Cronaca

Caso Cappato su Dj Fabo: le tappe del processo

Tutto è partito da un'autodenuncia. Dopo che gli stessi pm hanno chiesto l'assoluzione, la questione è rinviata alla Corte Costituzionale. Ecco cosa è successo e perché è importante

Marco Cappato

Simona Santoni

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La Corte d'Assise di Milano ha deciso di trasmettere gli atti alla Corte Costituzionale affinché valuti la legittimità costituzionale del reato di aiuto al suicidio nel processo a Marco Cappato. Una vittoria per l'esponente radicale e tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni, imputato per l'aiuto al suicidio di Dj Fabo

Il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, insieme al pm Sara Arduini, nella requisitoria del 17 gennaio aveva chiesto che Cappato venisse assolto "perché il fatto non sussiste" e perché il suo intervento è stato un aiuto alla morte dignitosa. 

Ecco tutte le tappe di un processo particolare (e importante), dove i ruoli si ribaltano: l'imputato si autodenuncia, l'accusa ne chiede l'assoluzione, lui preferisce la condanna. 

Cosa era successo

Il 27 febbraio 2017 Fabiano Antoniani, noto come Dj Fabo, quarantenne da tre anni cieco e tetraplegico in seguito a un incidente stradale, ha scelto il suicidio assistito nella clinica svizzera Dignitas. Ad accompagnarlo da Milano a Zurigo, in un gesto di disobbedienza civile, è stato Marco Cappato, sostenitore dell'eutanasia legale con l'Associazione Luca Coscioni.

Nella sua battaglia per il diritto all'autodeterminazione dei cittadini davanti alla fine della vita, Cappato si è quindi autodenunciato per il reato di aiuto al suicidio in base all'articolo 580 del codice penale. La Procura di Milano il 3 maggio 2017 ha chiesto l'archiviazione dell'attivista, parlando di "diritto alla dignità della vita inteso come sinonimo dell'umana dignità", e indicando il gesto di Cappato come un aiuto affinché Dj Fabo esercitasse il suo diritto "alla dignità umana".

L'11 maggio 2017 il gip di Milano Luigi Gargiulo non ha accolto l'archiviazione, allo scopo di effettuare ulteriori indagini. Quindi il 10 luglio ha disposto l'imputazione coatta (poiché nel nostro ordinamento non esiste il "diritto a una morte dignitosa"). Da qui, il 13 luglio, il passaggio obbligato: i pm milanesi Tiziana Siciliano e Sara Arduini hanno chiesto il rinvio a giudizio di Marco Cappato. 

Cosa ha detto il pm di Milano

Il 17 gennaio 2018 Tiziana Siciliano, procuratore aggiunto di Milano, ha chiesto l'assoluzione per Marco Cappato. 

Ecco alcuni estratti della sua requisitoria: "Se Fabiano avesse avuto anche solo 30 secondi per muoversi liberamente avrebbe messo fine alle proprie sofferenze da solo, per recuperare quella dignità che la malattia gli aveva tolto. Aveva bisogno di un braccio meccanico che operasse per lui".

Il pm, ricalcando la precedente richiesta di archiviazione, ha sottolineato che "qualunque diritto deve essere messo in bilanciamento", che "il metro di valutazione è la dignità della vita e della morte" e che "il diritto alla dignità esiste".

Cappato, quindi, avrebbe solo "agevolato" dj Fabo "nell'esercizio di un suo diritto". "Diritto che fa sì che in determinate condizioni fisiche renda necessario che questa scelta venga portata a compimento. E se questa scelta, per impossibilità fisiche, richiede un aiuto, che questo aiuto venga dato". Se Antoniani si fosse limitato a rinunciare alle cure sarebbe andato incontro a una "morte indegna", costringendo anche madre e fidanzata "a un trattamento inumano" in quanto "avrebbero assistito a una lunga e rantolante agonia". E quindi la conclusione: "Fabiano vedeva il suicidio assistito come una vittoria. La sua volontà di mettere fine alle sofferenze era fortissima". 

In precedenza Arduini aveva sostenuto: "Marco Cappato non ha avuto alcun ruolo nella fase esecutiva del suicidio assistito di Fabiano Antoniani e non ha nemmeno rafforzato la sua volontà di morire". 

Cosa ha detto Marco Cappato

Per Cappato, la vittoria non sarebbe l'assoluzione ma il riconoscimento del diritto alla libertà personale, sempre, anche alla fine della vita. Se il suo aiuto fosse ritenuto irrilevante, preferirebbe una condanna.

Il 17 gennaio, rivolgendosi ai giudici, ha affermato: "Se dovesse arrivare un'assoluzione che definisce irrilevanti le mie azioni, mentre sono stati determinanti, vi dico che preferirei una condanna. Quella motivazione paradossalmente aprirebbe la strada a qualcosa che nessuno può volere: si accetterebbe che solo chi è in grado di raggiungere la Svizzera può essere libero di scegliere".

Quindi si è soffermato sulla missione di Dj Fabo, che ha scelto di dare pubblicità alla sua scelta, a differenza dei molti italiani che si recano in Svizzera "clandestinamente": "La pubblicità scelta da Fabo non era quella di chi ha la presunzione di essere un modello da emulare, ma di chi vuole dare un esempio pubblico di libertà e dignità".

Il rinvio alla Corte Costituzionale

Il 14 febbraio la Corte d'Assise di Milano ha sospeso il processo a carico di Cappato sollevando davanti alla Corte Costituzionale la legittimità costituzionale dell'artico 580 del codice penale che disciplina il reato di aiuto e istigazione al suicidio e prevede una pena tra i 6 e i 12 anni di carcere. 

All'individuo va "riconosciuta la libertà" di decidere "come e quando morire" in forza di principi costituzionali: è un passaggio dell'ordinanza letta. Per i giudici, in sostanza, Cappato non ha rafforzato il proposito suicidiario e la parte della norma che punisce l'agevolazione al suicidio senza influenza sulla volontà dell'altra persona è costituzionalmente illegittima.

La reazione dei famigliari di Fabo e di Cappato

"È una vittoria non solo per Fabo, ma per tutti": così Valeria Imbrogno, la fidanzata di Fabiano Antoniani, ha commentato la decisione della Corte d'Assise. La donna dopo la lettura dell'ordinanza ha abbracciato Cappato e ha ringraziato quanti hanno "lavorato duramente e profondamente in questi mesi". 

"Aiutare Fabo a morire era un mio dovere, la Corte costituzionale stabilirà se questo era anche un suo diritto, oltre che un mio diritto": ha detto Cappato, fuori dall'aula. "Sono grato ai giudici per aver riconosciuto che non c'è stata alcuna alterazione della volontà e della scelta di Fabiano Antoniani e per quanto riguarda la libertà e la possibilità di decidere per se stessi e per la propria vita è materia per il giudice costituzionale. Rispettiamo questa scelta e crediamo che onori il valore del diritto e delle istituzioni". 

Perché è importante

Il processo a Cappato ha un percorso tutto suo. È stato lo stesso imputato ad autodenunciarsi, i pubblici ministeri ne hanno chiesto l'archiviazione. Passaggi importanti di una battaglia sulla libertà del fine vita con un obiettivo unico, come scritto dall'Associazione Coscionifar emergere i diritti costituzionali non previsti dall'art. 580 del codice penale, che non tiene conto dei diritti enunciati nella Costituzione, redatta successivamente, che prevede "che la libertà personale è inviolabile e che nessuno può essere sottoposto a terapie che intende rifiutare".

Giulia Crivellini, avvocato, membro di direzione di Radicali Italiani, ha riassunto su Facebook la "sregolata grandezza" di questo processo:


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