Aborti clandestini e non: una lotta per la salute delle donne
(iStock)
Aborti clandestini e non: una lotta per la salute delle donne
Cronaca

Aborti clandestini e non: una lotta per la salute delle donne

Ci sono questioni mediche che sono innegabili e vanne tenute in considerazione

Il 28 settembre è stata celebrata la Giornata mondiale per l'aborto libero e sicuro: un evento importante perché nel mondo si eseguono centinaia di migliaia di aborti clandestini ed insicuri. E questo accade anche in Italia con circa 20.000 aborti clandestini all'anno.

Pochi però si chiedono: l'aborto legale è veramente sicuro? Sono le donne veramente informate dei rischi per la loro salute fisica e psichica causati dall'aborto? La questione delle pari opportunità tra uomo e donna è sempre una questione aperta in questa società dove ancora le donne vengono costrette a firmare dimissioni in bianco, per un'eventuale gravidanza. Quando c'è di mezzo la salute, poi, accade che chi fa il più piccolo intervento chirurgico debba firmare un dettagliato 'consenso informato' che elenca tutti i possibili rischi ed effetti collaterali; in caso di aborto, invece, a seguito di una ricerca presso strutture sanitarie sparse in tutta Italia, abbiamo potuto constatare che alle donne viene fatta firmare una paginetta, per lo più incomprensibile, dove "la gestante dichiara che la sua ultima mestruazione risale a una certa data (15 giorni prima) e manifesta l'intenzione di ricorrere all'interruzione della gravidanza presso le idonee strutture sanitarie autorizzate, a norma della Legge 194/78". Pochissime altre informazioni. Ma allora, la salute delle donne interessa per davvero, o no?

Interrompere una gravidanza con l'aborto non è un qualsiasi intervento medico. Dal punto di vista fisico l'Ivg dà un duro contrordine al corpo della donna, blocca un processo naturale complesso, provocando – meccanicamente (aborto chirurgico) o chimicamente (aborto medico o farmacologico con Ru 486) – un trauma, che può provocare complicanze e rischi per la salute fisica, sia nell'immediato che in futuro. Senza contare tutti i rischi annessi a qualsiasi intervento chirurgico con anestesia.
Quanto alla salute psichica, l'aborto è una ferita profonda nell'intimo della natura femminile: come il suicida violenta l'innato istinto di sopravvivenza, così la madre violenta l'innato istinto materno. Qualcuno dice che l'istinto materno non esiste. Dovrebbe provare a togliere un cucciolo a una tigre. L'istinto materno è qualcosa di ancestrale e naturale, animale, comune a tutte le madri. La madre è ben consapevole di non aver curato una malattia, con l'aborto a cui si è sottoposta, non ha aspirato una semplice cisti o tolto un tumore. La madre sa che quello che è stato eliminato era un bambino, suo figlio, anche se la propaganda post sessantottina lo ha cancellato dal dibattito pubblico e parla solo in termini tecnici di morula, blastocisti, embrione, feto o addirittura di "un grumo di cellule", "prodotto del concepimento".

Le Relazioni ministeriali tendono a omettere i dettagli delle complicanze fisiche dell'aborto. I dati sono vaghi, la questione è considerata per principio "trascurabile" e invece ogni anno centinaia di donne soffrono per qualche evento avverso. La tabella 27 dell'ultima Relazione ministeriale pubblicata nel luglio di quest'anno (reperibile su internet) riporta solo complicanze a breve termine, circa 414 casi: emorragie, infezioni e "altro". Non è dato sapere che l'aborto può provocare danni e perforazioni alla cervice e all'utero, e complicanze in gravidanze successive (infertilità, parti prematuri, placenta previa, necessità di isterectomia post-partum, sanguinamento vaginale). Nessuno dice che l'aborto è una delle cause del cancro al seno. Inoltre, la Relazione ammette che in ben 1621 casi il dato non è stato rilevato.

Sul piano psichico la sindrome post-abortiva viene totalmente ignorata dalle Relazioni ministeriali e dal pensiero unico dominante. Vengono ignorate le sofferenze emotive, l'ansia, la depressione, il disturbo post traumatico da stress, l'abuso di sostanze, i comportamenti autolesionistici - fino al suicidio - e gli altri problemi di salute mentale - spesso gravi - connessi all'aborto.
Esiste poi una vera e propria omertà sul fatto che l'aborto può causare la morte. Solo negli USA circa 450 donne sono morte per aborto legale fino al 2015.

Da notare che i rischi di complicanze con la Ru 486 (quella che il Ministro Speranza vuol far prendere alle donne a casa, da sole) sono decuplicati rispetto all'aborto chirurgico. Solo in America sono morte 24 donne a seguito di aborto farmacologico. Ma per accertare che la morte sia stata causata dalla Ru 486 occorre un'autopsia, perciò questa cifra rappresenta solo la punta di un iceberg: le autopsie vengono eseguite solo quando c'è una denuncia penale relativa alla morte di una persona. E invece la maggior parte degli effetti avversi vengono rubricati sotto altra voce. Un'infezione, un'emorragia - anche fatale - possono essere attribuite ad altre cause o a cause ignote. A seguito di assunzione di Ru486, per di più, l'aborto con tutte le sue conseguenze, può facilmente passare per "spontaneo".

È veramente grave che di tutto questo non vengano informate le madri che chiedono di abortire. Come è grave che lo Stato non offra alle donne incinte in difficoltà un adeguato sostegno socio-economico. Si prospetta solo la "scelta" dell'aborto facile: la società si toglie ogni responsabilità e, dopo, la donna si ritroverà madre di un bambino morto, con gli stessi problemi economici e sociali che l'avevano spinta al tragico gesto.

Da ultimo, con la circolare del ministro Speranza che consente l'assunzione del mifepristone in regime di day hospital, l'aborto, con tutto il dolore fisico e lo stress emotivo e i rischi che esso comporta, avviene tra le pareti domestiche. Il 28 settembre tutti ricordano che l'aborto clandestino va - giustamente - biasimato: ma con il "metodo Speranza" si nega alle donne persino l'assistenza di una mammana.

info: provitaefamiglia.it

Ti potrebbe piacere anche

I più letti