«Sono ancora capace di creare. Sono pronto a creare e spero che, attraverso il mio percorso di espiazione, mi venga concessa una seconda possibilità». Era il 2013, quando John Galliano rilasciava la sua prima intervista televisiva dopo lo scandalo che due anni prima aveva portato al suo licenziamento da Christian Dior. Una seconda possibilità che non è soltanto arrivata, ma ha già assunto i contorni di una vera e propria consacrazione.
Il Metropolitan Museum of Art di New York ha, infatti, annunciato che la mostra di primavera 2027 del Costume Institute sarà interamente dedicata allo stilista. Si intitolerà John Galliano: Horizons e accompagnerà il prossimo Met Gala, trasformando quello che per anni era stato considerato un nome quasi impronunciabile nella figura centrale della notte più osservata del fashion system.
John Galliano entra nella storia del Met
In programma dal 9 maggio 2027 al 9 gennaio 2028, John Galliano: Horizons sarà la prima grande retrospettiva museale dedicata all’intera opera del designer e farà di lui soltanto il terzo stilista vivente al quale il Costume Institute abbia dedicato una monografica, dopo Yves Saint Laurent nel 1983 e Rei Kawakubo nel 2017.
Curata da Andrew Bolton, la mostra seguirà oltre quarant’anni di carriera attraverso abiti, accessori, disegni, tele, quaderni di ricerca e materiali d’archivio. Il percorso partirà da Les Incroyables, la collezione di diploma presentata alla Central Saint Martins nel 1984, per attraversare il marchio che porta il suo nome, le esperienze da Givenchy e Christian Dior e il decennio trascorso alla guida di Maison Margiela, culminato nella folgorante collezione Artisanal della primavera 2024.
Dalla damnatio memoriae alla consacrazione
Eppure il vero argomento della mostra rischia di non essere soltanto la moda. Nel 2011 Galliano venne licenziato da Dior e dal proprio marchio dopo la diffusione di video che documentavano dichiarazioni antisemite e razziste pronunciate in un locale parigino. Seguì una condanna da parte della giustizia francese, il ricovero in una clinica per affrontare le dipendenze e una lunga scomparsa dalla scena pubblica.
Per qualche tempo il suo nome sembrò destinato a essere espulso dalla storia ufficiale della moda, nonostante fosse impossibile cancellarne l’influenza. Poi arrivarono le scuse, il percorso di riabilitazione, lo studio della storia ebraica e il ritorno alla direzione creativa di Maison Margiela. Una collezione dopo l’altra, Galliano ricostruì la propria reputazione fino allo show Artisanal del 2024, accolto come uno dei momenti più potenti della moda contemporanea.
Ora il Met completa simbolicamente quel movimento, portandolo dall’esilio al museo. Sarebbe però riduttivo leggere l’operazione come una semplice favola di caduta e redenzione. Il Costume Institute ha precisato che l’esposizione affronterà direttamente i comportamenti antisemiti, razzisti e anti-asiatici del designer, interrogandosi sul rapporto tra risultato artistico, responsabilità morale e riconoscimento istituzionale.
La moda cambia idea, purché il talento sia abbastanza grande
Rimane il cortocircuito. Per oltre un decennio Galliano è stato il grande rimosso del fashion system, presente ovunque attraverso la propria eredità estetica eppure tenuto ai margini del suo racconto ufficiale. Oggi quella stessa industria lo colloca al centro del Met Gala, l’altare sul quale decide ogni anno che cosa debba diventare storia, arte e immaginario collettivo.
Anna Wintour ha dichiarato che nessuno merita un’esposizione di questa portata più di lui e che una carriera non può essere definita da un solo momento, pur riconoscendo che Galliano dovrà convivere per sempre con quanto accaduto.
La moda, del resto, non possiede una memoria lineare. Procede per rimozioni, ritorni, citazioni e revisioni, recuperando ciò che ieri aveva dichiarato intollerabile quando il tempo, il desiderio o la convenienza rendono possibile una nuova lettura.
