le soluzioni che da tanto tempo propone ADR Center. Nata nel 1998, in Italia ADR Center (ADR sta per «alternative dispute resolution») è il primo organismo neutrale e indipendente a essersi specializzato nella gestione dei conflitti e nella risoluzione alternativa di controversie nazionali e internazionali. Tecnicamente si parla di «mediazione», «arbitrato» e altri «metodi di risoluzione alternativa delle controversie». La mediazione, in particolare, è stata introdotta nel nostro ordinamento nel marzo 2010, proprio per rendere più efficiente il sistema giudiziario civile e commerciale, oltre che come stimolo economico.

La questione è anche economica. L'ultima assemblea dell'Organismo congressuale forense, lo scorso 23 gennaio, ha calcolato che «un miglioramento del sistema giustizia in Italia potrebbe portare a un beneficio economico, in termini di minori costi, tra l'1,3% e il 2,5% del Prodotto interno lordo». È una misura che equivale a uno spettro tra 22 e 40 miliardi di euro. È stato stimato anche che l'allineamento delle nostre performance giudiziarie civili alla media di Germania, Francia e Spagna aumenterebbe la capacità italiana di attrarre investimenti che potrebbe determinare un loro incremento fino a 170 miliardi di euro.

«Dalle parole pronunciate da Draghi dieci anni fa», dice il fondatore di ADR, Leonardo D'Urso, «i progressi complessivi sull'efficienza della giustizia sono stati minimi. Le classifiche internazionali di settore ci vedono sempre inchiodati agli ultimi posti tra le economie sviluppate. L'approccio dell'introduzione di modifiche chirurgiche, quasi esclusivamente concentrate sul rito del codice di procedura civile non ha evidentemente funzionato. Affrontare alla radice il problema significa innanzitutto avere una visione ben più ampia del "servizio giustizia civile" che serve a risolvere gli inevitabili conflitti che nascono in ogni comunità, piccola o grande che sia».

L'errore di fondo, secondo ADR Center, è considerare la giustizia civile come sinonimo di giurisdizione. «Ci si è innamorati del processo civile e delle sue molteplici sfaccettature», dice D'Urso, «dimenticandosi di promuovere e facilitare il ricorso negoziale dei conflitti». L'idea, corretta, è che tribunali, anche se fossero perfettamente efficienti (e purtroppo non lo sono), non possano essere i soli luoghi dove si tenta la risoluzione dei conflitti. «Convogliare tutte le controversie nei tribunali», sottolinea D'Urso, «produce l'effetto opposto di quello desiderato, quando diciamo di voler garantire il diritto all'accesso alla giustizia in tempi e costi ragionevoli per cittadini e imprese». «Oggi», conclude D'Urso, «tocca al presidente Draghi e al ministro Cartabia affrontare la sfida che tutti i loro predecessori hanno perso, e quindi devono scrivere un piano chiaro e preciso all'interno del Recovery Plan».

Sarà necessario valorizzare ed estendere modelli di mediazione che si sono dimostrati efficienti, per esempio il ricorso all'«Arbitro bancario e finanziario», o il ricorso all'AgCom per le controversie tra operatori telefonici e consumatori, e soprattutto il ricorso alla mediazione civile. In particolare, in base all'esperienza di ADR Center, la partecipazione al primo incontro di mediazione, in un luogo neutrale e con l'assistenza degli avvocati e del mediatore, si è rilevato lo strumento più efficace perché le parti possano prendere volontariamente la decisione d'iniziare una procedura completa di mediazione. In assenza di questo incontro di persona oppure on-line tra le parti, nella stragrande maggioranza dei casi la decisione non viene presa.

Un ruolo importante, accanto a Cartabia, potranno avere i due ministri dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, e dell'Università e della Ricerca, Maria Cristina Messa. Suggerisce D'Urso: «Dovrebbero introdurre come materie obbligatorie in scuole e università corsi di prevenzione, gestione e risoluzioni dei conflitti. In particolar modo, le tecniche di negoziazione e di mediazione devono far parte della formazione dei giuristi per risolvere i conflitti prima di prendere il codice civile in mano».

In oltre 23 anni di attività, ADR Center ha aperto 48 sedi in Italia e 15 nel resto del mondo, e ha progetti attivi in tutto il globo. In Italia ADR Center coordina una rete di oltre 150 mediatori, arbitri e «case manager», esperti nella risoluzione dei conflitti e dei contenziosi per via stragiudiziale. Fin qui, ADR Center ha gestito più di 70 mila clienti, ha concluso oltre 35mila mediazioni e ha formato più di 15mila mediatori e negoziatori in tutto il mondo.

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