Cold case all'italiana. Quei delitti risolti molti anni dopo
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Cold case all'italiana. Quei delitti risolti molti anni dopo
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Cold case all'italiana. Quei delitti risolti molti anni dopo

L'ultimo caso è quello di Lidia Macchi. Ma ci sono stati anche l'Olgiata e Bruno Caccia. E ora si riapre anche il fascicolo della strage del Circeo

Fino a questa mattina, era l’ultimo cold case risolto. Al caso del procuratore Bruno Caccia, infatti, è stata messa la parola “fine”, dopo 35 anni, solamente lo scorso 22 dicembre quando gli uomini della Squadra mobile di Torino hanno arrestato uno dei presunti assassini del procuratore, freddato sotto la sua abitazione nel giugno del 1983 a Torino.

Alberica Filo della Torre, o meglio conosciuto come il delitto dell’Olgiata, Bruno Caccia, e Lidia Macchi, sono i tre grandi gialli italiani ad aver trovato una soluzione, in questi ultimi mesi, dopo decenni di indagini.

L'omicidio di Bruno Caccia

Il panettiere di origini calabresi, Rocco Schirripa, arrestato oggi dopo 32 anni dal delitto Caccia ansa foto

Per l'omicidio Caccia era stato condannato all'ergastolo il mandante, Domenico Belfiore che, solo pochi mesi fa, era uscito di prigione per motivi di salute. Non era mai stato individuato, però, colui che aveva premuto il grilletto.

Con uno stratagemma e durante un'intercettazione ambientale, gli investigatori riescono a far "parlare" le persone coinvolte. Solo così, riescono ad individuare l'esecutore materiale dell'omicidio Caccia. Infine le prove e i riscontri scientifici hanno confermato ciò che emerso dalle indagini, permettendo l'arresto di Rocco Schirripa, un panettiere di 62 anni di origini calabresi ormai residente nel capoluogo piemontese.

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Il delitto dell'Olgiata

delitto-olgiata Un carabiniere mostra la foto di Wiston Manuel Reves, arrestato per l'omicidio della contessa Alberica Filo della Torre, uccisa a Roma il 10 luglio del 1991 nel quartiere dell'Olgiata a Roma ANSA/CLAUDIO PERI Ansa

Il nome e il cognome dell’assassino della contessa Alberica Filo della Torre, massacrata nella sua bellissima villa dell’Olgiata, nel giugno del 1991, viene scoperto 20 anni dopo. In questi due decenni vengono seguite numerose piste compresa quella che porta a dei fondi neri dei Servizi Segreti, ma una macchia piccolissima di sangue su uno degli indumenti ritrovati sul luogo del delitto, svela il nome dell’assassino: filippino Manuel Winston, il domestico della contessa. Sono stati i carabinieri del Comando provinciale di Roma e gli uomini del Ris, a mettere fine a questo giallo.

Lidia Macchi

Nella foto d'archivio, Lidia Macchi, la studentessa scomparsa e poi trovata morta, Varese, 7 gennaio 1987. Ansa/Olpix Ansa

Questa mattina la svolta , grazie alle ultime tecniche scientifiche investigative , anche su un altro caso che aveva fatto inorridire non solo il varesotto ma l’Italia intera: l’assassinio di Lidia Macchi. Lidia quando fu violentata e massacrata con 29 coltellate aveva solo 21 anni. Uscì di casa, 29 anni fa, il 5 gennaio 1987 e non vi fece più ritorno. L’ultima conversazione scambiata con i genitori fu quella nella quale spiegava che sarebbe andata a trovare una sua amica ricoverata in ospedale , in un paesino poco distante. Il suo corpo straziato, fu ritrovato dopo due giorni da un gruppo di amici coinvolti dai genitori nelle ricerche.

A condurre, dopo tre decenni, all’assassino una perizia calligrafica su una lettera che proprio l’assassino inviò alla famiglia il giorno del funerale. Una lettera inquietante dove, a tratti si descriveva l’omicidio stesso. Per quel brutale assassinio , oggi è finito in carcere il suo ex compagno di liceo, Stefano Binda.

- LEGGI ANCHE: Delitto Macchi, dopo 29 anni la svolta

La strage del Circeo

andrea-ghira Andrea Ghira in una foto del 1975 Ansa

La procura di Roma ha disposto la nuova riesumazione anche dei resti di Andrea Ghira per verificare, alla luce delle più aggiornate e sofisticate tecnologie, se si tratti con assoluta certezza proprio di lui, uno degli assassini del Circeo. Gli esami del dna eseguiti nel 2005, infatti, si conclusero con la dichiarazione che i resti erano, con buona approssimazione, di Andrea Ghira.

Ora, con le nuove tecniche scientifiche, sarà possibile stabilire senza ombra di dubbio se l'uomo sepolto nel cimitero di Melilla, enclave spagnola in Marocco, è proprio del massacratore che assieme a Angelo Izzo e Gianni Guido, nella villa di famiglia al mare sequestrarono, tentarono di violentare e torturano due donne: Donatella Colasanti e Rosaria Lopez la notte tra il 29 e il 30 settembre 1975.

A seguito di questa vicenda Ghira viene condannato all'ergastolo in contumacia rimanendo per oltre 30 anni latitante. Il suo nome rispunta fuori nell'ottobre del 2005 quando il suo corpo viene trovato in un cimitero in una enclave spagnola in Marocco. L'uomo sarebbe morto nel '94 in Spagna. La sua sepoltura, avvenuta sotto il falso nome di Massimiliano Testa, fu fatta in un cimitero comunale a Melilla. Secondo quanto ricostruito, Ghira si arruolò nella legione straniera.

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