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Comune di Roma: tutti i dossier del sindaco Raggi

Dalle buche ai rifiuti, dagli asili nido alle partecipate: le questioni di cui il sindaco deve occuparsi oltre allo Stadio della Roma

Adesso che l'accordo tra Comune e società della Roma per la costruzione del nuovo stadio nell'area di Tor di Valle è stato raggiunto (anche se con uno strascico di polemiche per il massiccio taglio di cubature che esclude dal progetto sia le famose torri di Libeskind che infrastrutture come il prolungamento della metro b e rimanda al futuro quelle del ponte sul Tevere e la bretella sulla Roma-Fiumicino), il sindaco Virginia Raggi dovrà ora concentrarsi su una serie di dossier ben più importanti e urgenti. Ecco alcuni dei principali. [CLICCA SU AVANTI]

Mobilità e buche

Mentre sul sito istituzionale del Comune di Roma l'assessore alla Mobilità Linda Meleo informa che “a breve Roma avrà un nuovo servizio di scooter-sharing elettrico a flusso libero (senza postazioni fisse, n.d.r.)”, in città ancora non si è spenta l'eco delle polemiche per la decisione del sindaco Raggi di scendere in piazza con i tassisti mentre la città veniva messa a ferro e fuoco da frange violente di manifestanti. Una degenerazione della protesta contro l'emendamento Lanzillotta al Milleproroghe che rimanda alla fine dell'anno l'entrata in vigore di misure per contrastare l'abusivismo e regolare il servizio degli Ncc (Noleggio con conducente), da cui Raggi ha poi dovuto prendere le distanze. La questione, che è in mano al governo, non la riguarda direttamente ma la scelta di schierarsi dalla parte dei tassisti, che a giugno del 2016 la votarono in massa, contro centinaia di migliaia di cittadini rimasti a piedi per sei giorni ha suscitato molte critiche. Soprattutto alla luce della disastrata situazione del trasporto pubblico romano. Mentre Atac affonda in un buco da 400 milioni di debiti di Atac, Raggi ha battezzato l'arrivo di 150 nuovi autobus, acquistati già da Marino, rivendicandolo come un suo successo. Troppo poco. Come davvero troppo poche sono le 400 buche fatte riparare dall'inizio del suo mandato. L'annuncio ha provocato un misto di rabbia e ilarità tra i romani che si aspettavano e ancora si aspettano interventi ben più incisivi.

Raccolta differenziata

Nei giorni scorsi è stato siglato un protocollo d'intesa tra Roma Capitale, Ama a Assobioplastiche per “promuovere un sistema virtuoso di gestione dei rifiuti organici intervenendo sulla raccolta differenziata, su una corretta informazione e contrastando l'illegalità degli shopper di plastica che riguarda ancora circa il 60% di quelli in circolazione”. Inoltre dal 1 dicembre è partito il nuovo servizio a domicilio di rifiuti ingombranti. Per quanto riguarda il tema della differenziata, la sigla di un protocollo d'intesa dimostra che per vederne i risultati i romani dovranno ancora attendere. Mentre sulla raccolta dei rifiuti ingombranti, il nuovo servizio non sembra ad oggi in grado di assicurare risultati significativi. La città, infatti, si ritrova spesso invasa da lavatrici, water e materassi. Una piaga che non riguarda solo i quartieri periferici ma anche quelli centrali.

Risanamento di Ama

Per quanto poi riguarda il risanamento di Ama, l'assessore all’ambiente Pinuccia Montanari sta ancora lavorando a un nuovo piano industriale per rendere più efficiente la struttura dell'azienda e quindi il servizio e creare una nuova raccolta dei rifiuti basata su isole ecologiche condominiali riservate ai residenti, con cassonetti più piccoli e rimuovibili. Nel frattempo la città resta sporca. Lo spazzamento delle strade lascia molto a desiderare e i cassonetti sono quasi ovunque ricolmi di sacchetti dei rifiuti. Inoltre, le discariche delle province del Lazio che, dopo la chiusura di Malagrotta, accolgono i rifiuti di Roma sono arrivate al collasso e da giugno terminerà anche la possibilità di portarli all'estero. Senza una decisione da parte del Comune in merito agli impianti di raccolta e trattamento, potrebbe inoltre scattare una super multa da parte dell'Unione europea.

Piani di zona

Un tema bollente è quello degli sfratti. La questione non riguarda chi occupa abusivamente un immobile, pubblico o privato che sia, bensì un gruppo di famiglie di Tor Vergata residenti in stabili sorti su terreni di proprietà del Comune che in passato ha permesso ai privati di costruire in cambio di richieste d'affitto calmierate per venire incontro a famiglie non abbastanza indigenti da aver diritto a una casa popolare, ma nemmeno abbastanza ricche da potersi permettere di pagare un affitto a prezzo di mercato.

Recentemente gli stessi costruttori hanno preteso dagli inquilini del piano di zona Tor Vergata (a Roma si contano in tutto 120 PdZ) un aumento del prezzo in ragione di presunte migliorie apportate agli stabili. Questi ultimi, rifiutandosi, hanno innescato una richiesta di sfratto. Come racconta Tommaso Caldarelli sullo Zaino Verde, “La situazione è particolarmente complicata perché, dice la Cooperativa (di costruttori, ndr), 'ci sono le carte' che dimostrerebbero la fondatezza del proprio punto di vista; e ben di più, ci sarebbe una sentenza del Tribunale Civile a dar torto agli inquilini”. Fatto sta che la stragrande maggioranza degli inquilini di Tor Vergata si aspetta che, dopo averla votata, Virginia Raggi garantisca loro una soluzione. Ci aveva cominciato a lavorare l'ex assessore Paolo Berdini ma le sue dimissioni hanno lasciato la situazione in alto mare.

Nidi convenzionati

La rivolta che si è scatenata contro la prima bozza di delibera sugli asili nidi relativa al 2017-2018 ha costretto Virginia Raggi a fare marcia indietro. Prevedeva infatti che, al momento della presentazione della domanda d'iscrizione, i genitori indicassero come prime cinque preferenze esclusivamente strutture in gestione diretta. E solo come ultima opzione un nido convenzionato. Un provvedimento che non solo avrebbe limitato fortemente la possibilità delle famiglie di scegliere in base alle proprie esigenze, ma avrebbe anche mandato in crisi la rete dei circa 250 asili convenzionati romani che impiega in tutto duemila maestre, condannando al rischio chiusura molti di essi che da anni offrono un servizio d'eccellenza alla comunità e suppliscono alla carenza di posti nelle strutture comunali. Il preliminare di delibera è stato ora ritirato e nei prossimi giorni sarà presentato un nuovo bando, di cui però ancora non si conoscono i termini. Il sindaco ha dato rassicurazioni sulla sua intenzione di mantenere “una gestione integrata tra pubblico e privato”. Tuttavia il coordinamento dei nidi convenzionati ancora non si fida e resta sul piede di guerra. Lamenta il fatto di non essere stata coinvolta nei tavoli di lavoro e che, nonostante le promesse elettorali, non sia stato ancora presentato “alcun programma per rilanciare le politiche educative per l'infanzia.

Delibera 140 e patrimonio

Nel 2015 l'allora giunta guidata da Ignazio Marino licenziò una famosa delibera, nota come la 140, che serviva a definire le linee guida per il riordino del patrimonio immobiliare in concessione, in tutto circa 860 immobili. Fino alla stretta imposta dal commissario Tronca, che ha fatto partire una serie di sgomberi, questi stabili sono stati occupati, anche senza contratto d'affitto o in cambio di cifre spesso irrisorie, da enti e associazioni ai quali il Comune di Roma riconosceva un valore sociale e culturale per la città. Lo scandalo Affittopoli ha portato alla luce numerosi casi in cui il fine sociale o culturale dei beneficiari degli immobili aveva ceduto il passo ad attività propriamente commerciali.

In un post del 4 marzo del 2016 il gruppo consiliare del Movimento 5 Stelle, di cui faceva parte anche l'attuale sindaco Virginia Raggi, definì la delibera 140 come lo strumento attraverso il quale “il Comune di Roma voglia indiscriminatamente fare cassa, senza tenere conto dell'utilizzo che si sta facendo di queste strutture”. Da qui la richiesta di “una moratoria che permetta di rivendicare gli spazi sociali” al fine di avviare un riconoscimento degli stessi “come luoghi dove si pratica l'uso comune degli spazi comuni”. Gli sfratti, tuttavia, sono continuati anche dopo la vittoria dei 5 Stelle alle scorse amministrative e nonostante la nuova delibera del gennaio 2017, che rivede la 140 di Marino, al momento gli sgomberi in programma sono già 113. Inoltre molte delle associazioni che vorrebbero partecipare al primo bando di riassegnazione post-Affittopoli, non condividono molti dei punti del nuovo regolamento. In particolare quello che esclude dalla partecipazione chi, già in passato concessionario, ha debiti ancora da saldare e non ha mai sottoscritto un regolare contratto con il Comune, in molti casi per l'inerzia dello stesso Ente pubblico.

Partecipate

Uno dei motivi per cui alla fine del dicembre scorso l'Oref, l'organo di revisione dei conti capitolini, bocciò il bilancio previsionale messo a punto dall'assessore Andrea Mazzillo fu che non trovavano riscontro “le raccomandazioni del Mef e le previsioni del piano di rientro in riferimento alla razionalizzazione e/o alienazione delle partecipazioni in society che non svolgono attività per il raggiungimento di fini istituzionali dell'Ente”. Tradotto: non c'era ancora un piano per dismettere le quote del Comune in società partecipate che non svolgono attività di interesse pubblico e per risanare quelle, a cominciare da Atac e Ama, gravate da un deficit di 823 milioni di euro. Come annunciato allora dallo stesso responsabile del bilancio “l'amministrazione capitolina sta implementando una serie di azioni per il recupero dell'evasione e il miglioramento dell'efficienza in tutte le partecipate con l'obiettivo di reperire nel patrimonio comunale le risorse necessarie per risanare il bilancio e finanziare gli investimenti del parco mezzi e delle infrastrutture”.

Dopo aver chiesto all'ex premier Matteo Renzi di avere i soldi destinati alle Olimpiadi negate, Raggi ha chiamato in causa il governo guidato da Paolo Gentiloni affinché a Roma siano garantite le risorse necessarie. Pochi giorni fa l'assessore alle Partecipate Massimo Colomban ha annunciato un mega piano di “accorpamento e dismissione delle 32 partecipate comunali con l'obbiettivo di portarle a una decina nell'arco di uno o due anni”. Sforzo ambizioso che, con ogni probabilità, incontrerà forti resistenze anche dal momento che sono in tutto ben 24mila i lavoratori coinvolti nelle società interessate. Rischiano infatti il licenziamento i dipendenti di quelle destinate alla liquidazione come, ad esempio, Farmacap, Multiservizi e Centro agroalimentare.

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