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Quel gran pasticcio al gasdotto Poseidon

Storia di un'opera che oggi diventa primaria ma che da un decennio vive di ritardi e proroghe

C’è un altro gasdotto, dopo Tap, che può aiutare a diversificare l’approvvigionamento, o almeno la dipendenza dalla Russia, finché l’Italia non deciderà di sfruttare i giacimenti nostrani puntando all’autonomia.

E’ il progetto EastMed, un tubo di duemila chilometri che dovrebbe portare il gas estratto dal bacino del levantino nel mare difronte a Israele, lungo il Mediterraneo attraversando Cipro e Grecia, con approdo finale a Otranto, in Puglia.

Il progetto sa da fare: ’I termini per la realizzazione del progetto Metanodotto IGI Poseidon tratto Italia… sono cosi prorogati: il termine per l’avvio dei lavori è prorogato a 1 ottobre 2023 e il termine per la fine lavori è prorogato al 1° ottobre 2025”. E’ questo il testo del decreto con cui lo scorso 26 marzo il ministero della Transizione ecologica ha rimesso in pista Poseidon, il tratto Grecia Italia di EastMed.

Il progetto da 6 miliardi di euro è sviluppato dalla società IGI Poseidon S.A. (società di diritto greco), partecipata in modo paritetico da DEPA S.A. e da Edison International Holding (100% Edison controllata dal gruppo statale francese Edf).

Per realizzarlo tutto ci vogliono 4 anni, al termine dei quali arriverebbero nel nostro Paese dai 10 fino ai 20 miliardi di metri cubi di gas in più.

Il progetto ha tutte le autorizzazioni necessarie dal 2011, con parere favorevole del Ministero dell’Ambiente, autorizzazione del ministero dell’Economia e Intesa con la Regione Puglia.

Ci vollero altri 5 anni però finché con Calenda al Mise l’Italia firmò una dichiarazione congiunta con i colleghi di Grecia, Cipro e Israele: “In considerazione del valore strategico di questo progetto, volto a creare una rotta di esportazione diretta per le risorse del Mediterraneo orientale verso l'Europa, nell'ambito del Corridoio del Mediterraneo Orientale, a complemento delle altre opzioni di esportazione in esame, i Ministri hanno deciso di costituire una gruppo di lavoro per monitorare le attività di sviluppo del progetto e identificare le modalità di supporto congiunto al progetto, finalizzate tra l'altro all'inclusione del progetto del gasdotto east-med nella 3a lista PCI e all'accesso al sostegno finanziario nell'ambito del CEF per l'avanzamento nel prossimo fase di sviluppo del progetto”. Calenda infatti riuscì ad ottenere dall’Europa il riconoscimento della strategicità dell’opera per interesse comunitario, e l’impegno a cofinanziarla mettendo subito 100 milioni di euro per gli studi di fattibilità in attesa dell’accordo per il finanziamento totale.

Poi arrivò il governo Conte, e bloccò tutto: “In questo momento non siamo disponibili a consentire l’approdo di un’infrastruttura, così come originariamente preventivato, a Otranto”, disse il Presidente Giuseppe Conte a Bari, in occasione della visita per l’inaugurazione dell’anno accademico.

La scusa fu una lettera inviata da una trentina di associazioni ambientaliste al Premier prima delle elezioni europee del 2019. I 5 stelle raccolsero l’appello e non parteciparono alla firma di marzo tra Cipro, Grecia e Israele, rinunciando all’approdo italiano.

Finché è arrivato Cingolani, è ha ripreso il progetto, prorogando i tempi per la realizzazione.

Ma subito si son fatti sentire gli attacchi del Fatto quotidiano, a cui il ministro della transizione ha inviato una replica: “si precisa che il Ministro Cingolani non ha mai firmato alcun atto relativo al progetto di gasdotto Poseidon, autorizzato nel 2011 dal Ministro dello sviluppo economico come via di importazione del gas proveniente dall'Azerbaijan, che ha poi invece preso la strada del gasdotto TAP, già in esercizio, e quindi ripensato dai promotori e dalla Commissione Europea come possibile via di arrivo in Europa del gas proveniente dall'offshore israeliano e cipriota. È stata solo firmata da una direzione dell'ex MISE una nota di aggiornamento dei termini di inizio lavori a suo tempo stabiliti dal Ministero dello sviluppo economico per tenere conto che le indagini preliminari sui siti hanno evidenziato la presenza di rifiuti abbandonati contenenti amianto, che hanno reso necessario un piano di caratterizzazione ambientale e analisi di rischio che si concluderà nel 2023. In ogni caso, è stato più volte ribadito da parte italiana che tali nuove risorse di gas del bacino del Mediterraneo dell'Est (sempre che nel frattempo i consumi di gas, in calo in Italia e in Europa per il programmato forte aumento delle rinnovabili nella generazione elettrica, per gli obiettivi di decarbonizzazione al 2050 ne giustifichino l'investimento da parte dei privati) potrebbero essere veicolate attraverso il transito nella rete greca e poi utilizzando la possibile espansione della capacità di trasporto dell'esistente gasdotto TAP, raddoppiabile senza opere aggiuntive in Italia”.

Questa linea è stata confermata dal Ministro anche a fine gennaio in audizione alla Camera: “abbiamo messo in stand by Poseidon perché arriverebbe in Puglia, una località che ha dato già tanti problemi per Tap”.

Poi però è scoppiata la guerra della Russia all’Ucraina, e l’esigenza per l’Italia di trovare nuove fonti per affrancarsi dal gas russo. Il governo quindi ha rispolverato il progetto del gasdotto da Israele, ma l’ostacolo dei partiti sul territorio resta.

“Presidente Emiliano cosa dice la Regione Puglia del nuovo gasdotto che potrebbe arrivare da Israele per renderci più indipendenti dal gas russo, lo ostacolerà come con Tap?” chiedevano due giorni al Presidente della Puglia in un convegno sull’energia a Bari: “Veramente io so che anche quello porta il gas russo”.

Gli corre in soccorso Cingolani, seduto accanto a Emiliano, che per non metterlo in imbarazzo gli suggerisce nell’orecchio a bassa voce “Israele, EastMed ha il gas di Israele”.

Emiliano si corregge “be però a me il primo parlarne è stato l’ambasciatore russo”.

Chissà perché i russi avevano parlato proprio ad Emiliano, nella terra di San Nicola, di un gasdotto mediterraneo. In effetti in dieci anni di ostacoli al Poseidon, questa che dovesse portare gas russo non si era mai sentita prima. Anche perché forse, fosse stato vero, avrebbe avuto via libera.

E invece la figuraccia del governatore della Puglia, ora che si apre un altro corridoio mentre teniamo fermi i giacimenti italiani, è il segnale che anche questo gasdotto non avrà vita facile finché teniamo aperti i rubinetti russi.

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Annarita Digiorgio