Il Pd punta sui dissidenti Pdl. Ma con il fiato sospeso
Il Pd punta sui dissidenti Pdl. Ma con il fiato sospeso
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Il Pd punta sui dissidenti Pdl. Ma con il fiato sospeso

Alla vigilia del voto di fiducia su Letta, i democratici sperano nella scissione anti-Berlusconi

Un clima di grande attesa. E' quello che si respira in queste ore in casa Pd. I gruppi di Camera e Senato sono riuniti da ieri e questa sera alle 20 faranno il punto alla vigilia del voto di fiducia al governo Letta fissato per domani. Si comincia al Senato alle 9.30 con l'intervento del Presidente del Consiglio trasmesso in diretta tv. Seguiranno una discussione di due ore e mezza, la replica del premier e le eventuali dichiarazioni di voto. Alle 16 il passaggio alla Camera.

L'attenzione è tutta concentrata su quanto sta accadendo dentro il Pdl. C'è infatti la concreta possibilità che un numero consistente di senatori azzurri - oltre agli ex ministri che oggi hanno annunciato di avere intenzione di votare la fiducia - voltino le spalle a Silvio Berlusconi e diano vita a un gruppo autonomo. Si parla addirittura di oltre una trentina di transfughi che andrebbero a costituire un nuovo gruppo parlamentare: il Pdl-Ppe.

La maggioranza assoluta a Palazzo Madama è di 161 voti. Il Pd ne conta 107, a questi dovrebbero aggiungersi i 20 di Scelta Civica, 7 di Sel, 10 tra Psi e Autonomie, almeno 4 degli ex 5 Stelle e i 5 dei senatori a vita. Totale 153. Ma è possibile che i senatori grillini siano una ventina e in questo caso la somma farebbe 169. Una cifra già sufficiente alla fiducia ma che sarebbe destinata a ingrossarsi grazie ad almeno i 20 voti dei dissidenti del Pdl.

Enrico Letta ha posto come condizione alla prosecuzione del suo esecutivo una " fiducia larga". Ma quanti sarebbero i voti di scarto sufficienti per scongiurare le sue dimissioni? E cosa succederebbe se Silvio Berlusconi decidesse di fare "marcia indietro"? Il Pd ne rimarrebbe sicuramente spiazzato visto che sta ancora ragionando solo su un eventuale esecutivo sostenuto dai moderati del Pdl. L'ipotesi di ritrovarsi di nuovo con i falchi berlusconiani non è stata - come ha ammesso un deputato Pd - nemmeno presa in considerazione. Quel che è certo è che il Cavaliere ha ancora in mano l'arma per rompere le uova nel paniere di Letta al quale, fino a questo momento, sta riuscendo l'impresa che non era riuscita a Gianfranco Fini: quella di spaccargli il partito.

Ma c'è anche un altro scenario su cui i democratici stanno riflettendo, quello del voto di sfiducia. Ma sarebbe davvero un danno in chiave anti-berlusconiana? In teoria no. Letta sarebbe infatti costretto a dimettersi e Napolitano ad avviare le consultazioni. I tempi si allungherebbero fino alla chiusura dell'ultima finestra utile per votare - come vorrebbe proprio il Cavaliere - a fine novembre. La tentazione, a questo punto, potrebbe essere - ma siamo nel campo della fantapolitica - quella di far mancare, proprio da parte del Pd, i voti necessari a Letta per avere subito la fiducia. 

Sul fronte congressuale, l'assise resta confermata per l'8 dicembre. Con l'opzione di trasformare le primarie per la scelta del segretario in quelle per la premiership qualora, la mancata fiducia al governo, rendesse praticamente scontato il ritorno alle urne in primavera.

A quel punto si profilerebbe la sfida tra il premier e Matteo Renzi. Oggi Letta ha incontrato, tra gli altri, anche il sindaco di Firenze. Un colloquio cordiale, hanno riferito le agenzie di stampa. Di fatto sarebbe stato siglato un accordo che impegnerebbe il rottamatore a non mettere a rischio l'esecutivo fino al 2015 in cambio della segreteria nazionale.

E quando si tratterà di scegliere il candidato premier? Che direzione prenderanno le correnti interne orfane - almeno per ora - di un ex Ds tra i competitors? Pier Luigi Bersani ha già giurato su Letta. Ma Massimo D'Alema che farà?

Nodi ancora tutti da sciogliere mentre si pensa soprattutto a quello che succederà domani e tra due giorni quando, il 4 ottobre, la commissione per le immunità voterà la decadenza di Berlusconi che da metà ottobre, quando a esprimersi sarà il Senato, potrebbe perdere la sua immunità parlamentare. Ecco perché, fino all'ultimo minuto, tutto può ancora cambiare.

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