Cronaca

Dj Fabo-Cappato: perché per il Governo l’aiuto al suicidio è un reato

La difesa dell'articolo 580 e la decisione di dare mandato all’Avvocatura dello Stato di costituirsi davanti alla Corte costituzionale

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Chiara Degl'Innocenti

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La vicenda legata alla morte di dj Fabo sembra non avere fine. Dopo che il governo Gentiloni ha dato mandato all'Avvocatura dello Stato di costituirsi davanti alla Corte costituzionale nel procedimento sollevato dalla Corte di Assise di Milano nell'ambito del processo a Marco Cappato per la morte di Fabiano Antoniani, la conclusione di un processo e  e il futuro di una legge appena approvata sembrano essere rimessi in discussione.

Cosa è successo

Poiché l'articolo 580 del codice penale sembra essere in contrasto con la Costituzione, il sottosegretario alla Presidenza Maria Elena Boschi ha firmato l'atto depositato alla Consulta a nome del governo nel processo per la morte del dj milanese. ?Certamente non si tratta di un'iniziativa contro Cappato, anzi la scelta effettuata mira a difendere le iniziative di chi aiuta le persone già determinate a porre fine alla propria vita? ha precisato il ministro. Vediamo cosa è successo.

Le tappe della vicenda di dj Fabo

Per comprendere l'intera vicenda dobbiamo riavvolgere il nastro e partire dall'inizio. Il 27 febbraio 2017 l'esponente dei Radicali e dell'Associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, accompagna in Svizzera dj Fabo. Qui, il giovane tetraplegico e cieco dopo un grave incidente avvenuto nel 2014, trova la morte tramite il suicidio assistito. Il giorno successivo Cappato si autodenuncia mentre la procura chiede l'archiviazione del caso. Il giudice di Milano però si oppone ordinando il processo. Neanche un mese più tardi, il 17 gennaio, viene richiesta dal pm l'assoluzione per Cappato ?che non ha rafforzato il proposito di morire di Fabiano Antoniani?. Trasmessi gli atti alla Consulta per valutare la costituzionalità del reato di aiuto al suicidio, il 3 aprile (ultimo giorno utile) il fascicolo della della Corte viene rimpolpato di ben 17 pagine secondo cui il Governo Gentiloni ?difende? l'articolo 580 del codice penale che disciplina l'istigazione al suicidio con una punizione da 1 a 5 anni, come l'aiuto a mettere fine alla propria vita sotto forma di ?agevolazione?. Di tutto questo ne ha dato notizia l'Associazione Luca Coscioni.

Una decisione, quella del Governo, che provoca inevitabili polemiche proprio perché dall'inizio del processo le varie associazioni, tra cui quella dedicata a Luca Coscioni, si erano appellate allo stesso Gentiloni perché restasse fuori dal caso attraverso un non schieramento (politico) riguardo alla legittimità dell'articolo in questione.

Il rischio del ?vuoto normativo?

Ma perché è stato rimesso tutto in discussione? Nonostante i giudici di Milano fossero giunti alla conclusione che Fabio Cappato fosse sostanzialmente innocente e andasse assolto, vi erano sentenze analoghe precedenti che invece sostenevano il contrario. Per chiarire una volta per tutte se il reato di aiuto al suicidio sia conforme o meno alla Costituzione italiana è stato chiesto alla Consulta di pronunciarsi sulla incostituzionalità della norma e sulla sua decadenza che lascerebbero impuniti ?quei comportamenti che nulla hanno a che fare con il caso di dj Fabo?. Con il rischio di creare, quindi, ?un vuoto normativo rilevante?, come scrive l'avvocato di Stato Gabriella Palmieri.

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