La Cina, i piccioni, le Olimpiadi degli uccelli
La Cina, i piccioni, le Olimpiadi degli uccelli
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La Cina, i piccioni, le Olimpiadi degli uccelli

C'è addirittura chi paga decine di migliaia di euro pur di assicurarsi il piccione favorito per la medaglia d'oro

Cosa ci fanno due gabbie per uccelli appese a un'asta nel bel mezzo di un parco? E per quale motivo due cinesi anziani chiacchierano di fronte a una catasta di gabbie per piccoli piccioni? I primi sono stati portati "a fare una passeggiata", i secondi sono la versione fuori moda dei moderni "pigeon-sitters".

Le foto di questa settimana confermano il grande amore dei cinesi per i volatili. Non solo perché la maggior parte di loro è associata a (potenziali) deliziose prelibatezze, ma anche perché in una nazione in cui lo spazio è poco, canarini, piccioni e pappagalli sono spesso l'unico animale domestico che una famiglia può permettersi.

Se vi è capitato di passeggiare nei quartieri "storici" delle metropoli cinesi, soprattutto a Macao, avrete certamente notato che finestre e balconi sono protetti da inferriate. Utili non tanto per difendersi dai ladri, quanto per permettere a chi ci abita di lasciare che i loro inseparabili amici volanti possano muoversi in casa senza correre il rischio di vederli scappare da una finestra.

Nei parchi, invece, non è raro imbattersi in appositi "appoggi per gabbie". Utili, a detta dei cinesi, per permettere agli uccelli domestici di socializzare con i loro simili rinchiusi nelle gabbie vicine. O in veri e propri pigeon-sitters, che si occupano degli uccelli quando i proprietari sono al lavoro.

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Per quanto bizzarro possa sembrare, nella Cina del Terzo Millennio, i piccioni sono molto più gettonati di passeri e pappagalli. Soprattutto da quando è scoppiato il business delle "Olimpiadi". I combattimenti tra animali sono sempre piaciuti moltissimo ai cinesi. Ai tempi di Mao Zedong andavano di moda gli incontri di cavallette, sostituite prima dai galli e poi dai cani, che a loro volta hanno ceduto il testimone ai piccioni. Riabilitati dopo gli anni della Rivoluzione Culturale, durante i quali erano stati sterminati in quanto "simboli del capitalismo". E che invece di azzuffarsi in combattimenti spesso mortali, partecipano a gare sportive meno sanguinose e ugualmente avvincenti.

L'ultima competizione di "mezzo fondo" (più di cinquecento chilometri di volo da Linyi, nella provincia dello Shandong, a Shanghai) se l'è aggiudicata Wang Qiang, volando a una media di circa 1.250 metri al minuto. L'associazione dei piccioni da combattimento di Shanghai, ad esempio, conta oggi 9.000 iscritti, proprietari di un totale di 370mila uccelli. Trattati come atleti e, in quanto tali, acquistati a cifre inimmaginabili per i non specialisti del settore: anche 150mila euro per esemplare.

Ai tempi della dinastia Ming (1368-1644) a un piccione sulla carta così valoroso sarebbe stato affidato un ruolo chiave nell'esercito dell'imperatore. Oggi chi può permettersi di spendere questa cifra per un animale domestico lo considera, di fatto, un investimento vantaggioso. Quindi lo "aiuta" a riprodursi, per poi vendere i piccoli a cinesi che, non potendo permettersi di spendere centinaia di migliaia di euro per un pennuto d'importazione, sono comunque disposti a indebitarsi per impossessarsi di un "figlio d'arte" e sfruttarne il nome per farsi accettare in uno dei Club per volatili più esclusivi del paese. O al governo, che già dispone di un gruppo di 10mila piccioni riservisti, pronti a mettersi al servizio dello stato in una guerra in cui le tecnologie moderne diventassero, per un motivo o per l'altro, inutilizzabili.

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