Cronaca

Chi è Paolo Borrometi, il giornalista minacciato di morte dalla mafia

Mandato d'arresto per quattro persone. Nelle intercettazioni progettavano di eliminare il cronista noto per le sue inchieste siciliane

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Matteo Politanò

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Un personaggio scomodo, un intralcio da eliminare ad ogni costo. Paolo Borrometi, giornalista siciliano, vive dal 2013 con l'incubo delle minacce di morte. La sua colpa? Fare il suo lavoro, informare la Sicilia sulle sue ferite, in particolare nelle zone di Ragusa e Siracusa. Dal 2014 vive sotto scorta dopo un'aggressione e numerose minacce. Le ultime sono sfociate in quattro arresti dopo le intercettazioni dei carabinieri che hanno svelato un progetto per assassinarlo, l'ennesimo.

La carriera

Paolo Borrometi è un giornalista nato a Ragusa nel 1983. Collaboratore dell'AGI per la provincia ragusana, nel 2013 ha fondato la testata giornalistica d'inchiesta "La Spia". Sin da subito la sua attività è stata minacciata dalla malavita di Ragusa e Siracusa, intimidazioni che nel 2014 sono sfociate in violenza.

Le inchieste nel mirino

Le indagini di Borrometi scuotono il mondo della criminalità organizzata, indagano i lati oscuri del siracusano e del ragusano. Gli argomenti bollenti sono investigazioni che puntano i riflettori sulle ombre: dall'azienda commissariata per mafia Italgas, ai trasporti su gomma gestiti dalla malavita nel mercato ortofrutticolo di Vittoria, fino alla "via della droga", il percorso sospetto dei corrieri che collega il porto di Gioia Tauro fino alla provinca di Ragusa.

L'aggressione

Il 16 aprile 2014 Borrometi viene raggiunto e aggredito da uomini incappuciati che gli provocano una grave menomazione alla mobilità di una spalla. In quel periodo il giornalista si stava occupando dell’omicidio di Ivano Inglese, trentaduenne postino di Vittoria trovato assassinato la sera del 20 settembre 2012. Da agosto 2014 Borrometi viene così messo sotto scorta dai carabinieri e l'AGI lo trasferisce da Ragusa a Roma.

Le intercettazioni

Dalle intercettazioni tra il boss di Cosa Nostra della provincia di Siracusa, Salvatore Giuliano, e un altro membro di spicco dell'organizzazione, Giuseppe Vizzini, sono emersi i nuovi messaggi con le minacce: "Fallo ammazzare, ma che c**** ci interessa". Il dialogo risalirebbe all'8 gennaio scorso. "Lo sai che ti dico? Ogni tanto un murticeddu (un morto ndr) vedi che serve… Per dare una calmata a tutti. C'è bisogno, così si darebbero una calmata tutti gli sbarbatelli”. In un altro ambientale del 20 febbraio Giuseppe Vizzini fa nuovamente riferimento a Borrometi, dicendo che picca n’avi, "poco ne ha" e condividendo i suoi progetti d'omicidio con i figli. Per i carabinieri all'ascolto il materiale è sufficiente: scattano gli arresti.

Gli arresti

Il Gip Giuliana Sammartino arriva alla conclusione che il clan catanese dei Cappello, su richiesta del boss siracusano Salvatore Giuliano, stava per organizzare "un'eclatante azione omicidiaria" per "eliminare lo scomodo giornalista". Vengono così emesse tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Giuseppe Vizzini, di 54 anni, e dei figli Simone Vizzini, di 29 anni, e Andrea Vizzini di 24. È ancora ricercato invece Giovanni Aprile, di 40 anni. Tutti dovranno rispondere di minaccia e violenza a un pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato, detenzione e porto illegale di un ordigno esplosivo, aggravati dalle modalità mafiose, al fine di agevolare il clan Giuliano attivo nel territorio di Pachino e Portopalo di Capo Passero. Un nuovo capitolo di una lunga saga del terrore nei confronti della libertà di stampa: nel 2017 fu condannato per minacce gravi di morte a Borrometi il boss Giambattista Ventura, nel 2017 le minacce arrivarono dal pluripregiudicato Francesco De Carolis, fratello del boss Luciano De Carolis.

La solidarietà

Nelle ultime ore i messaggi di solidarietà al giornalista si moltiplicano sui social. Dai politici Luigi Di Maio, Virginia Raggi ed Andrea Orlando fino a siciliani popolari come Ficarra e Picone.

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