Edoardo Frittoli

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Sconterà la sua pena in Italia Maurizio Tramonte, ex militante di estrema destra condannato all'ergastolo come esecutore materiale della strage di Piazza della Loggia a Brescia del 28 maggio 1974 che costò la vita a 8 persone e causò il ferimento di altre 102.

L'esponente di spicco del movimento neofascista Ordine Nuovo era stato arrestato in Portogallo il 20 giugno 2017 e sarà estradato in Italia dopo essere stato rintracciato dai Carabinieri del Ros di Brescia.

DALL'MSI A ORDINE NUOVO

Quando innescò l'ordigno di Brescia, Tramonte aveva solo 21 anni ma già poteva contare diversi anni di militanza nel movimento neofascista di Ordine Nuovo, nato nel dicembre 1969 pochi giorni dopo la strage di Piazza Fontana a Milano.

Originario di Camposampiero, paese alle porte di Padova dove era nato nel 1952, Tramonte è attivista dell'MSI sin dalla prima adolescenza. Dopo la militanza nell'estrema destra parlamentare di Ordine Nuovo a cavallo tra gli anni '60 e '70 entra in contatto con i settori deviati dei servizi segreti del Sid, di cui diviene informatore con il nome in codice "Tritone". Con questo ruolo Tramonte innesca l'ordigno a Brescia, mischiandosi tra la folla della manifestazione sindacale indetta quel giorno di 43 anni fa. Poco dopo la strage si trasferisce a Matera, terminando l'attività di informatore ed iniziando una serie di attività imprenditoriali che lo porteranno a guai giudiziari per bancarotta, finendo ai domiciliari all'inizio degli anni '90.

LE INDAGINI, I PROCESSI, LA FUGA

Solo nel 1993, a quasi vent'anni dalla strage di Piazza della Loggia,  sarà interrogato per il suo ruolo di esecutore materiale dell'attentato terroristico di Brescia. L'iter giudiziario lo vedrà imputato assieme al mandante, il neofascista Carlo Maria Maggi. Inizialmente assolto nei primi due gradi di giudizio, Tramonte sarà condannato in via definitiva nel 2015 dopo che la Cassazione aveva istruito un nuovo processo, durante il quale una complessa perizia antropologica lo aveva riconosciuto in un'istantanea scattata accanto al cadavere di una delle vittime.

Durante le udienze era chiaramente emersa la presenza di Tramonte alle riunioni preparatorie dell'attentato di Brescia e la sua disponibilità a piazzare l'ordigno sotto i portici della piazza. La sentenza che lo condanna all'ergastolo arriva nel giugno 2017. Pochi giorni prima Tramonte fugge in Portogallo attraverso la Francia e la Spagna. Viene arrestato a Fatima, durante una visita al Santuario. Grazie al lavoro dei Ros di Brescia, dell'Interpol e delle autorità portoghesi, Maurizio Tramonte sarà estradato e tradotto in carcere in Italia dove sconterà la condanna per una delle più gravi ferite inferte alla democrazia nel buio degli anni di piombo.

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