Fassina conservatorio santa cecilia
Il deputato Stefano Fassina. Sullo sfondo, il Conservatorio Santa Cecilia (Ansa).
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Cronaca

Fassina: «Il ministro deve commissariare il Conservatorio Santa Cecilia»

Il deputato LeU ha presentato la seconda interrogazione parlamentare. E incalza: «Ora Maria Cristina Messa deve agire. Altrimenti diventa corresponsabile».

Mentre la ministra dell'Università Maria Cristina Messa non ha dato risposta alle sei domande sul Conservatorio Santa Cecilia che Panorama le ha posto il 19 novembre, il deputato Stefano Fassina ha presentato la sua seconda interrogazione parlamentare. Seconda presentata da Fassina, ma decima considerando tutte le altre, che denunciavano numerose violazioni di legge. Già lo scorso giugno, rispondendo alla prima interrogazione di Fassina, il sottosegretario per le Infrastrutture Alessandro Morelli aveva riferito che «il Ministero ha potuto valutare la gravità dei rilievi prospettati dalla Commissione ispettiva». E aveva riconosciuto la persistenza di «svariate disfunzioni gestionali che hanno determinato inevitabilmente una compromissione del buon andamento del Conservatorio». Sono passati sei mesi e il ministero non ha fatto niente. Ecco perché il 2 dicembre Fassina ha presentato una seconda interrogazione. E, come preannuncia a Panorama, se non succederà ancora niente ne presenterà una terza. E non finirà lì.

Chi ha risposto alla sua seconda interrogazione parlamentare sul Conservatorio Santa Cecilia?

«Mi ha risposto la sottosegretaria all'Istruzione Barbara Floridia, perché il ministero dell'Università non ha sottosegretari».

Come mai non le ha risposto direttamente la ministra?

«In genere agli atti di sindacato ispettivo risponde un sottosegretario. In genere. Venerdì scorso su un'altra questione mi ha risposto il ministro, però in genere risponde il sottosegretario».

E che cosa le ha risposto la sottosegretaria?

«Diciamo che la risposta è stata contraddittoria. Come era stata contraddittoria la prima risposta, perché sostanzialmente sottolinea che vi è stata interlocuzione con la direzione amministrativa del Conservatorio, che sono state prodotte documentazioni e che però “permangono ancora alcune importanti criticità, soprattutto dal punto di vista contabile”. Quindi è questo che risponde: dopo le gravi criticità rilevate dalle ispezioni ministeriali, dopo le 13 soccombenze giudiziarie che ha avuto il Conservatorio, anche su questioni molto rilevanti come i diritti dei lavoratori, nonostante permangano importanti criticità, soprattutto dal punto di vista contabile, non si procede con il commissariamento».

Perché?

«Il perché non è chiaro. A giugno scorso mancava una norma d'interpretazione che rendesse inattaccabili i poteri di commissariamento in capo al ministero. Ma ora la norma, grazie anche alla meritoria iniziativa del ministero, è stata introdotta».

A questo punto...

«A questo punto che cosa aspetta la ministra ad agire? Noi auspichiamo - l'ho ribadito nella mia controrisposta nella quale mi sono dichiarato insoddisfatto della risposta del sottosegretario – che intervenga».

Già, che cosa aspetta la ministra?

«Diciamo che la risposta alla mia interrogazione lascia aperta la possibilità del commissariamento. Dopo aver ribadito che permangono importanti criticità, ricorda in conclusione che per iniziativa del ministero stesso è stata introdotta una norma che chiarisce la sussistenza dei poteri di commissariamento in capo al ministro. La risposta finisce così, lasciando quindi aperta la possibilità di commissariamento. Ci attendiamo che si attui, perché nella risposta il governo non si ritiene soddisfatto di quanto ha prodotto la direzione del Conservatorio».

Il governo, insomma, non dice che va tutto bene.

«Appunto. Il ministero stesso afferma che rimangono importanti criticità e richiama da ultimo la norma che ha introdotto, riconoscendo quindi che i poteri sono chiari. Dunque se la logica ha ancora un senso, mi aspetto come conseguenza che proceda al commissariamento. Se così non sarà, come ho detto in replica alla sottosegretaria, noi nel giro di poche settimane torneremo a chiedere conto al governo. Ho chiesto anche che vengano resi disponibili alla Commissione i documenti che sono stati prodotti dalla direzione del Conservatorio, in modo che possiamo valutare direttamente in che misura spiegano le criticità rilevate dalle ispezioni. Dopo di che continueremo a martellare. Perché o il ministro ci dice che va tutto bene, che si sono risolti i problemi, o procede. Ma non può continuare a dirci che permangono importanti criticità e poi non fare nulla. Delle due l'una: o le criticità vengono superate o permangono. Siccome il ministro dice che permangono, mi aspetto che intervenga».

Quando?

«Quando non lo so. Questa è un'aspettativa logica e politica sulla base della risposta alla mia interrogazione. Sono insoddisfatto perché avrei voluto che fosse arrivato oggi l'annuncio di un prossimo intervento di commissariamento. Non è arrivato, ma dalla risposta mi aspetto che avvenga a breve».

Altrimenti?

«Altrimenti quelle “importanti criticità” diventano responsabilità anche del ministero».

Ma perché i tempi sono così lunghi?

«Me lo ha già chiesto il 19 novembre. E io le ripeto quello che le ho detto allora: evidentemente, di fronte a queste ripetute constatazioni di problemi, c'è qualcuno dentro o fuori dal ministero che fa da ostacolo a quanto sarebbe necessario fare».

Però il capo in testa è il ministro...

«Per questo mi aspetto un intervento. Mentre a giugno c'era la norma da chiarire, adesso la norma è stata chiarita, l'interlocuzione con il Conservatorio c'è stata. Il ministero stesso riconosce che permangono “importanti criticità”. Ora deve agire. Altrimenti è corresponsabile. Nella prossima interrogazione, se non ci fossero state novità, metteremo in evidenza quest'aspetto. Finanche evidenziando il problema alla Corte dei conti».

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